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Red Tails: il coraggio non ha colore.

Di solito ho paura dei film “basati su storie vere”. Ho paura quando raccontano la verità, perché vuol dire che certe cose sono davvero accadute, ed ho paura quando sono sporcati di finzione, perché alterano la storia ed è un crimine crudele. Senza conoscere la realtà degli avvenimenti, non possiamo imparare da ciò che è stato…e riduciamo così la storia a semplice passato inutile ed inerte. Questo film è stata per me è un’eccezione. Mi ha toccata profondamente proprio perché basato su fatti veramente accaduti. Odio la guerra e la violenza con ogni parte del mio cuore, tuttavia questo non mi impedisce di rendere omaggio a coloro che hanno rischiato la loro vita per un’ideale di libertà.

68992Red Tails (2012) racconta alcune vicende del 99° squadrone combattente dell’aviazione militare americana che combatté durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale nei cieli sopra il nostro Mediterraneo. Il Tuskegee Airmen fu un reparto di piloti di caccia espressamente voluto dal presidente Roosevelt che si distinse per le missioni riuscite, per la minima percentuale di perdite subite e per la bravura e l’affiatamento dei suoi membri. La cosa straordinaria di questo squadrone è che alla guida di quei caccia “coda rossa” – da qui il soprannome “Red Tails” – vi erano solo piloti di colore, “nigger” come venivano chiamati allora. Il film racconta la lotta di questo gruppo di uomini che dovettero combattere per combattere, provando missione dopo missione di non essere inferiori agli altri soldati né in abilità né in coraggio. Il Tuskegee Airmen dovette affrontare due guerre: una in aria contro gli aerei tedeschi, l’altra a terra contro la sfiducia degli alti gradi di comando dell’aviazione americana e contro il disprezzo e la discriminazione degli altri piloti americani “bianchi”. Report dopo report riuscirono a guadagnarsi il rispetto e l’onore che meritavano in una nazione ancora piagata dal più duro razzismo. Oltre all’esagerata reputazione di essere praticamente invincibili – per anni si è creduto che nessun bombardiere scortato dal Tuskegee Airman fosse stato abbattuto – questo coraggioso reparto di americani, inclusi i 66 piloti caduti in combattimento, hanno guadagnato riconoscimenti e medaglie al valore, tra cui nel 2007 la Medaglia d’Oro del Congresso.

Il razzismo è ancora insito nella maggioranza dei cuori della gente di ogni paese, ed il suo fuoco si risveglia particolarmente quando si tratta di persone di colore. Così è stato per secoli, nonostante ci sia sempre stato chi si è battuto per cambiare le cose, e purtroppo così continuerà ad essere. Tuttavia film come questi fanno bene a chi di noi possiede ancora una coscienza sensibile ed un cuore da toccare. Erano soldati..hanno ucciso come i loro nemici e togliere vite è sempre da disprezzare. Non sono i soldati, né i piloti né gli americani che ho guardato in questo film…ma gli uomini, che hanno dovuto guadagnarsi il diritto di combattere per ciò in cui credevano. Diritto garantito automaticamente agli altri ma ostacolato e infine concesso con denti stretti a loro perché di pelle scura.

E’ un film fatto molto bene, realistico e reale, interpretato da un team di attori che sentivano ciò che stavano recitando. Nella trama c’è anche una piccola storia d’amore, tra un’italiana ed uno dei piloti del Tuskegee. Un’amore di guerra, tra persone diverse che neppure comprendono le rispettive lingue ma che comunicano ai rispettivi cuori. Bravi David Oyelowo e Daniela Ruah…ma niente possono i loro personaggi contro il fuoco della guerra. Andando su terreni meno tragici e profondi, i ragazzi dello squadrone sono personaggi divertenti, giovani scapestrati; le scene d’azione ed i combattimenti in volo sono appassionanti e ben girate. Sono riuscita a seguirle persino io che di solito nei film di guerra non ci capisco niente.

Il cast, quasi interamente composto da attori di colore, include: Cuba Gooding Jr, Terrence Howard, Ne-Yo, Elijah Kelley, Tristan Wilds, Nate Parker e Kevin Phillips. Altri soldati americani sono stati interpretati da Robert Kazinsky, Bryan Cranston e Gerald McRaney.

Ancora purtroppo non è ancora arrivato in Italia, ma se avete modo guardatelo.

P.s. Era stato già fatto un altro film sulla storia delle Red Tails nel 1995, che non ho ancora avuto occasione di vedere. Se qualcuno di voi lo avesse già visto, fatemi sapere cosa ne pensate.

Di seguito qualche foto del vero Tuskegee Airmen.

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Di come il razzismo continua a piagare anche i paesi “civilizzati”

kyengeIn parte per motivi personali, in parte religiosi ed in parte per pura etica sociale, sono molto sensibile alla tematica del razzismo, in particolare contro il popolo di colore, che già ha subìto abbastanza dalla storia senza che noi ci mettiamo oggi a rincarare la dose. Invece purtroppo se ne continuano a vedere manifestazioni ad ogni grado della società e non solo nel nostro paese, che da questo punto di vista non è certo tra i piu civilizzati ( perché lo è in qualcosa?). Sono rimasta totalmente inorridita dalle offese lanciate alla ministra Kyenge da parte di leader di partiti del Parlamento italiano, esattamente come sono stata sconcertata – o forse lo sono stata più in questo caso – dallo scandalo scatenato a giugno in Inghilterra dal matrimonio tra il futuro marchese di Bath, Ceawlin Thynn, ed Emma McQuinston, 27enne nata e cresciuta in Inghilterra figlia di un magnate del petrolio. Fin qui niente di strano, è passato ormai il tempo in cui la casa reale o l’aristocrazia si stupivano – o peggio – di matrimoni con la borghesia, seppur ricca. Oggi va ormai di moda, ma non se il padre della sposa oltre ad essere ricco sfondato, che fa tutto sommato sempre comodo ad un nobile in decadenza, è anche nigeriano.

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Emma è stata la prima marchesa nera della storia del Regno Unito…costretta però ad un matrimonio senza suoceri, che hanno manifestato il loro dissappunto non partecipando alla cerimonia ma andando alle nozze di un giocatore di polo. Dico io, ma quello è tuo figlio! E siamo nel XXI secolo. E vi siete approfittati delle donne di colore per secoli sfornando sfilze di figli illegittimi color caffellatte. Che ipocrisia, anche per me che simpatizzo con la nobiltà in generale. In un paese, oltretutto, libero, multiculturale, di mente aperta e “civile” come l’Inghilterra è considerata da sempre. In effetti, tuttavia, a sapere tutto non c’è da stupirsi: nella prestigiosa Università di Oxford hanno ottenuto accesso solo 27 studenti di colore (compresi i caraibici e gli appartenenti ad altre etnie, ha voluto specificare l’ufficio stampa dell’ateneo) su un totale di 2’653. Vera democrazia.
Ma la cosa peggiore deve venire. La scusa ufficiale portata dal capofamiglia Marchese di Bath per la propria assenza è stata….che il figlio aveva rimosso dalla storica magione dei Thynn dei dipinti erotici molto apprezzati dal padre. Cioè,  in pratica il povero Ceawlin ha sbagliato a rimuovere delle schifezze porno dai muri dove dovranno crescere i suoi bambini. Doveva lasciare le scene erotiche in sala da pranzo ma fare in modo che i figli avessero la pelle candida come la mozzarella. Non ho parole. E soprattutto non voglio commentare il fatto che a dare scandalo non sia stato il comportamento terrificantemente irrispettoso ed immorale del Marchese senior, ma il colore della pelle della nuora.
Che schifo.
706x410q70brooks on madiba and obamaPraticamente tutto il mondo si è riempito per settimane la bocca, a questo punto senza coscienza, di elogi alla lotta compiuta da Madiba. Per carità, Nelson Mandela è stato fondamentale per i diritti della “razza” nera, che almeno ufficialmente nei paesi civilizzati ha ottenuto una (semi)parità di diritti appunto, anche se forse non di opportunità; ma purtroppo non è riuscito a cambiare la testa bacata della gente, che non si è ancora resa conto che la razza è una sola, quella umana, che non si può esemplificare un’intero popolo per quei tre o quattro delinquenti che creano problemi nelle nostre città (perché i bianchi non lo fanno vero), e che non ha visto – evidentemente – il colore della pelle di uno degli uomini più importanti e influenti della scena mondiale, un certo Barack Obama.

Irene