In Your Eyes: romanticismo e fantascienza al Tribeca Film Festival

Gli anglofoni lo definirebbero “paranormal romance”; per quanto mi riguarda è un genere tutto nuovo quello sperimentato dal regista Brin Hill in questo film, presentato ufficialmente al Tribeca Film Festival di quest’anno,  e da allora distribuito autonomamente online a confermarne l’originalità.

I due attori protagonisti, Zoe Kazan e Michael Stahl-David, ci raccontano la straordinaria relazione che si instaura tra Rebecca, moglie depressa e svuotata di un importante medico del New Hampshire, e Dylan che vive in un disordinato container in mezzo al deserto del New Mexico che cerca di non farsi ri-coinvolgere nella sua precedente vita da delinquente. Entrambi soli, questi due estranei che vivono ai due antipodi degli States scoprono, innamorandosi, di essere ancora capaci di dare amore e di migliorare sé stessi. Fin qui niente di strano per un film romantico, se non fosse che i due giovani sono legati da una speciale simbiosi “paranormale”, che nel film rimane inspiegata, per cui possono vedere con gli occhi dell’altro e percepire le reciproche sensazioni fisiche pur trovandosi a migliaia di chilometri di distanza. Dapprima spaventati e incerti su come gestire questa strana relazione, alla fine impareranno a conoscersi tanto a fondo da diventare inseparabili e insieme affronteranno le dure prove inflitte loro da un mondo esterno che non li comprende.

Premettendo che solitamente non sono una grande amante dei film fantascientifici, questo mi ha totalmente rapita. L’ho trovato un modo originale di reinterpretare gli ormai banali concetti di “relazioni a distanza”, “anime gemelle” e “storie d’amore sofferte”. Non essendo un’esperta azzarderei di presunzione dicendo che l’idea è innovativa, perché non so se prima d’ora sia stato mai portato questo particolare tipo di fanta-alchimia sullo schermo. In ogni caso, a me il film è piaciuto molto perché l’ho trovato molto equilibrato e proporzionato. Non ci sono grandi colpi di scena, tranne forse il coup-de-theatre del finale, ma il ritmo non è soporifero; le scene sono egualmente distribuite tra i due piani narrativi; l’anormalità della storia d’amore è compensata dalla normalità che si insinua nella loro privata quotidianità. Una cosa molto bella del film è che c’è un dolce bilanciamento di sentimenti: vi troviamo tenerezza, affetto, desiderio, paura, tristezza, umorismo, euforia e disperazione. Ho apprezzato molto anche il fatto che non siano stati scelti grandi attori per i ruoli principali, perché credo che avrebbe sporcato la recitazione di banalità e distolto l’attenzione dalla trama che regge bene anche da sé. Non famosissimi ma molto espressivi i due attori protagonisti, che regalano un’interpretazione profonda e un sapore di realtà con i loro volti da non belloni di Hollywood.

Consigliatissimo!

P.S. per il momento temo sia reperibile solo in lingua inglese, che è comunque pronunciato in modo facilmente comprensibile anche da chi non conosce la lingua alla perfezione. Altrimenti bisognerà aspettare il 2015, se si degneranno di doppiarlo.

A presto,

I

Annunci

I segreti di borgo Larici: anche no!

Brevissimo post di recensione della nuova serie tv in costume firmata Canale5: breve quanto poco meritevole di attenzione è il soggetto. Partiamo dal presupposto che l’idea non era male, anche se un po’ scopiazzata dalla britannica Downton Abbey – che come sapete amo molto ed alla quale Borgo Larici non lega neanche le scarpe. Un borgo industriale torinese dei primi anni Venti, l’alto borghese famiglia proprietaria del borgo con i suoi segreti, un rampollo affascinante che cerca di scoprire la verità e la sirena della fabbrica di filati che scandisce il tempo della gente comune nel tempo delle prime avvisaglie di scioperi e rivolte operaie. Poteva non essere male…se non fosse stata surclassata a mediocre e scialba fiction all’italiana in odore di soap opera. Già il cast misto italiano e sudamericano mi ha fatta ammoscare, poi la prima puntata ha compiuto l’opera. Il giovane, attraente e gentile Francesco Sormani, futuro proprietario del borgo, non fa in tempo ad entrare in scena che già si innamora dell’intelligente – e totalmente insipida – maestra della scuola, orfana di madre che si occupa anche di padre e fratello, operai in fabbrica. Non solo, ma si mette anche contro la famiglia difendendo lei stessa ed il fratello di lei, che si è messo nei guai gridando allo sciopero socialista e picchiando il capofabbrica. E non è tutto. Poche scene dopo la maestrina ringrazia il padrone con un bacio in bocca. Ma dico vi pare normale??? Negli anni Venti??? E ovviamente due minuti dopo lui è a letto nudo insieme alla fidanzata, impersonata dalla bionda attrice colombiana Nathalie Rapti Gomez, che pensa alla scialba e povera Anita.

Santo cielo, va bene che ormai non si può scrivere niente senza che ci sia qualche drammone sentimentale perché sennò il pubblico ti ignora, ma almeno potevano aspettare un po’ e lasciare che la storia si sviluppasse, che non succedesse tutto in modo così ovvio e banale da risultare sgradevole. E poi le storie d’amore si possono trattare anche senza scene gocciolanti di melassa, inquadrature ad effetto e mani che si incontrano inavvertitamente per raccogliere un fazzoletto caduto. In questo gli inglesi sono maestri, secondo me. E guardate che la passione e la carica emotiva non ne perdono, anzi!

Insomma…a me è passata la voglia di guardare la seconda puntata, nonostante la bellezza, il fascino e tutto sommato anche la bravura di Giulio Berruti…unica nota positiva che sono riuscita a trovare.
In caso vi avesse sortito diverso effetto, fateci sapere le vostre opinioni!!!

Flop italiano per la pluripremiata serie record “Downton Abbey”: inaccettabile! Ma perché?

Giovedì pomeriggio sono arrivata a casa tutta pimpante, sicura che ad allietare la mia serata dedicata a stirare ci sarebbe stata la mia serie tv preferita, Downton Abbey. Immaginate quindi il mio disappunto quando arrivo a consultare la guida tv su internet e scopro che quella di giovedì scorso era l’ultima puntata! La tristezza di dover aspettare un altro anno per poter godere di nuovo della compagnia degli abitanti di Downton, che ormai sono per me diventati “amici” come spesso succede con le serie tv abbastanza lunghe e molto ben scritte, dicevo la tristezza si è unita al panico quando mi sono chiesta “E ORA COSA ACCIDENTI GUARDO DURANTE LE NOIOSE ORE DI STIRO CHE MI ATTENDONO???”

Downton-Abbey-season-3-cast

Come ho scritto anche nel post dedicato particolarmente a Michelle Dockery – che interpreta appunto uno dei personaggi femminili principali, Lady Mary Crawley – ho sviluppato una sorta di affetto e tenerezza per le “donne di Downton”, fatta eccezione per Miss O’Brien, ed anche nei confronti degli uomini si è creata come una specie di familiarità come difficilmente mi è accaduto in serie tv prima di questa. Forse è l’atmosfera domestica di cui è stata volutamente profumata l’intera serie, forse sono i personaggi nitidi e caratteristici che vi si muovono, forse è l’ottima regia o forse è il clima british che la avvolge…fatto sta che vi sono legata in modo particolare e piacevole. E non vedo l’ora di poter vedere anche sulla tv italiana la 4° serie. Speriamo che gli sviluppatori del palinsesto televisivo di Rete4 mantengano la parola e mandino in onda anche la prossima stagione, nonostante il basso share guadagnato con le ultime puntate della terza.  A questo proposito vorrei spendere due parole.

Sia sul web che sui giornali si è fatta molta discussione, a volte sfociata in polemica, sulle ragioni che hanno fatto registrare una così notevole discrepanza nel numero degli spettatori italiani, inglesi ed americani. Qualche numero? 10.200.000 spettatori negli Stati Uniti. 11.000.000 in Inghilterra e solo 860.000 in Italia. Non è certamente una differenza da poco. Le cause? Si è detto che la colpa è stata della rete scelta per la messa in onda – Rete4 avrebbe una linea tematica di palinsesto troppo confusa e un’importanza inferiore rispetto ad altre reti, sia mediaset che Rai – e dell’eccessiva quantità di pubblicità dalla quale la serie sarebbe stata danneggiata per quanto riguarda, appunto, il numero di spettatori. Secondo me? Tutte cavolate. O meglio, è vero che Rete4 manda in onda Downton Abbey al pari di Tempesta d’amore o Segreto, che sono soap opera di bassa lega in confronto ad una serie storica di alto livello, ma non credo affatto che sia questa la ragione principale che ha allontanato gli italiani da questa terza serie di DA. Anche se alcuni errori nella trasmissione sui canali italiani sono stati fatti.  I veri appassionati di Downton Abbey (come anche di altre serie inglesi “di qualità”, Sherlock ad esempio) non vogliono aspettare i lunghi tempi del “viaggio oltremanica”, che in genere richiede circa un anno, e guardano la serie tv direttamente in lingua originale grazie ai numerosi siti di streaming online. Come dar loro torto? In Italia per mandare in onda due episodi nella stessa sera hanno persino tagliato scene e dialoghi della regia originale: assurdo!

downton-season3Io credo, comunque, che purtroppo il problema sia principalmente da ricercare in ambito sociale e culturale. Gli italiani sono abituati a concepire il guardare la televisione esclusivamente come momento di svago e distrazione mentale durante il quale NON SI VUOLE essere costretti a ragionare troppo, a trattare argomenti profondi. La maggioranza non tiene neanche conto della qualità di ciò che vede, che si tratti della regia, della recitazione o della sceneggiatura. E quindi vanno per la maggiore fiction e soap opera in cui il massimo livello di attenzione richiesta è per ricordarsi chi è andato a letto con chi o le varie parentele dei personaggi. Vista in quest’ottica, Downton Abbey è certamente troppo impegnativo: richiede un richiamo storico; necessita una mente ricettiva alle problematiche e dinamiche sociali politiche ed economiche – oltre che familiari – che costituiscono la trama stessa della serie; avendo dietro un’elevata qualità sia del cast tecnico che di quello artistico, si è costretti ad alzare anche la qualità della nostra attenzione e della presenza con cui la guardiamo, partecipando mentalmente più che subirla in modo passivo. Insomma…tutto molto complicato, troppo per l’italiano medio che sta stravaccato sul divano a fare zapping. Purtroppo si è rivelata essere una sorta di serie tv “di nicchia”, che richiede un livello di istruzione e di cultura in cui l’Italia non vuole impegnarsi.

_52896765_012045635-1Considerati gli ascolti ottenuti in America – in cui non è che l’ignoranza sia proprio inesistente! – e nel Regno Unito, risulta evidente che il problema non sta nella serie stessa…ma nel pubblico al quale la si propone.

Se davvero la mia analisi fosse giusta, allora dovremmo porci il problema che il popolo italiano stia diventando ancora meno civile di quanto pensassimo. E temo di non esserci andata troppo lontano, visto che fonti ben più competenti in materia di me sono giunte alle stesse conclusioni.

“Sapevamo che era un prodotto difficile perché parla alla testa e non alla pancia”, ha detto il direttore di Rete 4 Giuseppe Feyles. Punteggiato da una sceneggiatura scritta magistralmente daJulian Fellowes, sul filo di una rievocazione attenta della tarda epoca edoardiana, screziato da interpretazioni misurate su cui spicca quella potente e tagliente di Maggie Smith, Downton Abbeyè un prodotto raffinato e per certi versi sofisticato, distante da sceneggiati che hanno avuto recente successo in tv come Le tre rose di Eva. Che davvero, come qualcuno in Rete ha osato dire, gli italiani non siano capaci di apprezzare la bellezza e che si “meritino” intrattenimento più leggero e semplice stile Cesaroni e cinepanettoni?
Noi, dal nostro canto, siamo sempre dalla parte di chi punta sulla qualità, anche se non è premiato dallo share. Su Downton Abbey Feyles ha aggiunto: “Tanta bellezza è un messaggio per la nostra società, che è sciatta: quella era una società dove la cura della casa e delle persone – rispettate sia upstairs che downstairs – è centrale”.

( CULTURA.PANORAMA.IT )

“Mentre questo dramma attraente continua, la nostra audience ha atteso con impazienza questa nuova stagione per vedere cosa accadrà agli amati personaggi”, ha dichiarato il presidente e amministratore delegato di Pbs, Paula Kerger. “Sono così felice che milioni di spettatori siano tornati sulle stazioni locali di Pbs [per vedere] ‘Downton Abbey’ in ciò che è diventata una tradizione post-vacanze” natalizie, ha continuato. “Sono felice che gli intrighi della famiglia Crawley continuino a sedurre gli spettatori”, ha aggiunto Rebecca Eaton, produttrice esecutiva di Masterpiece, la divisione di Pbs dedicata a programmi “capolavori” tra cui Downton Abbey e Jane Eyre. L’autore Julian Fellowes “ha scritto ogni parola delle quattro stagioni di ‘Downton’ e gli lancio un bouquet enorme a nome degli americani”, ha concluso.

( L’INTERNAZIONALE)

“Che invidia quando vedi una serie così” commenta lo sceneggiatore Sandro Petraglia “curata nei minimi dettagli, dai costumi ai dialoghi, scritta benissimo, diretta con mano sicura, con una fattura superba. Costosissima. Il cast è azzeccato dal più piccolo dei personaggi, è facile scegliere un protagonista bravo, ma in Downton Abbey è grande anche l’ultima comparsa. Allora perché così poco pubblico in Italia? Un prodotto così è destinato a un canale tematico: forse chi segue Retequattro non si affeziona”.
Anche secondo Freccero “il problema riguarda l’estetica, il gusto del pubblico”. “Mediaset” spiega “offre in prima serata Il segreto, una brutta telenovela spagnola, è il romanzo d’appendice, non un romanzo. E Retequattro fa il tris: ripropone nella stessa serata Il segreto Tempesta d’amore e poi Downton Abbey: chi segue Il segreto può apprezzare la scrittura raffinata di Fellowes? E vogliamo parlare della fiction italiana? È disastrosa. Siamo sempre dentro Don Matteo e non apriamo il capitolo su Gli anni spezzati o Un matrimonio. In Rai sarà rimasto qualcuno di sinistra? Siamo nelle mani della Tarantola, ma cosa fanno i consiglieri”?

( REPUBBLICA.IT )

Certamente l’aspetto culturale rappresenta un primo punto di partenza per illustrare le differenze tra noi italiani e gli utenti americani, i quali hanno potuto assistere con maggiore attenzione alle vicende della serie, anche per via del “complesso verso gli inglesi”, come sottolineato anche da Carlo Freccero. Se in Italia siamo abituati a vedere le fiction in costume in chiave melodrammatica (come il caso della soap opera Il Segreto), sicuramente non saremo in grado di apprezzare la maggiore complessità che si nasconde invece dietro una serie come Downton Abbey. Le costanti interruzioni pubblicitarie di un canale tv come Rete 4, per via della sua stessa natura di tv commerciale, sicuramente avranno giocato un ulteriore peso decisamente importante, al punto da far preferire i DVD della serie (meglio se in lingua originale). Ciò che probabilmente non è andato in Italia di Downton Abbey, non è la serie tv stessa quanto piuttosto il pubblico di spettatori, certamente poco preparato ad un prodotto simile, ma che avrà il tempo comunque di rifarsi in vista della quarta stagione, già annunciata da Feyles.

( BLASTING.NEWS )

“Dire che cosa non abbia funzionato non è certo facile. Posso immaginare che la gente sia stata tratta in inganno dalla rete di messa in onda e l’abbia considerato un prodotto ‘per vecchi’, adatto ad un pubblico che resta incollato di fronte a Tempesta d’amore e non vede l’ora che vengano messe in palinsesto le repliche di Lo chiamavano Trinità. Senza nulla togliere a questi programmi, ovviamente. Ma ci può essere anche una causa legata alle fiction nostrane. Pensare ad una serie tv ambientata nel passato può far subito venire alla mente la saga di Elisa di Rivombrosa, tanto in auge qualche anno fa, ma ormai superata. Forse il pubblico temeva si trattasse di un prodotto simile. O forse non ha semplicemente simpatia per le produzioni britanniche, che hanno uno stile, una scrittura e una cura del dettaglio completamente diverse dalle nostre. A buon intenditor…”

( Debora Marighetti su TVBLOG )

Insomma, da appassionata il flop italiano di una serie qualitativamente pesante come Downton Abbey non è accettabile. E’ spiegabile, comprensibile ma non accettabile. E voi cosa ne pensate?

Irene

 

 

Digressioni sentimentali ed intimiste dell’una di notte

E’ quasi l’una di notte ma avevo bisogno di scrivere questo flusso di pensieri e di condividerlo con voi, che siete vostro malgrado i miei lettori e le mie lettrici. Ebbene, stavo riflettendo quanto a volte sia strano e inaspettato il modo in cui impariamo qualcosa. Capita che attività o persone a cui non avremmo attribuito nessuna importanza, a cui “non avremmo dato due lire” come si dice, ci toccano , ci colpiscono, ci travolgono senza nessun preavviso. Per quanto riguarda la mia limitata e neanche poi così interessante esperienza di vita, ho imparato molto da fonti insospettabili o comunque insospettate. I film, ad esempio, sono sempre fontane zampillanti da cui traggo riflessioni e lezioni, a seguito delle quali mi pongo problemi e mi faccio domande, spesso grazie ad esse ho sterzato il timone della mia vita o virato il mio modo di pensare e di sentire. E’ successo anche questa sera, e se continuerete a leggermi – nonostante io provi a mantenere un profilo “distaccato” quando recensisco o racconto qualcosa – vi accorgerete di quante altre migliaia di volte questo accadrà.

Ebbene, stasera grazie a questo film in particolare mi sono resa conto di quanto il bisogno di provare sentimenti, di essere amati e di sentirsi compresi risieda in ognuno di noi. Ho capito quanto la necessità di appartenere a qualcuno e di far parte della vita, del cuore e della percezione della vita di qualcuno faccia parte dell’essere umano. E ho capito anche che spesso do – e forse diamo un po’ tutti – troppo per scontate le relazioni che abbiamo con chi ci è intorno o vicino, di quanto non diamo il giusto valore alle persone accanto a noi…alle loro ed alle nostre emozioni, finendo per vivere ognuno nel suo arido angolino privo di condivisione e di calore profondo. Sembra tutta retorica intrecciata e senza senso scritta così, me ne rendo conto, ma vi assicuro che nella mia testa tutto questo ragionamento è molto più semplice diretto e vivo. Purtroppo anche volendo non riuscirei a trasmettervi ciò che abita in questo momento il giardino segreto che è la mia testa, quindi vi prego non chiedetemi di più e cercate di comprendermi, se potete.

L’amore è la cosa più preziosa e intima che abbiamo dentro di noi ma non per questo dobbiamo avere paura di condividerla, di donarla agli altri inondandoli della luce che emana. Ogni persona che amiamo, in qualunque modo questo avvenga, lascia qualcosa dentro di noi e contribuisce a renderci ciò che siamo. Ecco perché ognuno di noi è un gioiello speciale. Facciamo risplendere noi stessi, anche quando questo può far male, quando abbiamo terrore di essere feriti o la rabbia di non ricevere altrettanto in cambio. Arricchisce noi stessi ed arricchisce coloro a cui lo doniamo, se vogliono accettarlo. Non pensiamo di essere strani solo perché ci va di cantare quando siamo felici, o perché sorridiamo e salutiamo gli sconosciuti per strada. Come diceva Shakespeare: “più amore riesco a darti e più ne possiedo”.

Non vi tengo oltre sulle stondate spine di questa mia digressione sentimentale, il film causa di tutto questo è HER di Spike Jonze. Promettetemi di guardarlo in lingua originale, anche se con i sottotitoli; promettetemi di guardarlo con la mente sgombra ed il cuore affamato; promettetemi di guardarlo senza pregiudizi o opinioni già costruite.

Guardatelo come si guarda un tramonto o un neonato che dorme…e cogliete tutta la profondità che saprà regalarvi, come sono riuscita a fare io.

Buona visione,

Irene

[Breve recensione] “Now You See Me” movie

Now You See Me, o “I MAGHI DEL CRIMINE” in italiano, mi ha ricordato molto un altro film dedicato al mondo dei prestigiatori, “The Prestige” appunto, dove il regista incanalava l’attenzione dello spettatore verso le vicende personali dei due protagonisti – Christian Bale e Hugh Jackman nella fattispecie – facendoci così concentrare sulla prima trama del film tanto da dimenticare di seguire la seconda, quella più profonda che permette di cogliere il prestigio dietro la magia; il trucco che regge l’illusione. Anche nel caso de “Now You See Me” (uso il titolo originale perché mi piace molto di più dell’arbitraria traduzione in italiano) avviene la stessa cosa: ci focalizziamo sullo spettacolo portato in scena dai QUATTRO CAVALIERI; sullo scoprire l’identità del loro mandante; sulla relazione tra l’agente FBI Dylan Hobbs e la giovane collega dell’interpol Alma Dry; sui personaggi dei quattro cavalieri stessi (Daniel Atlas, mago delle carte e seduttore, Merritt McKinney, mentalista abile a scovare spettatori suggestionabili, Henley Reeves, bella ex assistente di Daniel che pratica la grande illusione e l’escapologia, Jack Wilder, mago e ladruncolo di strada)…insomma ci concentriamo su tutto fuorché sul comprendere i piccoli trucchi che stanno dietro alle esibizioni/furti dei Quattro Cavalieri ed il grande trucco che sta dietro all’identità dell’Occhio di Horus.

Inutile guardare da vicino, suggerisce la voce fuori campo, invitando lo spettatore a fare un passo indietro e a guardare da lontano, in modo più distaccato e quindi più efficace. Un po’ quello che dovremmo fare con la nostra società per comprenderne le crepe e per scegliere le giuste soluzioni, ma non mi addentrerò nella metafora della crisi del nostro stile di vita perché credo sarebbe sterile e avulso da questo contesto.

Anche grazie ad un cast d’eccezione, il regista Louis Letterier riesce a creare la giusta fusione tra intrattenimento e qualità, tra magia e crimine, tra illusione e prestigio così da rendere indistinto il contorno di ogni elemento e amalgamandolo all’atmosfera generale con leggerezza, dinamicità, ritmo, e creatività.

CAST

  • Jesse Eisenberg: J. Daniel Atlas
  • Mark Ruffalo: Dylan Rhodes
  • Morgan Freeman: Thaddeus Bradley
  • Isla Fisher: Henley Reeves
  • Woody Harrelson: Merritt McKinney
  • Mélanie Laurent: Alma Dray
  • Michael Caine: Arthur Tressler
  • Dave Franco: Jack Wilder

TRAMA

Un gruppo di maghi (l’illusionista J. Daniel Atlas, l’escapista Henley Reeves, il prestigiatore Jack Wilder e il mentalista Merritt McKinney) ricevono dei tarocchi da una misteriosa figura incappucciata che li ha osservati per mesi mentre eseguivano i loro trucchi; seguendo le tracce riportate sulle carte si ritrovano tutti insieme in un appartamento abbandonato dove scoprono degli ologrammi con le istruzioni per complicatissimi numeri di magia. Un anno dopo i maghi, adesso chiamati I Quattro Cavalieri, debuttano in un prestigioso show a Las Vegas sponsorizzato dal magnate di una compagnia assicurativa, Arthur Tressler. Per il numero finale dello spettacolo, i quattro “teletrasportano” un uomo del pubblico a Parigi, nel caveau della sua banca, per poi attivare un getto d’aria che lo riporta a Las Vegas insieme a ben tre milioni di euro, che piovono sul pubblico in delirio. Effettivamente, nello stesso momento il caveau viene aperto e viene trovato vuoto.
L’FBI e l’Interpol incaricano rispettivamente gli agenti Dylan Rhodes e Alma Dray di investigare su questo assurdo caso. L’interrogatorio ai Quattro Cavalieri li lascia senza alcuna risposta, poiché non ci sono prove di come essi abbiano potuto rapinare la banca trovandosi a migliaia di km di distanza. Non potendo addurre come motivazione la vera magia, i quattro vengono rilasciati, nonostante abbiano chiaramente annunciato nuovi “trucchi” di questo tipo (ovvero nuovi furti).
Rhodes e Dray incontrano allora Thaddeus Bradley, un ex-mago che ora conduce un programma televisivo in cui smaschera i trucchi degli illusionisti: in pochi minuti l’uomo smonta l’intero trucco dei Quattro Cavalieri, dimostrando come non ci sia stata nessuna magia. Ma i giochi non sono ancora conclusi, perché i Quattro Cavalieri tornano come promesso con un nuovo spettacolo…ed un nuovo furto. Riusciranno gli agenti Rhodes e Dray ad acciuffare i quattro ladri magici? E chi è realmente che muove le fila delle loro mosse?

NIENTE SPOILER OVVIAMENTE. Non ci si possono permettere in un film carico di suspence come questo. Quindi non vi resta che andare a scaricarlo, comprarlo o vederlo in streaming per scoprire il finale della storia. Vi assicuro che l’intera trama è molto convincente e si risolverà con una sorpresa!

Irene

SPECIALE GOLDEN GLOBES: maschietti sul Red Carpet

Purtroppo, come ho anticipato nel post sui look “c’eri o non c’eri?”, gli uomini danno sempre meno di cui parlare – per quanto riguarda i look almeno – durante le cerimonie ufficiali come questa. Ed anche in questo caso non si sono smentiti, con elevata prevalenza di smoking neri (seppur a volte rinfrescati da qualche variazione sul tema) però avrete modo di vedere che si è presentata anche qualche valida eccezione. Ecco a voi:

I VIP-MEN E I LORO LOOK

Iniziamo dal completo nero con cravatta a tono di Aaron Eckhart. Semplice ma...è sempre un bell'uomo e fa figura da solo.
Iniziamo dal completo nero con cravatta a tono di Aaron Eckhart. Semplice ma…è sempre un bell’uomo e fa figura da solo.
Kevin Spacey in completo di VELLUTO nero e cravatta. Rockin'!
Kevin Spacey in completo di VELLUTO nero e cravatta. Rockin’!
Ecco il primo smoking con papillon: Bradley Cooper
Ecco il primo smoking con papillon: Bradley Cooper
Secondo: Martin Scorsese (con tanto di occhialetto)
Secondo: Martin Scorsese (con tanto di occhialetto)
Terzo: il bellissimo Chris Pine!
Terzo: il bellissimo Chris Pine!
Colin Farrell opta invece per il nero cangiante
Colin Farrell opta invece per il nero cangiante
Leonardo di Caprio in Armani (con Martin Scorsese) con qualche problema di posa fotografica (o stacchi il bottone o non tiri le braccia, caro Leo)
Leonardo di Caprio in Armani (con Martin Scorsese) con qualche problema di posa fotografica (o stacchi il bottone o non tiri le braccia, caro Leo)
Tanta salute! Mario Lopez in smoking con pochette bianca e fermacravatta
Tanta salute! Mario Lopez in smoking con pochette bianca e fermacravatta
Un po' di novità con la giacca di velluto verde bosco di Matthew McConaughey
Un po’ di novità con la giacca di velluto verde bosco di Matthew McConaughey
Mi dicono che si chiamino Michael Mosberg e Jemima Kirke ma...no io mi rifiuto di credere che fossero invitati....si saranno imbucati! Ditemi che è così vi prego!!!
Mi dicono che si chiamino Michael Mosberg e Jemima Kirke ma…no io mi rifiuto di credere che fossero invitati….si saranno imbucati! Ditemi che è così vi prego!!!
Michael sei uno dei miei preferiti ma...questo occhiale da sole stile ciechino?
Michael sei uno dei miei preferiti ma…questo occhiale da sole stile ciechino?
Altro smoking semplice per Orlando Bloom
Altro smoking semplice per Orlando Bloom
Bottone nero per Leo, bottoni invisibili per Oscar Isaac: si ma sempre smoking nero e camicia bianca!
Bottone nero per Leo, bottoni invisibili per Oscar Isaac: si ma sempre smoking nero e camicia bianca!
Sean Combs, altro ciechino
Sean Combs, altro ciechino
Taylor Kinney a destra ci porta finalmente qualcosa di nuovo con uno smoking blu notte abbinato a camicia e papillon neri (perché è il fidanzato di Lady Gaga...perché?!?!?!) e ovviamente per bilanciare c'è la semplcità di Jesse Spencer (sulla sinistra)
Taylor Kinney a destra ci porta finalmente qualcosa di nuovo con uno smoking blu notte abbinato a camicia e papillon neri (perché è il fidanzato di Lady Gaga…perché?!?!?!) e ovviamente per bilanciare c’è la semplcità di Jesse Spencer (sulla sinistra)
Gli U2 mi rifiuto di commentarli...
Gli U2 mi rifiuto di commentarli…
Perfetto Chris Hemsworth con smoking nero/velluto blu notte (qui insieme alla moglie Elsa Pataky, incinta). Il nostro amato Thor ha centrato il colpo...con il look anziché col martello!
Perfetto Chris Hemsworth con smoking nero/velluto blu notte (qui insieme alla moglie Elsa Pataky, incinta). Il nostro amato Thor ha centrato il colpo…con il look anziché col martello!
E abbiamo poi il pezzo migliore: Usher in un Calvin Klein prugna abbinato al nero. Perfetto secondo me.
E abbiamo poi il pezzo migliore: Usher in un Calvin Klein prugna abbinato al nero. Perfetto secondo me.

Eccoci arrivati alla fine di questo speciale Golden Globes look. Mi raccomando fateci sapere le vostre preferenze!!!

Irene

SPECIALE GOLDEN GLOBES: i look “c’eri o non c’eri ?”

Continuiamo la nostra panoramica sul Red Carpet di questi Golden Globes con i look insignificanti, quelli che non sono “sbagliati” o “orrendi” ma dei quali nessuno si ricorderà. Quelli, appunto, “c’eri o non c’eri?”.

I LOOK FACILI DA DIMENTICARE DI QUESTI GOLDEN GLOBES

Sottabito anni Venti di Thakoo per Taylor Schilling.
Sottabito anni Venti di Thakoo per Taylor Schilling.
Sono i miei occhiali o è tutto dello stesso colore? Abito, visto, accessori, scarpe, smalto, pochette, trucco... Secondo me stentavano a vederla
Sono i miei occhiali o è tutto dello stesso colore? Abito, visto, accessori, scarpe, smalto, pochette, trucco… Secondo me stentavano a vederla Taissa Farmiga
Sofia Vergara in Zac Posen non era male...ma a me questo taglio dell'abito mi ricorda la polipa malefica della Sirenetta. E quella macchia di celeste c'entra poco...
Sofia Vergara in Zac Posen non era male…ma a me questo taglio dell’abito mi ricorda la polipa malefica della Sirenetta. E quella macchia di celeste c’entra poco…
Robin Wright in Reem Acra: un'altra botta di colore!
Robin Wright in Reem Acra: un’altra botta di colore!
Reese Witherspoon, mia cara a volte anche gli stilisti ci abbandonano. Fidati, anche se era Calvin Klein non sapeva assolutamente di niente!
Reese Witherspoon, mia cara a volte anche gli stilisti ci abbandonano. Fidati, anche se era Calvin Klein non sapeva assolutamente di niente!
Hanno ecceduto tutte con il colore a quanto sembra. Il panna sbrilluccicoso non sta bene ad una biondo platino! E infatti mi è smorta anche Naomi Watts - che oltretutto con l'attillato si è fatta del male perché io conto almeno 3 fianchi.
Hanno ecceduto tutte con il colore a quanto sembra. Il panna sbrilluccicoso non sta bene ad una biondo platino! E infatti mi è smorta anche Naomi Watts – che oltretutto con l’attillato si è fatta del male perché io conto almeno 3 fianchi.
Louise Roe bella e statuaria come sempre...però poteva osare di più!
Louise Roe bella e statuaria come sempre…però poteva osare di più!
Julia Roberts in questo Dolce&Gabbana, mi dispiace dirlo perché ammiro sia lei che loro, ma si stenta a riconoscere. Sembra una tenuta da segretaria noiosa riadattata malamente a vestito da sera. Oppure un abito da sera con camicetta sotto? Insomma, mi ha delusa molto...
Julia Roberts in questo Dolce&Gabbana, mi dispiace dirlo perché ammiro sia lei che loro, ma si stenta a riconoscere. Sembra una tenuta da segretaria noiosa riadattata malamente a vestito da sera. Oppure un abito da sera con camicetta sotto? Insomma, mi ha delusa molto…
Emma Roberts in Lanvin. Non avrei esposto tanto le orecchie, che già non sono piccolissime, però tutto sommato stava bene. Niente di eccezionale, ma bene.
Emma Roberts in Lanvin. Non avrei esposto tanto le orecchie, che già non sono piccolissime, però tutto sommato stava bene. Niente di eccezionale, ma bene.
Ariel Winter era carina...ben vestita...però c'è qualcosa di poco convincente. Sarà il capello liscio lasciato sciolto...manca verve!
Ariel Winter era carina…ben vestita…però c’è qualcosa di poco convincente. Sarà il capello liscio lasciato sciolto…manca verve!
Laura Carmicheal si è immedesimata troppo nel ruolo di Edith in Downton Abbey, e risulta graziosa ma sempliciotta anche sul Red Carpet. Poi quegli occhi neri non le donano affatto...
Laura Carmicheal si è immedesimata troppo nel ruolo di Edith in Downton Abbey, e risulta graziosa ma sempliciotta anche sul Red Carpet. Poi quegli occhi neri non le donano affatto…
Sarah Hyland un po' troppo bimba timidina con la treccia sulla testa, il rosa confetto e la gonna morbida a pieghe.
Sarah Hyland un po’ troppo bimba timidina con la treccia sulla testa, il rosa confetto e la gonna morbida a pieghe.
Zosia Mamet: l'abito forse non sarebbe neanche brutto portato con un po' di savoir-faire, ma così morirebbe qualsiasi cosa.
Zosia Mamet: l’abito forse non sarebbe neanche brutto portato con un po’ di savoir-faire, ma così morirebbe qualsiasi cosa.
Santo Cielo almeno qualche accessorio mettiamocelo su quest'abito inutile, Julia Dreyfus.
Santo Cielo almeno qualche accessorio mettiamocelo su quest’abito inutile, Julia Dreyfus.

Credete che sia già finita qui? Niente affatto! Ci mancano i maschietti del Red Carpet, anche se salvo qualche eccezione, non ci daranno grandi sorprese quanto ad abbigliamento!

TO BE CONTINUED con i look maschili!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: