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Life is a book: la vita è un libro. Vediamo quanto ho vissuto

La BBC ha pubblicato la lista dei 100 libri che tutti dovremmo leggere almeno una volta nella vita. Ultimamente molte blogger stanno verificando, insieme ai propri lettori, a che punto sono secondo l’emittente britannica. Secondo le stime BBC, la maggioranza delle persone ne hanno letti al massimo 6 su 100. Direi che anche senza aver ancora guardato la lista, difficilmente posso fare di peggio!

1 Orgoglio e Pregiudizio – Jane Austen (LETTO…CHE DOMANDE!)
2 Il Signore degli Anelli – JRR Tolkien
3 Il Profeta – Kahlil Gibran
4 Harry Potter – JK Rowling 
5 Se questo è un uomo – Primo Levi 
6 La Bibbia (LETTO)
7 Cime Tempestose– Emily Bronte (LETTO)
8 1984 – George Orwell (LETTO)
9 I Promessi Sposi – Alessandro Manzoni (LETTO)
10 La Divina Commedia – Dante Alighieri (A SCUOLA CONTA?)
11 Piccole Donne– Louisa M Alcott (LETTO)
12 Lessico Familiare – Natalia Ginzburg
13 Comma 22 – Joseph Heller
14. L’opera completa diShakespeare (CI HO PROVATO)
15 Il Giardino dei Finzi Contini – Giorgio Bassani
16 Lo Hobbit – JRR Tolkien
17 Il Nome della Rosa – Umberto Eco (LETTO)
18 IlGattopardo – Tomasi di Lampedusa 
19 Il Processo – Franz Kafka
20 Le Affinità Elettive – Goethe (LETTO)
21 Via col Vento – Margaret Mitchell
22 Il Grande Gatsby– F Scott Fitzgerald (LETTO)
23 Casa Desolata – Charles Dickens
24 Guerra e Pace – LevTolstoj
25 Guida Galattica per Autostoppisti – Douglas Adams
26 Brideshead Revisited – Evelyn Waugh
27 Delitto e Castigo – Fyodor Dostoevskj
28 Odissea -Omero 
29 Alice nel Paesedelle Meraviglie – Lewis Carroll (LETTO)
30 L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera
31 Anna Karenina – LeoTolstoj
32 David Copperfield – Charles Dickens (LETTO)
33 Le Cronache di Narnia – CS Lewis 
34 Emma – Jane Austen (LETTO)
35 Cuore – Edmondo de Amici 
36 La Coscienza di Zeno – Italo Svevo 
37 Il Cacciatore di Aquiloni – Khaled Hosseini
38 Il Mandolino del Capitano Corelli – Louis De Berniere
39 Memorie di una Geisha – Arthur Golden (LETTO)
40 Winnie the Pooh – AA Milne
41 La Fattoria degli Animali – George Orwell
42 Il Codice da Vinci –Dan Brown 
43 Cento Anni di Solitudine – Gabriel Garcia Marquez
44 Il Barone Rampante – Italo Calvino
45 Gli Indifferenti – Alberto Moravia
46 Memorie di Adriano – Marguerite Yourcenar
47 I Malavoglia – Giovanni Verga (LETTO)
48 Il Fu Mattia Pascal – Luigi Pirandello
49 Il Signore delle Mosche – William Golding
50 Cristo si è fermato ad Eboli – Carlo Levi
51 Vita di Pi – Yann Martel
52 Il Vecchio e il Mare – Ernest Hemingway
53 Don Chisciotte della Mancia – Cervantes (LETTO)
54 I Dolori del Giovane Werther – J. W. Goethe (LETTO)
55 Le Avventure di Pinocchio – Collodi
56 L’ombra del vento – Carlos Ruiz Zafon 
57 Siddharta – Hermann Hesse
58 Brave New World – Aldous Huxley
59 Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon
60 L’Amore ai Tempi del Colera – Gabriel Garcia Marquez
61 Uomini e topi – John Steinbeck
62 Lolita – Vladimir Nabokov
63 Il Commissario Maigret – George Simenon (LETTO)
64 Amabili resti – Alice Sebold
65 Il Conte di Monte Cristo –Alexandre Dumas (LETTO)
66 Sulla Strada – Jack Kerouac
67 La luna e i Falò – Cesare Pavese
68 Il Diario di Bridget Jones – Helen Fielding 
69 Midnight’s Children – Salman Rushdie
70 Moby Dick – Herman Melville
71 Oliver Twist – Charles Dickens
72 Dracula – Bram Stoker 
73 Tre Uomini in Barca – Jerome K. Jerome
74 Notes From A Small Island – Bill Bryson
75 Ulisse – James Joyce
76 I Buddenbrook – Thomas Mann
77 Il buio oltre la siepe – Harper Lee
78 Gérminal – Emile Zola
79 La fiera delle vanità – William Makepeace Thackeray (LETTO)
80 Possession – AS Byatt
81 Canto di Natale – Charles Dickens
82 Il Ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde (LETTO)
83 Il Colore Viola – Alice Walker
84 The Remains of the Day – Kazuo Ishiguro
85 Madame Bovary – Gustave Flaubert 
86 A Fine Balance – Rohinton Mistry
87 Charlotte’s Web – EB White
88 Il Rosso e il Nero – Stendhal
89 Le Avventure di Sherlock Holmes – Sir Arthur Conan Doyle (LETTO)
90 The Faraway Tree Collection – Enid Blyton
91 Cuore di tenebra – Joseph Conrad
92 Il Piccolo Principe – Antoine De Saint-Exupery (LETTO)
93 The Wasp Factory – Iain Banks 
94 Niente di nuovo sul fronte occidentale – Remarque
95 Un Uomo – Oriana Fallaci
96 Il Giovane Holden – Salinger
97 I Tre Moschettieri – Alexandre Dumas
98 Amleto– William Shakespeare (LETTO)
99 Charlie e la fabbrica di cioccolato – Roald Dahl 
100 I Miserabili –Victor Hugo 

Direi che 25 su 100 sono sempre troppo pochi. Bisognerà rimediare.

E voi a quanti siete arrivati??

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Lettrice malinconica in confusione

Oggi fare la scrittrice è diventato faticoso. Paradossalmente, in un’epoca in cui chiunque può diventare scrittore e in cui l’accesso al pubblico lettore è diventato praticamente diretto, fare davvero la scrittrice resta per la maggioranza poco più di un passatempo. Alla metà dell’Ottocento ci saranno stati forse qualche centinaia di scrittori attivi in tutto il mondo. Oggi sono diventati milioni ed il numero, fattivamente incalcolabile, è in continuo aumento. Spuntano aspiranti scrittori da ogni angolo della rete: blog, siti di auto-pubblicazione, case editrici piccole e grandi, comunità di scrittura, forum… A voler tenere il passo c’è da impazzire. Democrazia editoriale, diranno alcuni. Caos indiscriminato, lo chiamo io. E’ vero che fino a qualche decennio fa la scelta era meno ampia…ma davvero si poteva vivere di scrittura e ciò che veniva pubblicato si riferiva ad un pubblico già conosciuto e verosimilmente fidelizzato. Oggi è tutto più complicato, in realtà. Le case editrici non rischiano più su buoni titoli o autori emergenti, i mezzi più moderni di pubblicazione come quella autonoma in formato ebook o la ricerca di visibilità attraverso blog e siti internet raggiunge solo alcuni settori del pubblico dei lettori…e non costituiscono la maggioranza. E’ sempre più difficile distinguersi, convincere il lettore a comprare te invece di un altro…e allora assistiamo a sotterfugi per adescare i lettori – specialmente quelli giovani – tipo le trilogie (così sei costretto a comprare i libri successivi per sapere come va a finire), la creazione di titoli accattivanti omogenei per fidelizzare il consumatore (pensate alla serie “arancia e cannella” “cioccolato e lavanda” ecc ecc ) e sinossi sempre più sensazionali per fare pubblicità. Ci sono sicuramente libri di qualità, anche semplicemente tra i romanzi, ma in mezzo alla frazzumaglia di vampiri, erotismo idiota e banalità restano un po’ nell’ombra. Bisogna sgomitare fra migliaia di titoli plausibilmente equivalenti per riuscire ad emergere e farsi notare. Ed anche quando si viene notati? Comunque scrivere non diventa mai una professione – se non per pochi eletti che ci sono riusciti spesso grazie non solo al talento –  e quelli di noi che non si sono scoraggiati di fronte alla marea informe di concorrenza sleale, che ancora hanno voglia di scrivere le loro storie e di mandare i propri messaggi al lettore, devono farlo nei ritagli di tempo perché per guadagnarsi da vivere sono costretti a guardare altrove. I più fortunati restano nell’ambito cultural-letterario, la maggioranza lavora in ambienti tutt’altro che intellettuali e deve relegare la scrittura a passione e svago.

Tutti pensano di poter fare gli scrittori…persino gente come Totti o Schettino. Perdonatemi, sarà anche democratico ma la qualità scade inevitabilmente quando, sugli scaffali delle librerie (online o vere non importa) e nelle classifiche di vendita, le patacche di Vespa o le trogolate autobiografiche di calciatori e comici hanno la stessa rilevanza – se non maggiore purtroppo – dei classici della letteratura o della narrativa contemporanea di pregio. Una volta il massimo della “schifezza letteraria” erano i feuilleton e i romanzi a puntate, che comunque erano scritti da signore che avevano un minimo di cultura. Spesso anche più di un minimo. Non si assisteva allo scempio culturale che avviene oggi, nell’ “era dell’accesso” come la chiamano, in cui tutti possono scrivere ciò che vogliono senza dover passare dal vaglio di chi se ne intende, senza dover fare lo sforzo di meritarsi un posto tra le file di coloro che vengono pubblicati. Discriminatorio? Forse, ma garante di un livello accettabile di qualità. In più, il lettore sapeva a chi rivolgersi e dove guardare sia per conoscere l’offerta letteraria che per ottenere opinioni qualificate. Oggi si trovano libri e recensioni ovunque, le seconde spesso limitate a gusti esclusivamente personali o espressioni superficiali tipo “bellissimo!!!” o “dovete assolutamente leggerlo ♥”. Le definirei profonde e professionali.

In breve lettori miei, questi tempi confusi ce la stanno mettendo tutta per rendermi nervosa e irritata come lettrice e per farmi scoraggiare del tutto dal tentativo di diventare scrittrice. Sbagliato? Probabilmente. Spero che voi non siate altrettanto facilmente influenzabili. Per quanto mi riguarda, avrei preferito vivere ai tempi in cui la corrispondenza era cartacea e le ricerche si facevano in biblioteche polverose invece che su Wikipedia.

 

 

 

Red Tails: il coraggio non ha colore.

Di solito ho paura dei film “basati su storie vere”. Ho paura quando raccontano la verità, perché vuol dire che certe cose sono davvero accadute, ed ho paura quando sono sporcati di finzione, perché alterano la storia ed è un crimine crudele. Senza conoscere la realtà degli avvenimenti, non possiamo imparare da ciò che è stato…e riduciamo così la storia a semplice passato inutile ed inerte. Questo film è stata per me è un’eccezione. Mi ha toccata profondamente proprio perché basato su fatti veramente accaduti. Odio la guerra e la violenza con ogni parte del mio cuore, tuttavia questo non mi impedisce di rendere omaggio a coloro che hanno rischiato la loro vita per un’ideale di libertà.

68992Red Tails (2012) racconta alcune vicende del 99° squadrone combattente dell’aviazione militare americana che combatté durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale nei cieli sopra il nostro Mediterraneo. Il Tuskegee Airmen fu un reparto di piloti di caccia espressamente voluto dal presidente Roosevelt che si distinse per le missioni riuscite, per la minima percentuale di perdite subite e per la bravura e l’affiatamento dei suoi membri. La cosa straordinaria di questo squadrone è che alla guida di quei caccia “coda rossa” – da qui il soprannome “Red Tails” – vi erano solo piloti di colore, “nigger” come venivano chiamati allora. Il film racconta la lotta di questo gruppo di uomini che dovettero combattere per combattere, provando missione dopo missione di non essere inferiori agli altri soldati né in abilità né in coraggio. Il Tuskegee Airmen dovette affrontare due guerre: una in aria contro gli aerei tedeschi, l’altra a terra contro la sfiducia degli alti gradi di comando dell’aviazione americana e contro il disprezzo e la discriminazione degli altri piloti americani “bianchi”. Report dopo report riuscirono a guadagnarsi il rispetto e l’onore che meritavano in una nazione ancora piagata dal più duro razzismo. Oltre all’esagerata reputazione di essere praticamente invincibili – per anni si è creduto che nessun bombardiere scortato dal Tuskegee Airman fosse stato abbattuto – questo coraggioso reparto di americani, inclusi i 66 piloti caduti in combattimento, hanno guadagnato riconoscimenti e medaglie al valore, tra cui nel 2007 la Medaglia d’Oro del Congresso.

Il razzismo è ancora insito nella maggioranza dei cuori della gente di ogni paese, ed il suo fuoco si risveglia particolarmente quando si tratta di persone di colore. Così è stato per secoli, nonostante ci sia sempre stato chi si è battuto per cambiare le cose, e purtroppo così continuerà ad essere. Tuttavia film come questi fanno bene a chi di noi possiede ancora una coscienza sensibile ed un cuore da toccare. Erano soldati..hanno ucciso come i loro nemici e togliere vite è sempre da disprezzare. Non sono i soldati, né i piloti né gli americani che ho guardato in questo film…ma gli uomini, che hanno dovuto guadagnarsi il diritto di combattere per ciò in cui credevano. Diritto garantito automaticamente agli altri ma ostacolato e infine concesso con denti stretti a loro perché di pelle scura.

E’ un film fatto molto bene, realistico e reale, interpretato da un team di attori che sentivano ciò che stavano recitando. Nella trama c’è anche una piccola storia d’amore, tra un’italiana ed uno dei piloti del Tuskegee. Un’amore di guerra, tra persone diverse che neppure comprendono le rispettive lingue ma che comunicano ai rispettivi cuori. Bravi David Oyelowo e Daniela Ruah…ma niente possono i loro personaggi contro il fuoco della guerra. Andando su terreni meno tragici e profondi, i ragazzi dello squadrone sono personaggi divertenti, giovani scapestrati; le scene d’azione ed i combattimenti in volo sono appassionanti e ben girate. Sono riuscita a seguirle persino io che di solito nei film di guerra non ci capisco niente.

Il cast, quasi interamente composto da attori di colore, include: Cuba Gooding Jr, Terrence Howard, Ne-Yo, Elijah Kelley, Tristan Wilds, Nate Parker e Kevin Phillips. Altri soldati americani sono stati interpretati da Robert Kazinsky, Bryan Cranston e Gerald McRaney.

Ancora purtroppo non è ancora arrivato in Italia, ma se avete modo guardatelo.

P.s. Era stato già fatto un altro film sulla storia delle Red Tails nel 1995, che non ho ancora avuto occasione di vedere. Se qualcuno di voi lo avesse già visto, fatemi sapere cosa ne pensate.

Di seguito qualche foto del vero Tuskegee Airmen.

[Bollywood Rescue] Dhoom 3 letteralmente spettacolare!


Sono un’appassionata di cinema indiano e, per chi non è troppo accecato dai pregiudizi, vi faccio presente un action-thriller presentato l’anno scorso che mi è piaciuto moltissimo. E’ il terzo film della saga d’azione “Dhoom” e questa volta i due immancabili poliziotti, sempre interpretati da Abhishek Bachchan e Uday Chopra, tentano di catturare un geniale ladro-illusionista, Sahir magnificamente impersonato da Aamir Khan, che è uno dei miei attori bollywoodiani preferiti quanto ad interpretazione. Sahir continua a gestire il Great Indian Circus costruito a Chicaco dal padre quando lui era bambino, mentre medita vendetta per il suicidio dell’amato genitore, costretto a lasciarlo solo a causa dei debiti impagabili contratti con il crudele proprietario della Western Bank of Chicago, Mr Anderson. Dopo varie spettacolari rapine alle filiali della banca, la polizia locale chiama in aiuto i due agenti ACP, Jai Dixit e Ali, per riuscire ad arrestarlo; ma Sahir nasconde un arma segreta, un asso nella manica che lo rende fenomenale sul palco ed imprendibile sulla strada.

Non vi posso dire qual è il mistero dietro a Sahir perché è proprio la parte più interessante del film, posso dirvi però che è stata gestita in modo magistrale a livello di regia e di effetti speciali. Fa emergere tutta la bravura di Aamir Khan, protagonista assoluto di questo nuovo episodio della serie di ladri di “Dhoom”. Per quanto io abbia amato Dhoom 2 e il personaggio di Mr A/Aryan a cui Hrithik Roshan – altro attore tra i miei preferiti in assoluto dell’industria bollywoodiana – ha dato fascino e dolcezza, devo ammettere che dal punto di vista scenico il 3 capitolo ha una marcia in più. Certo, attinge molto dal cinema americano e se lo si guarda con occhio attento vi si trovano numerose ispirazioni ad altri film del cinema occidentale, nonché richiami ai precedenti film della serie, però riesce a conservare una propria identità autonoma, secondo me proprio grazie ad Aamir Khan. La figura femminile della situazione, Katrina Kaif, assistente di Sahir sulla scena è relegata ad essere un personaggio laterale che è presente nella vita del protagonista ma non influisce sul corso della storia se non come pretesto per alcune scene.

Dhoom 3 è il film in assoluto più costoso della storia di Bollywood ma è anche stato quello che incassato più di tutti, con 67 milioni di dollari in soli dieci giorni, nonché il più redditizio dei film indiani sul mercato internazionale. Si è aggiudicato il Filmfare Award per gli effetti speciali, il premio migliori scene d’azione al Zee Cine Festival e ben tre premi per l’attore protagonista, Aamir Khan.

Insomma, se riuscite a sopportare qualche canzone/balletto e la lingua hindi, guardatelo perché ne vale la pena. Non è affatto inferiori agli action-movie a cui siamo abituati.

QUI potete vederlo in streaming con i sottotitoli in inglese. Altra possibilità è scaricarlo sul vostro computer e cercare i sottotitoli in italiano su siti di sharing come Subscene.

A presto!

Non più 7 nani ma…100 e oltre!

Non ho scritto una versione rivisitata della fiaba di Biancaneve, tranquilli. Voglio solo condividere con voi una notizia di qualche tempo fa che, purtroppo, ho scoperto solo adesso. Vi ricordate il polverone di successo alzato da una delle ultime trasposizioni cinematografiche della suddetta fiaba, “Biancaneve e il cacciatore”? Bravi, io no perché mi sono rifiutata di vederlo. Non posso sopportare Kirsten Stewart (e così mi sono giocata tutti i follower amanti di Twilight) e con grande sforzo data la presenza massiccia di Chris Hemsworth nel cast, non l’ho guardato. In ogni caso, sono sicura che voi lo conoscerete sicuramente. Ebbene, pare che dietro il grande successo sia scoppiato anche un caso umano. La produzione ha infatti scelto di impiegare attori di altezza regolare per le parti dei 7 nani, modificandone poi digitalmente la statura durante la fase di post-produzione. Se a questo punto non vi è sovvenuto il fulcro del problema, facciamo insieme una riflessione. Nell’intera produzione cinematografica e televisiva mondiale, quanti personaggi pensate che vengano creati volutamente affetti da nanismo? Uno o due l’anno, se va bene. Ora vedete, un attore o un’attrice affetti da nanismo difficilmente possono ottenere parti pensate per persone di normale statura, perché le dinamiche con il resto del cast influenzerebbero il comportamento del personaggio. Mi spiego meglio: difficilmente potrebbero far avere ad un attore nano una relazione con un’attrice “normale”). Ovviamente produttori, sceneggiatori e registi non vogliono stare a crearsi problemi, per non parlare del fatto che comunque il pubblico prendere sempre la presenza di un nano sullo schermo come una stranezza. Ora, visto che ci sono attori nani e sono anche bravi, e visto che per i motivi suddetti non hanno una vasta gamma di ingaggi tra cui scegliere – gli stessi problemi li affrontano anche in tutti gli altri mestieri, sia ben inteso -, NON dare la parte di un nano…ad un nano è semplicemente assurdo. Sconsiderato. Discriminatorio.

E’ per questo che l’associazione non-profit “Little People of America”, che si occupa di garantire e salvaguardare il diritto alla possibilità di impiego degli individui affetti da nanismo, ha protestato contro la potentissima Universal Pictures minacciando un’azione legale. Nel loro statuto, infatti, l’associazione ha espressamente dichiarato che gli avvocati dovranno occuparsi di garantire l’occupazione a questa specifica categoria di persone «in tutti i possibili ruoli che richiedano tali caratteristiche fisiche». Quale caso più emblematico dei 7 nani di Biancaneve?! Alla protesta si è unito anche il tenace Matt McCarthy, un attore dello spettacolo Beacher Madhouse al Roosevelt Hotel di Hollywood, anche lui affetto da nanismo. McCarthy si è attivato subito dopo l’uscita del film, inviando una lettera al  presidente della Universal, Adam Fogelson, con la reale minaccia di una simbolica, ma rumorosa, marcia di oltre cento artisti nani verso gli uffici della casa di produzione. Nella sua rimostranza McCarthy sostiene che scegliere degli attori comuni per un ruolo adatto a un nano «è come reclutare un bianco per la parte di un uomo nero afro-americano, per poi colorarne la pelle in post produzione».  Non verrebbe mai fatto perché sarebbe idiota. E questa scelta lo è stata altrettanto, condivido pienamente.

Sono d’accordo soprattutto perché non ce n’è alcun bisogno, dal momento che il panorama artistico americano – e non solo – è ampiamente fornito di attori di bassa statura ma di alto livello e di grande talento. Volete alcuni nomi?

Peter Dinklage, attore di grande interpretazione e carisma che ha partecipato a più di 35 film nel corso della sua brillante carriera, aggiudicandosi un Emmy ed un Satellite Award. Secondo me è anche affascinante e farebbe strage di fan se fosse di statura regolare, ve lo dico io!

Più di 35 anche i film per Martin Klebba, tostissimo attore/stuntman con il fisico da palestrato, la pelata sexy ed un’espressione buffissima. Ha interpretato due volte uno dei nani di Biancaneve, in “Mirror Mirror” del 2012 e nel meno recente “Snow White: The Fairest of Them All” del 2001. Lo ricordiamo anche come Marty nella saga de “I Pirati dei Caraibi” e Nikko del “Grande ePotente Oz” . Come potete vedere QUI, è sposato con una donna di altezza regolare: grazie al cielo non tutti hanno pregiudizi!

Mark Povinelli, anche lui attore molto simpatico che ha lavorato in Mirror Mirror insieme a Klebba e che a me è piaciuto tantissimo nell’interpretazione di Walter in “Water for Elephants” accanto a Robert Pattinson (e con ciò vado alla riconquista dei fan di Twilight).

Non è propriamente affetta da nanismo ma da un’altra sindrome chiamata “sindrome di Turner” la favolosa Linda Hunt, appena venti centimetri sopra i signori prima citati con i suoi 145 centimetri. Che dire della sua carriera…ha vinto un Oscar, basta questo. E nel mio cuore è la grandissima Hettie di NCIS Los Angeles.

Per citare la squallidissima pubblicità ultimamente passata in tv di una collana di libri scritti a block notes (a testa in giù praticamente) di una nota casa editrice, le dimensioni non contano! Per quanto mi riguarda, spero vivamente che la Universal e chi di dovere abbiano dei problemi per le scelte discriminatorie fatte. Come mi auguro che prima o poi si impari almeno a far finta per buona educazione di non distinguere la gente tra “normali” e “strambi”, ma semplicemente tra individui con caratteristiche diverse. Purtroppo non posso pretendere di cambiare il cervello di miliardi di persone, quindi le cose resteranno come sono. Tuttavia è importante che si sappia…così da decidere da che parte stiamo.

A presto dal mio metro e sessantasette.

 

[Breve recensione] The Abduction Club – Il club dei rapimenti

the-abduction-club-403144lSiamo a fine 1700 in Irlanda ed un gruppo di figli cadetti dell’alta società decide di sottrarsi alla regola che li vuole militari o preti fondando questo personalissimo e segretissimo “Abduction Club“. Lo scopo? Rapire, mascherati, giovani ereditiere di bell’aspetto e convincerle a sposarli. Tutto va secondo i piani finché uno di loro, accompagnando l’amico al suo rapimento, contravviene alle regole portando via anche la minore delle sorelle Kennedy, non ancora maggiorenne. I quattro giovani si innamoreranno in mezzo alla selvatica natura irlandese tra fughe a cavallo e impiccagioni.

Potremmo definirlo una sorta di prequel del famoso musical “7 spose per 7 fratelli”, nuova reinterpretazione da parte del regisa Stefan Schwartz del ratto delle sabine, questa volta basata su fatti realmente accaduti. Nel XVIII secolo, infatti, sono veramente successi numerosi episodi di rapimenti di ereditiere da parte dei figli minori dell’alta borghesia irlandese. In qualche modo in fondo dovevano pur riscattarsi da questa ingiusta e coercitiva regola sociale!

Il film non è certo recentissimo – distribuito nel 2002 – ma non ha grande importanza quando si tratta di pellicole in costume perché hanno il processo di obsolescenza, se così si può chiamare, molto rallentato rispetto a quelle di ambientazione contemporanea. La trama e l’interpretazione dei quattro attori principali – Alice Evans, Daniel Lapaine, Sophia Myles e Matthew Rhys – sono cariche di humour e old-fashioned al punto giusto. Aspettatevi ovviamente scene rocambolesche e un po’ di romanticismo zuccheroso, che sono parte del pacchetto quando si tratta di period drama di non altissimo livello. Niente del capolavoro, quindi, ma sicuramente piacevole e divertente per una serata leggera.

A presto,

I

Annusando l’India da lontano con “Il cielo sopra Darjeeling”

Una terra ricca, fiorente e straziata dai conflitti coloniali fa da sfondo al lento evolversi di una grande storia d’amore. Siamo nel 1876 e seguiamo i due protagonisti, Ian ed Helena, non solo nel lungo viaggio dalla Cornovaglia all’estremo nord dell’India, in una piantagione alle pendici dell’Himalaya; seguiamo anche i loro sentimenti e i loro dolori che pagina dopo pagina si scoprono e si rischiarano, spiegandoci che a volte il dramma, le ombre possono essere capite e scacciate per lasciare il posto al sole della felicità e della passione.

Trama

Dopo la morte del padre, la giovanissima Helena Lawrence rimane sola ad affrontare la vita. Di origini modeste, le mancano le risorse economiche per mantenere se stessa e il fratello più piccolo. Così, quando il misterioso e oscuro lan Neville, che appare dal nulla, le propone una via d’uscita, Helena non può che farsi coraggio ed accettare: Neville si occuperà di lei e del fratello, se lei sarà disposta a sposarlo e a seguirlo nella sua piantagione di té a Darjeeling, nell’India nord-orientale. Il fascino esotico della colonia, con i suoi profumi e i suoi colori e così ricca di magia e mistero, attraggono Helena sin dal primo istante. A poco a poco la giovane comincia a credere di poter essere felice con Neville, da un lato  affascinata da quest’uomo sicuro di sé e capace di grandi slanci e di momenti di tenerezza, dall’altra in qualche modo impaurita dal suo lato enigmatico, imprevedibile e ostile. Suo marito è. un uomo complesso che nasconde un segreto pericoloso e tocca ad Helena liberare il loro futuro da questa spada di Damocle.

Per me non è stato difficile appassionarmi a questo romanzo, perché il lato romantico della vecchia India mi attira moltissimo. C’è stato chi mi ha criticato per il mio interesse accusandomi di essere un’ingenua ed un’insensibile: in India le donne vengono trattate come nullità e ci sono violenze e soprusi atroci. E’ vero, è sempre stato un paese in cui hanno convissuto estrema ricchezza e la povertà e l’analfabetismo dell’80% della popolazione, in cui diversi popoli, lingue e culture hanno dovuto coabitare e non sempre la convivenza è stata pacifica. Dove regnano l’ignoranza ed il caos è difficile che la società si sviluppi equilibrata e rispettosa degli altrui diritti. Chiunque si accosti anche superficialmente per conoscere questo paese non può che diventare consapevole di tutto questo. E’ una realtà orrenda che si protrae da secoli e che difficilmente riuscirà a cambiare; tuttavia a mio parere questo non giustifica chi non prende in considerazione le bellezze e le ricchezze di questa terra, che sono egualmente tantissime. L’India ha una storia importante, un’arte ed un’architettura meravigliose, una cultura complessa e profonda. Non la si può ridurre al “paese degli stupratori che sfigurano con l’acido”. Sarebbe come restringere l’Italia alla mafia o la Germania ai nazisti. Sono parti della vita o della storia di questi paesi, ma non ne riassumono l’essenza e le preziosità.

Tornando al libro, ha una scrittura scorrevole e sciolta, priva della marea di termini stranieri con cui in genere vengono sommersi i romanzi ad ambientazione esotica. Probabilmente l’intento sarebbe quello di far vedere che ci si è documentati, che si conosce ciò di cui si scrive; per me l’effetto è solo un ritmo spezzato e una lettura difficile. “Il cielo sopra Darjeeling” invece tratta vari temi, spostandosi non solo tra i continenti ma anche tra i tempi e le trame. A circa due terzi della narrazione infatti, troviamo una regressione di qualche decina di pagine che ci racconta una sorta di storia nella storia, per aiutare sia Helena che noi a comprendere meglio il passato del protagonista ed il perché di tanti punti interrogativi rimasti in sospeso. Non ha la suspence dei thriller, e neppure gli è richiesta, però riesce comunque a nasconderci abbastanza da rapirci e voler arrivare al prossimo capovolgimento.

A presto. I