Lettrice malinconica in confusione

Oggi fare la scrittrice è diventato faticoso. Paradossalmente, in un’epoca in cui chiunque può diventare scrittore e in cui l’accesso al pubblico lettore è diventato praticamente diretto, fare davvero la scrittrice resta per la maggioranza poco più di un passatempo. Alla metà dell’Ottocento ci saranno stati forse qualche centinaia di scrittori attivi in tutto il mondo. Oggi sono diventati milioni ed il numero, fattivamente incalcolabile, è in continuo aumento. Spuntano aspiranti scrittori da ogni angolo della rete: blog, siti di auto-pubblicazione, case editrici piccole e grandi, comunità di scrittura, forum… A voler tenere il passo c’è da impazzire. Democrazia editoriale, diranno alcuni. Caos indiscriminato, lo chiamo io. E’ vero che fino a qualche decennio fa la scelta era meno ampia…ma davvero si poteva vivere di scrittura e ciò che veniva pubblicato si riferiva ad un pubblico già conosciuto e verosimilmente fidelizzato. Oggi è tutto più complicato, in realtà. Le case editrici non rischiano più su buoni titoli o autori emergenti, i mezzi più moderni di pubblicazione come quella autonoma in formato ebook o la ricerca di visibilità attraverso blog e siti internet raggiunge solo alcuni settori del pubblico dei lettori…e non costituiscono la maggioranza. E’ sempre più difficile distinguersi, convincere il lettore a comprare te invece di un altro…e allora assistiamo a sotterfugi per adescare i lettori – specialmente quelli giovani – tipo le trilogie (così sei costretto a comprare i libri successivi per sapere come va a finire), la creazione di titoli accattivanti omogenei per fidelizzare il consumatore (pensate alla serie “arancia e cannella” “cioccolato e lavanda” ecc ecc ) e sinossi sempre più sensazionali per fare pubblicità. Ci sono sicuramente libri di qualità, anche semplicemente tra i romanzi, ma in mezzo alla frazzumaglia di vampiri, erotismo idiota e banalità restano un po’ nell’ombra. Bisogna sgomitare fra migliaia di titoli plausibilmente equivalenti per riuscire ad emergere e farsi notare. Ed anche quando si viene notati? Comunque scrivere non diventa mai una professione – se non per pochi eletti che ci sono riusciti spesso grazie non solo al talento –  e quelli di noi che non si sono scoraggiati di fronte alla marea informe di concorrenza sleale, che ancora hanno voglia di scrivere le loro storie e di mandare i propri messaggi al lettore, devono farlo nei ritagli di tempo perché per guadagnarsi da vivere sono costretti a guardare altrove. I più fortunati restano nell’ambito cultural-letterario, la maggioranza lavora in ambienti tutt’altro che intellettuali e deve relegare la scrittura a passione e svago.

Tutti pensano di poter fare gli scrittori…persino gente come Totti o Schettino. Perdonatemi, sarà anche democratico ma la qualità scade inevitabilmente quando, sugli scaffali delle librerie (online o vere non importa) e nelle classifiche di vendita, le patacche di Vespa o le trogolate autobiografiche di calciatori e comici hanno la stessa rilevanza – se non maggiore purtroppo – dei classici della letteratura o della narrativa contemporanea di pregio. Una volta il massimo della “schifezza letteraria” erano i feuilleton e i romanzi a puntate, che comunque erano scritti da signore che avevano un minimo di cultura. Spesso anche più di un minimo. Non si assisteva allo scempio culturale che avviene oggi, nell’ “era dell’accesso” come la chiamano, in cui tutti possono scrivere ciò che vogliono senza dover passare dal vaglio di chi se ne intende, senza dover fare lo sforzo di meritarsi un posto tra le file di coloro che vengono pubblicati. Discriminatorio? Forse, ma garante di un livello accettabile di qualità. In più, il lettore sapeva a chi rivolgersi e dove guardare sia per conoscere l’offerta letteraria che per ottenere opinioni qualificate. Oggi si trovano libri e recensioni ovunque, le seconde spesso limitate a gusti esclusivamente personali o espressioni superficiali tipo “bellissimo!!!” o “dovete assolutamente leggerlo ♥”. Le definirei profonde e professionali.

In breve lettori miei, questi tempi confusi ce la stanno mettendo tutta per rendermi nervosa e irritata come lettrice e per farmi scoraggiare del tutto dal tentativo di diventare scrittrice. Sbagliato? Probabilmente. Spero che voi non siate altrettanto facilmente influenzabili. Per quanto mi riguarda, avrei preferito vivere ai tempi in cui la corrispondenza era cartacea e le ricerche si facevano in biblioteche polverose invece che su Wikipedia.

 

 

 

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4 pensieri su “Lettrice malinconica in confusione

  1. “quelli di noi che non si sono scoraggiati di fronte alla marea informe di concorrenza sleale, che ancora hanno voglia di scrivere le loro storie e di mandare i propri messaggi al lettore, devono farlo nei ritagli di tempo perché per guadagnarsi da vivere sono costretti a guardare altrove”.

    e questa cosa non so se mi avvilisce o fa incazzare di più …

  2. Ma nonostante tutto, non scoraggiatevi scrittori e scrittrici in erba e non, perché basterà che uno solo possa leggere, condividere interiormente il vostro messaggio e basterà. E comunque avrete la soddisfazione di essere riusciti a ESPRIMERVI e questo sarà per voi uno sfogo ed una meta.

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