In Your Eyes: romanticismo e fantascienza al Tribeca Film Festival

Gli anglofoni lo definirebbero “paranormal romance”; per quanto mi riguarda è un genere tutto nuovo quello sperimentato dal regista Brin Hill in questo film, presentato ufficialmente al Tribeca Film Festival di quest’anno,  e da allora distribuito autonomamente online a confermarne l’originalità.

I due attori protagonisti, Zoe Kazan e Michael Stahl-David, ci raccontano la straordinaria relazione che si instaura tra Rebecca, moglie depressa e svuotata di un importante medico del New Hampshire, e Dylan che vive in un disordinato container in mezzo al deserto del New Mexico che cerca di non farsi ri-coinvolgere nella sua precedente vita da delinquente. Entrambi soli, questi due estranei che vivono ai due antipodi degli States scoprono, innamorandosi, di essere ancora capaci di dare amore e di migliorare sé stessi. Fin qui niente di strano per un film romantico, se non fosse che i due giovani sono legati da una speciale simbiosi “paranormale”, che nel film rimane inspiegata, per cui possono vedere con gli occhi dell’altro e percepire le reciproche sensazioni fisiche pur trovandosi a migliaia di chilometri di distanza. Dapprima spaventati e incerti su come gestire questa strana relazione, alla fine impareranno a conoscersi tanto a fondo da diventare inseparabili e insieme affronteranno le dure prove inflitte loro da un mondo esterno che non li comprende.

Premettendo che solitamente non sono una grande amante dei film fantascientifici, questo mi ha totalmente rapita. L’ho trovato un modo originale di reinterpretare gli ormai banali concetti di “relazioni a distanza”, “anime gemelle” e “storie d’amore sofferte”. Non essendo un’esperta azzarderei di presunzione dicendo che l’idea è innovativa, perché non so se prima d’ora sia stato mai portato questo particolare tipo di fanta-alchimia sullo schermo. In ogni caso, a me il film è piaciuto molto perché l’ho trovato molto equilibrato e proporzionato. Non ci sono grandi colpi di scena, tranne forse il coup-de-theatre del finale, ma il ritmo non è soporifero; le scene sono egualmente distribuite tra i due piani narrativi; l’anormalità della storia d’amore è compensata dalla normalità che si insinua nella loro privata quotidianità. Una cosa molto bella del film è che c’è un dolce bilanciamento di sentimenti: vi troviamo tenerezza, affetto, desiderio, paura, tristezza, umorismo, euforia e disperazione. Ho apprezzato molto anche il fatto che non siano stati scelti grandi attori per i ruoli principali, perché credo che avrebbe sporcato la recitazione di banalità e distolto l’attenzione dalla trama che regge bene anche da sé. Non famosissimi ma molto espressivi i due attori protagonisti, che regalano un’interpretazione profonda e un sapore di realtà con i loro volti da non belloni di Hollywood.

Consigliatissimo!

P.S. per il momento temo sia reperibile solo in lingua inglese, che è comunque pronunciato in modo facilmente comprensibile anche da chi non conosce la lingua alla perfezione. Altrimenti bisognerà aspettare il 2015, se si degneranno di doppiarlo.

A presto,

I

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