Recensione "Le lettere segrete di Jo": un tuffo nell’infanzia

Proprio così: un tuffo nell’infanzia, questo è ciò che ha rappresentato per me questo recente romanzo della scrittrice inglese Gabrielle Donnely.
La serie “Piccole Donne” della Alcott è una sorta di lettura-rito delle femmine della mia famiglia, un passaggio obbligato nella crescita di ogni bambina/adolescente di casa Ragghianti.
Tornare nel loro mondo grazie a questo romanzo, edito da Giunti in economica tascabile nei mesi scorsi, mi ha riportata con la mente e con il cuore a quei momenti, mi ha fatta ripensare alle sensazioni ed emozioni provate nel leggere per la prima volta la coinvolgente, dolce storia della famiglia March.
Gabrielle riprende infatti le file della serie di romanzi della Alcott, raccontandoci però il seguito di quella “saga familiare al femminile” in chiave moderna, trasportando i lettori nelle vite delle discendenti della bisnonna Jo.


TRAMA
Le protagoniste sono, anche in questo caso – ma non a caso – tre sorelle ed una madre affezionata.
Siamo a Londra, e le donne della famiglia Atwater, nate dalla penna della Donnely, ricalcano perfettamente le orme lasciate loro secoli prima da nonne e prozie March.
Emma, la maggiore e più saggia delle tre sorelle, saggia, parsimoniosa, sempre educata, è in elettrizzata trepidazione per i preparativi del suo matrimonio con Matthew.
Sophie è la talentuosa, frivola, corteggiatissima, adorabile chiacchierona sorella minore, nonché aspirante attrice senza ancora un ingaggio importante.
Lulu, nella difficile posizione di sorella mezzana, è perennemente indecisa, brillante ed intelligente ma inquieta, confusa, impacciata. Ama la cucina, è troppo acida e brusca per far innamorare qualcuno e nonostante la laurea in chimica, l’unica cosa di cui è certa è che da grande NON lavorerà mai in un laboratorio.
Fee è la mamma delle tre dissimili sorelle Atwater. Una donna moderna, anticonformista, femminista, psicologa e…americana!
Tra pettegolezzi, gaffe, blandi rimproveri e dimostrazioni di affetto, l’esistenza delle quattro donne scorre serena e placidamente uguale a se stessa.

E che cosa succede se un giorno, in soffitta, rovistando in una vecchia valigia alla ricerca di alcune ricette, una delle tre sorelle si imbatte per caso in un plico di lettere scritte nientemeno che dalla trisnonna Jo March, l’intrepida protagonista di Piccole donne? Piene di segreti, di saggezza, di consigli meravigliosi sull’amore e sulla vita sprigionano una forza e un coraggio tali da spingere finalmente Lulu, e non solo lei, ad immaginare la sua strada.

RECENSIONE
Come ho detto inizialmente, sono letterariamente e culturalmente nata grazie alla lettura di Piccole Donne, dunque temevo in modo abbastanza notevole che il mio giudizio potesse essere poco obiettivo e, tra le due parti, pendesse per un risultato negativo. Troppo alte le aspettative, troppo difficile soddisfarle.
Invece non è stato così.
La fortuna, e/o la bravura non saprei, di Gabrielle Donnelly è stata proprio quella di ambientare il romanzo in un’epoca moderna, rendendolo si un sequel di “Piccole Donne” grazie al fil rouge della dinastia familiare e delle somiglianze tra i membri femminili di casa Atwater e di casa March, tuttavia è riuscito a non intaccare direttamente le immagini che la Alcott ha creato nella nostra mente di affezionate bambine. Sarebbe stato pericoloso dover ricreare con efficacia e carica emotiva le figure delle sorelle March, farle muovere adeguatamente nel loro ambiente e non risultare stonata, finta o sbagliata addirittura.
In questo modo le sorelle March non sono altro che un richiamo, il sapore dolce di un ricordo che ci torna alle labbra ma che rimane immutato, tale e quale ad allora, conferendo stile atmosfera e interesse al racconto delle moderne Atwater senza esserne edulcorato.
Le giovani protagoniste sono ritratte con tratto sapiente, sensibilità profondamente femminili in cui ogni donna sa trovare se stessa o le proprie conoscenze, rendendo gradevole la lettura e interessante l’evolversi degli eventi. 
E’ un libro accogliente, fresco, vivo e donna. L’affetto fa da protagonista, quello tra uomo e donna ma in particolare quello filiale, il legame straordinario che si crea solo all’interno degli indissolubili tessuti familiari.

La Donnelly ha saputo far rivivere atmosfere e valori della famiglia March raccogliendoli con cura e tatto, come si fa con i gioielli preziosi, e posandoli davanti ai nostri occhi moderni tra le pieghe delle corte gonne di casa Atwater, aggiungendovi valore senza mutarli.
Certo….la Alcott è la Alcott. E la famiglia March non sarà mai eguagliata, neppure dalle sue discendenti.

L’AUTRICE
Gabrielle Donnelly è nata e cresciuta a Londra, dove ha scritto per diverse riviste femminili, prima di trasferirsi a Los Angeles e specializzarsi in giornalismo dello spettacolo. Insieme a Julia Braun Kessler ha pubblicato, con lo pseudonimo di Julia Barrett, Presumption: An Entertainment, uno dei primi sequel di Orgoglio e pregiudizio. Vive a Los Angeles con il marito ed è una fan sfegatata di Louisa May Alcott da quando era bambina. 


Regalo consigliato per amiche, mamme, zie, nonne, sorelle…che abbiano amato Louise May Alcott o che ancora non l’abbiano scoperta. Perché l’amore è sempre amore, e riscoprirlo fa bene in ogni caso.

Voto: 7

Con affetto,
Irene

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7 pensieri su “Recensione "Le lettere segrete di Jo": un tuffo nell’infanzia

  1. sebbene io non abbia mai perdonato alla Alcott il non far finire Jo con Laurie sono molto affezionata a piccole donne, per cui quando “Le lettere segrete di Jo” mi è capitato sotto gli occhi non ho potuto non comprarlo e fortunatamente non me ne sono pentita affatto :)

  2. Cara Kassandra,
    io ho capito solo da pochi anni le ragioni profonde che hanno spinto la Alcott alla scelta del professore tedesco anziché di Laurie per la brillante Jo, vera protagonista del romanzo.
    Anche io sono stata per molto tempo contrariata da questo finale…quindi ti capisco benissimo.

  3. Qualunque storia, comunque ben scritta ed emozionante, che si ricolleghi alle mie storie preferite la leggo sempre volentieri. E' successo lo stesso con Orgoglio e Pregiudizio, Jane Eyre..anche quando vengono talvolta stravolte. Non riesco più a muovermi nel mondo editoriale, è diventato troppo vasto, quindi grazie per aver parlato di questo, lo leggerò :) Piccole Donne è una delle fondamenta del mio amore per i libri

  4. E' vero! Non ricordavo più quella sensazione di stupore, a non vedere Jo alla fine ricambiare l'affetto di Laurie..mi avete riportato alla mente il mio stato d'animo :D e poi scoprire che sposa Amy divenuta grande. Che strano quel finale ai miei occhi di ragazzina.. :)

  5. Grazie per la segnalazione Irene, corro subito a procurarmelo! condivido appieno che la magia del romanzo originario non va intaccata…quanti bei ricordi, il Natale la recita le gioie e i dolori e quel prof. Tedesco che poi nello straordinario film con la Taylor hanno fatto interpretare a un giovane Rossano Brazzi, che del tedesco proprio pochino aveva ! :)

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