Intervista alla scrittrice Juliet Gael: conversando con l’autrice di "Romancing Miss Bronte"

Juliet Gael – copyright Rhoderic Land

Questo
post avrebbe dovuto essere pubblicato nell’ambito delle “Bronte’s
Weeks” organizzate nei mesi passati da questo stesso blog;
purtroppo però l’autrice alla quale abbiamo posto le nostre domande
si trovava all’estero, dunque le è stato possibile avere le domande
e rispondere solo al suo ritorno in Italia, poco tempo fa. Mi scuso
quindi per il ritardo e spero che apprezzerete ugualmente
l’intervista.

Desidero
ringraziare 
davvero
di cuore Juliet Gael, autrice del libro “Romancing Miss Bronte”
di cui abbiamo già parlato in un
 precedente
post
,
per la disponibilità e gentilezza che ci ha dimostrato accettando di
fare quest’intervista. Ecco qualche informazione in più su di lei
tratta dal sito ufficiale del suo romanzo sopracitato.
Juliet
Gael
 è
cresciuta nel Kansas, dove si è laureata in letteratura francese.
Successivamente ha preso la specializzazione in Studi sul Cinema alla
University of Southern California di Los Angeles e in Letteratura
inglese presso la University of California di Los Angeles. Ha vissuto
quindici anni a Parigi, dedicandosi alla scrittura. Vive attualmente
a Firenze. In questo momento Juliet sta lavorando a un nuovo romanzo,
sulla vita di Mary Shelley, autrice di “Frankenstein.”

Iniziamo
con l’intervista!

1)
Leggendo qualche cenno biografico che si può trovare sul suo sito
dedicato a “Romancing Miss Bronte”, ho notato che i suoi
studi ed il suo lavoro a Parigi sono stati orientati verso il mondo
del cinema. Quando e come è avvenuto il salto dalla sceneggiatura al
romanzo?

I
took a Master’s Degree in French Literature, and after that degree
I continued with university courses in English literature as well.
 But as a reader I don’t limit myself to English or French
literature.  I’ve read widely other national literature as
well – Russian, Polish, South American.  At one point I
considered doing a Doctorat in Comparitive Literature.  So
novels and literature are the foundation of my education.  I
have always considered myself first and foremost a storyteller; I
love storytelling, whether in film or the written word.  When I
was working as a screenwriter, I learned that screenplays really are
not about the written word.  They’re a blueprint for the
director to tell a story visually.  I wanted to tell my stories
through the written word. 

Ho
conseguito un master in Letteratura Francese  e successivamente
ho proseguito il mio percorso di laurea frequentando anche corsi di
Letteratura Inglese. Come lettrice non mi sono limitata alla
letteratura inglese o francese: ho letto anche molti libri di
letteratura Russa, Polacca, Sud Americana. Ad un certo punto ho preso
in considerazione di fare un Dottorato in Letteratura Comparata, così
il romanzo e la letteratura in generale sono alla base della mia
formazione. Ho sempre pensato a me stessa principalmente e
primariamente come una narratrice. Mi piace moltissimo narrare
storie, che lo faccia attraverso un film o la carta stampata.
Lavorando come screenwriter ho imparato che le sceneggiature hanno in
realtà poco a che fare con lo scritto: esse sono un modello
attraverso il quale il regista può raccontare visivamente la storia.
Io invece volevo narrare le
 mie storie attraverso
la pagina scritta. 

2)
Un’altro aspetto che mi ha colpito è che i suoi studi si sono
concentrati sulla letteratura francese, mentre nel suo romanzo
“Romancing Miss Bronte” ci ha raccontato la vita e l’arte
delle tre sorelle Bronte, pilastri fondamentali della letteratura
inglese, dimostrando grande conoscenza del loro mondo e delle loro
opere nonché grande passione. Ci racconta come il suo interesse si è
spostato dalla Francia all’Inghilterra, e cosa apprezza maggiormente
di questi due mondi letterari tanto distanti?

(I
answered this question abov
e)
(
Ho risposto a questa domanda in quella precedente)
Percy e Mary Shelley, Lord Byron citati da J. Gael

3)Nel
suo romanzo “Romancing Miss Bronte” è ben presente il
riserbo che Charlotte, Emily ed Anne avevano per la loro arte. Jane
Austen aveva un campanellino nella porta del salottino dove scriveva
i suoi romanzi che la avvertiva dell’arrivo di qualcuno in tempo
perché potesse mettere via le sue pagine. Anche lei ha questa
riservatezza per il suo lavoro e come spiega questo fenomeno comune a
molte scrittrici,soprattutto del tempo ?

I’m
currently working on a novel about the lives of Mary Shelley, the
author of Frankenstein, and her husband Percy Shelley, the great
romantic poet.  Percy frequently complained about having to be
sociable, to entertain ‘all the smiling faces’, and it’s a
phenomenon that a writer like myself understands perfectly.  He
was quite different from his friend Lord Byron, who wrote very
rapidly and with great ease, and could spend the night drinking with
his friends and get up the next afternoon and dash off another
hundred lines of Don Juan.  Shelley, I believe, was much more
sensitive to external sensations that might disturb him – he
desired the company of only a few close friends, friends with whom he
was perfectly at ease, and the last thing he wanted was to force
himself to be sociable with people who might emotionally drain him.
 One of the few books I’ve ever read about the writing process
was “Being a Writer” by Dorothea Brande.  I came to writing
the old fashioned way – by reading novels.  The only writing
class I ever took was a screenwriting class, which is entirely
different from writing novels.  Anyway, I came upon this book
after I’d already been writing several years, and it validated my
instinctual approach to writing.  It talked about what a writer
needs to do to ‘get into the flow’ – how a writer needs to live
their life in order to allow the brain to be creative.  The
creative process requires tremendous emotional as well as mental
energy, and a writer needs to learn how to preserve and create that
energy.  That’s what this ‘reserve’ – ‘reserbo’ –
is all about. 


Attualmente
sto lavorando su un nuovo romanzo basato sulla vita di Mary Shelley,
l’autrice di Frankenstein, e suo marito Percy Shelley, i grande poeta
romantico. Percy lamentava la necessità di doversi mostrare
socievole ed intrattenere “tutte quei volti sorridenti”: è
questo un fenomeno che gli scrittori come me comprendono
perfettamente. Egli (Percy) era un po’ diverso dall’amico Lord Byron,
che scriveva rapidamente e con enorme facilità, potendo così
passare una nottata a bere con gli amici per poi svegliarsi il
pomeriggio seguente e buttar giù un centinaio di righe del “Don
Juan”. Credo che Shelley fosse molto più sensibile alle
sensazioni esteriori che potevano disturbarlo: apprezzava e
desiderava la compagnia solo di pochi intimi amici con i quali era
perfettamente a proprio agio. L’ultima cosa che voleva era forzare se
stesso ad essere amichevole con persone che l’avrebbero potuto
prosciugare emotivamente. Uno dei pochi libri che ho letto riguardo
allo scrivere come processo è “Being a Writer” di Dorothea
Brande. Mi sono avvicinata all’arte della scrittura alla vecchia
maniera: leggendo romanzi. In ogni caso, sono giunta a questo libro
dopo svariati anni come scrittrice ed esso ha così convalidato il
mio istintivo approccio alla scrittura. Spiegava ciò che uno
scrittore necessita per “entrare nel flusso” ( ovvero avere
l’ispirazione) – come cioè uno scrittore deve vivere la propria vita
per permettere alla propria mente di essere creativa. Il processo
creativo richiede straordinaria energia emotiva e mentale, quindi uno
scrittore deve imparare a preservare e creare tale energia. Questo è
tutto ciò che significa e concerne il “riserbo” di cui
parlavi.

4)
Charlotte è posta al centro della narrazione del romanzo come
protagonista nonché io narrante, e questo sebbene tutti i personaggi
– gli altri membri della famiglia Bronte ed Arthur, ma in particolare
le altre due sorelle – siano disegnati in modo preciso, efficace e
direi profondo. La sua scelta è stata determinata da una particolare
simpatia per Charlotte rispetto ad Emily ed Anne, dal fatto che sulla
sua vita sono giunte a noi maggiori informazioni rispetto a quella
delle altre due oppure perché riteneva che fosse un personaggio più
semplice da approfondire caratterialmente e psicologicamente?
Charlotte Bronte
I
don’t know if Charlotte was any easier to develop psychologically,
but she had what is essential as a protagonist in a novel: conflict,
both external and internal.  Anne’s life was much smaller than
Charlotte’s, her desires less complicated.  Emily was inded a
very mysterious character, but again, her life was very reclusive,
and she was not engaged with the external world like Charoltte was. 
Emily’s character could be a fascinating study if you wanted to
write a more internal novel, and there has been some ‘fan fiction’
that has done that, but Romancing Miss Bronte is not that type of
novel.  It tells a true story, and it’s up to me, the author,
to fashion that story in such a way that the reader is continually
engaged and turning the pages.

Non
so se Charlotte fosse più semplice da sviluppare psicologicamente,
ma sicuramente possedeva le caratteristiche necessarie a divenire la
protagonista di un romanzo: conflittualità interiore ed esteriore.
La vita di Anna era molto più ridotta rispetto a quella di Charlotte
ed i suoi desideri molto meno complessi. Emily era certo un
personaggio molto misterioso ma, anche nel suo caso, la sua vita
passò pressoché reclusa e non ebbe rapporti tanto frequenti con il
mondo esterno, come invece ebbe Charlotte. Emily potrebbe essere
affascinante come personaggio da studiare volendo scrivere un romanzo
introspettivo e circoscritto – e ci sono tante fanfiction che hanno
fatto questo – ma “Romancing Miss Bronte” non è quel tipo
di romanzo.
Racconta
una storia vera e sta a me, autrice, rendere affascinante tale storia
facendo sì che il lettori sia coinvolto in modo continuativo e
spinto a scoprire sempre la pagina successiva.

5)
Mi è piaciuta moltissimo l’analisi che ha fatto della relazione fra
Charlotte ed Arthur; ho apprezzato molto come l’ha portata avanti e
fatta evolvere nel corso della storia. E’ stato particolarmente bello
vedere come ha dato spazio non solo al genio ed all’interiorità
emotiva di Charlotte ma anche alla descrizione del rapporto che lei
aveva con il proprio corpo e con l’idea che esso appartenesse ad
un marito dopo 37 anni di esclusivo possesso. Come è riuscita ad
entrare così nel profondo della sua personalità da riuscire ad
immaginare realisticamente la sua intimità ed il suo rapporto con
Arthur?

Charlotte Bronte ed Arthur Bell Nicholls
First
let me say that I’m very gratified that you appreciated the way I
developed their relationship.  Again, one of the keys was
conflict: Arthur begins as a very under-appreciated, even ridiculous
figure, a man whom both Charlotte and her father consider beneath
them.  He is her father’s curate, his assitant, and as we see
Arthur’s growing love we know that her father will not settle for
it.  Her father’s refusal to allow Arthur to ‘court’ his
daughter, his outrageously unreasonable hatred for Arthur, is the
obstacle that allows Arthur’s true nature, his goodness,
reliability and dependability, his tenacity and loyalty, all
wonderful qualities, to emerge.  If Charlotte’s father had not
objected, she might not have seen what a truly good man he was, and
how truly he loved her!  Of course I did a tremendous amount of
research on the time period – I also read a lot of Charles Dickens!
– in order to portray a curate in England in 1840 in an authentic
manner.  Also, I believe that Charlotte truly found a very
physical, sexual satisfaction with him – although we certainly
don’t know the details!  But the way she behaved with him
after their marriage suggest that they had a very real physical
intimacy.

Prima
di tutto lasciami dire che mi gratifica molto sapere che hai
apprezzato il modo in cui ho sviluppato la loro relazione. Ancora una
volta la chiave di tutto è lo scontro: Arthur appare inizialmente
come una figura sotto-apprezzata, addirittura ridicola, un uomo che
sia Charlotte che suo padre considerano loro inferiore. Egli è il
curato del padre di Charlotte, il suo assistente, e via via che
vediamo crescere l’amore di Arthur sappiamo che il padre di lei non
ne è affatto contento. Il rifiuto del padre di Charlotte di
permettere ad Arthur di fare la corte alla ragazza, il suo
oltraggioso ed irragionevole odio verso di lui, costituisce
l’ostacolo che fa emergere la vera natura del giovane curato: la sua
bontà, la sua affidabilità e fedeltà, la sua tenacia e
lealtà…tutte le sue meravigliose qualità. Se il padre di
Charlotte non si fosse opposto, ella avrebbe potuto non vedere mai
che uomo davvero stupendo egli fosse e quanto egli sinceramente
l’amasse! Ovviamente, ho fatto un enorme quantità di ricerche sul
periodo in cui si svolge la storia – ho letto moltissimo Dickens! –
per poter rappresentare fedelmente un curato inglese del 1840.
Inoltre, credo che Charlotte trovasse una vera soddisfazione fisica
con lui – anche se ovviamente non conosciamo i dettagli! Il modo in
cui ella si comportò con lui dopo il matrimonio, comunque, ci
suggerisce che abbiano avuto un’autentica intimità fisica.

6)
Dal momento che prima di dedicarsi al romanzo storico ha scritto
anche romanzi rosa contemporanei, in cosa trova che l’ambientazione
storica rappresenti una difficoltà maggiore per uno scrittore, ed in
particolare adattare la propria storia nella società ottocentesca
inglese?

Illustrazione tratta da “Opere” di C. Dickens
I
can only speak to my own experience as a writer of historical
fiction.  I’m working with particularly demanding subjects,
the Brontes and the Shelleys, because so much scholarship has been
written about them, and so many readers have their own prejudices
about their lives.  First of all, the drama in their lives
appealed to me.  Their personal lives, and their lives as
writers, were subjects I could identify with, even though they lived
200 years ago.  Yet, they had challenges that most contemporary
women don’t have to deal with, such as the secrecy of their lives,
how they concealed their ambitions from the men in their family, and
the dominant patriarchal authority.  I found those conflicts
fascinating precisely because they have disappeared from the lives of
many contemporary women.  Dealing with literary icons, it was a
terrific challenge to portray them in an accurate light, and at the
same time allow myself the kind of creative freedom I need to write
with passion.  I wrote the Bronte book with a strong flavor of
the period; the Shelley book will be much more contemporary in its
style.

Posso
parlare solo della mia personale esperienza come scrittrice di
fiction storiche. Ho lavorato e lavoro su soggetti particolarmente
impegnativi – le Bronte’s e gli Shelley’s – perché molto è stato
scritto su di loro e molti lettori hanno i loro pregiudizi sulle loro
vite. Prima di tutto, il drama presente nelle loro esistenze mi
attraeva molto. La loro vita privata e quella di scrittori/scrittrici
erano soggetti con i quali potevo identificarmi, anche se con 200
anni di distanza. Tuttavia avevano sfide con le quali la maggioranza
delle donne moderne non devono cimentarsi come il mantenere segrete
le loro identità, come nascondere le proprie ambizioni agli uomini
di casa ed affrontare la predominante autorità patriarcale. Ho
trovato questi conflitti affascinanti proprio perché sono spariti
dalla vita di molte donne di oggi. Trattandosi di icone letterarie
era una sfida terrificante rappresentarle sotto una luce accurata ed
allo stesso tempo permettere a me stessa la libertà creativa di cui
ho bisogno per scrivere con passione. Ho scritto “Romancing Miss
Bronte” con gusto molto conforme a quello del periodo; la mia
nuova opera incentrata sulla famiglia Shelley avrà uno stile molto
più contemporaneo.

7)
Sebbene senza alcuna pretesa, anche io sto provando a diventare una
scrittrice, ed ho scritto un romanzo ambientato proprio nella stessa
epoca di cui parlavamo. L’ostacolo più difficile che incontro nello
scrivere è quello di inventare la storia e soprattutto i personaggi,
caratterizzandoli in modo tanto efficace che diventino reali e
tangibili. Come è riuscita, nei suoi precedenti romanzi, a superare
questo problema?

I
immerse myself.  I start with reading biographies, of which I
read dozens for the Brontes.  I read letters, journals, written
by the Brontes as well as their contemporaries.  I have an
instinct for the drama, and that’s what I’m looking for,
subconsciously, when I read.  Historical fiction needs to be
grounded in the period, and I read other novelists of the period –
Dickens was very good for that – and books about the habits and
customs of the time period to give you the details you need. 
What they ate, how they drove around town, what their beds looked
like.  I rely heavily on paintings and portraits of the period,
to get a feel for dress and attitude, hair. But to bring the story
alive, I rely on the rules I learned as a screenwrite: show, don’t
tell.  If a character is timid – you need to portray him
interacting with others,   behaving in a timid manner, not
just say he’s timid. Character is revealed through what people say
and what they do.  You have to recreate that.  

Mi
immergo completamente. Inizio col leggere biografie – ne ho lette
dozzine sulle Bronte. Ho letto lettere, diari scritti dalle Bronte
come dai contemporanei. Ho un particolare istinto per il dramma e,
anche se inconsciamente, è questo che cerco mentre leggo. Le fiction
storiche hanno bisogno di basarsi sul periodo e per questo leggo
altri romanzieri dell’epoca – Dickens è davvero ottimo per questo
scopo – e libri che illustrano le abitudini ed i costumi dell’epoca
così da ricevere i dettagli di cui necessito. Cosa mangiavano, come
guidavano attraverso la città, come erano i loro letti. Mi affido
molto ai quadri ed ai ritratti dell’epoca per avere un’idea
dell’abbigliamento, delle acconciature, delle mode. Tuttavia per
rendere viva la storia, faccio mia la regola che ho imparato come
sceneggiatrice: mostra, non dire. Se un personaggio è timido devi
mostrarlo quando egli ha a che fare con gli altri, facendolo
comportare in modo timido, non semplicemente dicendo che è timido.
Il carattere si rivela attraverso ciò che la gente dice e fa.
Bisogna ricreare questo processo anche nella storia.

Avendo
apprezzato “Romancing Miss Bronte” ringraziamo Mrs Juliet Gael per aver regalato anche al pubblico italiano
questo suo romanzo e siamo in attesa, come confido anche tutti coloro
di voi che hanno letto il suo romanzo biografico di Charlotte Bronte,
la sua prossima fatica incentrata sulla poetica coppia Mary e Percy
Shelley. Spero che avrete trovate interessanti le nostre domande…ed
altrettanto le risposte che l’autrice ha tanto accuratamente
preparato.

Con
affetto,
Irene
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4 pensieri riguardo “Intervista alla scrittrice Juliet Gael: conversando con l’autrice di "Romancing Miss Bronte"”

  1. Wonderful post, thank you.Your blog is lovely.

    I always loved the story of Charlotte Bronte and Arthur Bell Nicholls. The scenes where he can no longer control his emotions are right out of a Bronte novel. Whatever his limits intellectually as compared to Charlotte, Arthur Bell Nicholls spoke Charlotte Bronte's emotional language in real life as perhaps no one else did.

    If we look at thier dying words, spoken 50 years apart , one can guess at the extent of thier brief happiness. Terribly brief, yes, but happiness achieved is more important than the time it is given.

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