Vi racconto le mie "Domeniche da Tiffany" – doppia recensione

Prima di leggere questo post, voglio che ognuno di voi chiuda gli occhi e torni con la mente alla sua infanzia. Riuscite a sentirvi di nuovo bambini? Usate un pizzico della magia alla quale solo l’immaginazione dei piccoli sa dare vita. Immergetevi completamente in quello straordinario, unico periodo della vita di ognuno di noi. Ripensate ai sapori ed agli odori che vi facevano impazzire, ai luoghi più cari della vostra memoria, ai ricordi zuccherosi o amari che tutti noi ci portiamo dentro mentre diventiamo grandi e che restano nel nostro cuore per sempre. Cercate di guardare per un attimo il mondo intorno a voi con gli occhi di un bambino o di una bambina, con i colori ed i profumi che vi facevano sorridere ed emozionare. Ci siete riusciti?

Ora siamo nella giusta condizione di cuore per apprezzare il libro di cui oggi desidero parlarvi. L’anno scorso gli dedicammo il primo “Teaser Tuesday” di Cipria e Merletti, un’iniziativa passata del nostro blog. Ebbene…stasera invece voglio raccontarvi tutta la dolce magia di questo romanzo, capace di rapirci e travolgerci facendo ridere eccitata la bimba e l’adulta che convivono in noi.

“Ogni particolare di quei pomeriggi di domenica è custodito con cura nella mia memoria… . E’ ovvio che stessi bene in quelle domeniche, perché avevo la compagnia di Micheal. Micheal, il miglior amico del mondo. “

Trama 

Quella che ci racconta un inaspettato James Patterson, è la storia di una bambina intelligente, dolce e sensibile che si sente molto sola. La madre di Jane è una produttrice teatrale molto importante, lavora giorno e notte e così non ha tempo da trascorrere insieme alla sua bambina. Io l’ho immaginata come una donna prosperosa, dalla lunga chioma rossa, le labbra sempre tinte di rosso ed i tacchi alti. Una signora affascinante ed impegnatissima, eccellente nel suo lavoro ma non altrettanto come madre. Per fortuna la piccola Jane non è una bambina qualsiasi ed il Cielo le ha donato un regalo molto speciale. Jane ha un amico immaginario che la segue ovunque lei vada, trascorre ogni attimo con la piccola divertendosi insieme a lei, proteggendola, prendendosi cura della sua giovane amica e condividendo con lei tutti i giochi più belli, i dolci più buoni, le lacrime più salate e le gioie più dolci. Jane e la bambina più felice del mondo.
Un giorno però, Micheal la porta nel loro posto preferito, la fa sedere e dopo averle detto quanto le vuole bene, le confida di doverla lasciare per sempre. La regola degli amici immaginari impone loro di lasciare i bambini che hanno il compito di aiutare allo scoccare del loro decimo anno di età. Dopo quel momento, i bimbi non ricordano più i propri amici immaginari ma grazie al loro aiuto sono pronti per crescere e diventare grandi. Ma per Jane e Michael la regola non funziona. La piccola ricorda quello che ai suoi occhi è stato il miglior amico del mondo, tanto reale per lei quanto immaginario per gli altri. Piange, soffre, si dispera per settimane ed infine si rassegna alla realtà, cioè che Micheal non tornerà più e che da quel momento dovrà cavarsela da sola. Cerca di non pensare a lui perché sarebbe inutile, tuttavia non dimentica mai Micheal, ed il ruolo che ha avuto nella sua vita. Sa che nessuno la conoscerà quanto la conosceva Micheal e che nessuno riuscirà a farla sentire pienamente felice come quando trascorreva la sua vita con lui, “il miglior amico del mondo”.
Poi veniamo catapultati nella New York di vent’anni dopo. Jane è ormai una donna adulta, con un lavoro stabile ed un matrimonio imminente. Improvvisamente, all’uscita della boutique di Tiffany dove era solita andare con Micheal, lo vede. Vede dall’altro lato della strada il suo Micheal, apparentemente in carne ed ossa, che le sorride.
E’ possibile che l’abbia ritrovato? Che dopo tanti anni possa tornare ad essere incondizionatamente felice come quella bambina di nove anni, immaginando le vite dietro ai volti dei passanti seduta accanto alla sua anima gemella, il solo uomo che ha sempre saputo amarla ed il solo che lei possa amare senza riserve? Potrà rimanere per sempre al suo fianco o la lascerà ancora, come vent’anni prima?

Opinioni personali 
Rischio di essere molto sdolcinata, quindi se siete allergiche alle smancerie vi consiglierei di scorrere veloce fino alla fine del post…ed andare immediatamente a comprare il libro senza ulteriori indugi.
Vedete, questo libro mi ha toccata profondamente. La storia d’amore fra Jane e Micheal è fra le più commoventi e dolorosamente sospirate che abbia mai letto, irreale nella sua parte un po’ fantastica dell’uomo/amico immaginario/angelo custode ma tremendamente reale nei sentimenti che racconta; tuttavia non è solo questo che la rende una grande storia. Per quanto riguarda la mia esperienza, è stata capace di coinvolgermi e farmi volare sui nastri di seta colorata dell’immaginazione e della speranza, in un momento particolare della mia vita in cui avevo perso ogni gioia ed ogni fiducia anche solo nell’esistenza dell’amore. Tuttavia ha fatto più di questo. Mi ha fatto ripensare alla mia infanzia, riportando sapientemente a galla vecchi dolori e dandomi una piccola spinta per superarli. Mi ha aiutato a far pace con la bambina (e la ragazzina) che vive e vivrà sempre dentro di me e mi ha dato la forza di credere in me stessa e nella vita anche quando qualcosa mi sembra impossibile o irreale. Cosa c’è di più irreale di un’amico immaginario?
Forse ora mi considererete sciocca e poco “professionale” perché non si tratta di una recensione vera e propria, perché sto solo parlando dei miei sentimenti e di impressioni intimamente ed esclusivamente personali e perché un romanzo che racconta la storia d’amore fra una donna ed il suo amico immaginario è riuscito a farmi avere di nuovo la pace e la serenità derivanti dalla consapevolezza che l’uomo è capace di quell’amore autentico e puro che ci viene presentato dai libri e dai film romantici. Ebbene sì…ho voluto fare uno strappo alla regola. Sapevo che non sarei riuscita a rimanere oggettiva e analitica nella recensione di questo libro, ma desideravo tanto farla  e farla in questo modo perché spero che per qualcuna delle mie lettrici questo libro possa diventare prezioso e “catartico” quanto lo è stato per me.

Critica “seria” o quasi 
J. Patterson è universalmente conosciuto per la sua grande capacità di ideare gialli e thriller che catturano l’attenzione del lettore e sanno essere originali e interessanti, ricchi di suspense ma piacevoli da leggere anziché mattoni impegnativi. Devo dire che James Patterson versione romanziere romantico è stata una scoperta davvero positiva. Dopo aver letto non solo “Domeniche da Tiffany” ma anche “A Jennifer con amore” e “Il diario di Suzanne” posso riconoscergli un grande talento di narratore dei sentimenti femminili, pur essendo un uomo e per di più uno scrittore abituato a raccontare storie di omicidi ed indagini che richiedono uno stile narrativo, un ritmo ed un approfondimento delle vicende e dei caratteri molto differenti dalle storie sentimentali. E’ riuscito a spostare lo sguardo e vedere le cose da un punto di vista totalmente diverso, riuscendo a rendere anche questo reale e tangibile. Naturalmente non è un romanzo impegnato o impegnativo e sono certa questo non fosse neppure l’obiettivo del suo scrittore. Nasce come libro d’intrattenimento, leggero ma piacevole per passare qualche ora di rilassante lettura. Tuttavia se letto in modo meno superficiale, con una diversa attitudine mentale e soprattutto del cuore, come vi ho dimostrato con la mia stessa esperienza sa andare più in profondità nell’animo e nella sensibilità umana, sia maschile che femminile, e sa raccontarci la vera natura dell’amicizia e dell’amore che desidera ardentemente il bene altrui ancor prima del proprio. E’ una scrittura scorrevole ma non “oleosa”, perché ha un ritmo musicale e tale quasi da cullare il lettore ma senza farlo scivolare all’ultima pagina privato di una pausa per aver tempo di riflettere, immedesimarsi, lasciarsi trasportare. Tutto dipende da come lo si legge. 
Può essere un buon libro da spiaggia, come un romanzo che sussurra al nostro cuore. Sta a voi scegliere quale delle due funzioni preferite che abbia per voi stesse, giacché sono entrambe lecite ed esso sa svolgerle tutte e due egregiamente. Non darò voto…datelo voi lettrici per me. Niente potrebbe esser maggior soggettivo della percezione individuale di questa storia.

Il film 

Ecco il trailer esteso del film

Recentemente ho scoperto che nel 2010 ne è stata fatta una trasposizione cinematografica, che ha visto protagonisti Alyssa Milano nel ruolo della Jane adulta ed Eric Winter nei panni di Michael, per la regia di Mark Piznarski (Gossip Girl, Everwood, Veronica Mars, 90210, American Dreams…). I due attori principali mi sono piaciuti molto, e devo dire che anche quell’odioso mostro di egocentrismo di Hugh è perfettamente interpretato da Ivan Sergiei. In particolare però ho apprezzato Eric Winter che è stato capace di rendere almeno in parte la dolcezza e la cura amorevole che Michael ha verso Jane (gli sguardi che Eric/Michael rivolge ad Alyssa/Jane sono un concentrato di passione,affetto,comprensione,complicità,senso di protezione….), ma anche il suo essere ancora bambino e la sua capacità di far innamorare la donna che ha di fronte non solo in nome dei vecchi tempi, ma con la sincerità la bontà e la profondità della sua sensibilità e dei suoi sentimenti. Basta smancerie!

Michael e Jane ancora bambini, felici ed inseparabili.

Il film non è certo un capolavoro da Oscar, ma è piacevole da seguire e racconta abbastanza bene la storia, seppur condensata, del libro. In fondo purtroppo sono sempre condensate quando vengono riportate sullo schermo! Ci sono delle piccole differenze di trama e di contenuti, come ad esempio il fatto che il Michael dell’infanzia di Jane sia lui stesso un ragazzino, mentre nel libro lo si immagina già grande, ed è proprio per questo che Jane riesce poi subito a riconoscerlo, anche se dubitando della propria sanità mentale. Nel film Jane inizialmente riconosce ciò che quell’uomo le provoca, ciò che il suo istinto le sussurra riguardo a lui, più che lui stesso. A parte simili piccole adattamenti della trama, non cambia tantissimo l’atmosfera del romanzo, sebbene sulla pagina stampata con le parole di J. Patterson tutto sia più travolgente, più intimo e sviluppato più pienamente, grazie alla maggiore disponibilità di spazio.
Ve lo consiglio e non dico altro. Ho già detto troppo.
Buona lettura e buona visione.


Con affetto,
Irene

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