Narrativa golosa! Immergiamoci nei deliziosi aromi di "Chocolat" – recensione multipla

Ultimamente scorrendo i titoli in qualsiasi libreria, virtuale o fisica, si può trovare un filone di narrativa molto recente ma già abbastanza consistente che gioca sul tema della cucina, del gusto e della golosità e che ha come fil rouge il raccontare storie e vicende attraverso il ricordo di odori e sapori. Si vedano ad esempio “I giorni del miele e dello zenzero”, “Amore Zucchero e Cannella”, “La collezionista di ricette segrete”, “La cucina degli ingredienti magici”, “Il profumo del pane alla lavanda”, “Il sentiero nascosto delle arance”, “Il gusto segreto del cioccolato amaro”, “Giorni di zucchero, fragole e neve”, “La scuola degli ingredienti segreti”, “La città che profuma di coriandolo e cannella”, “Il sapore della felicità” ecc ecc…


Non continuo la lista perché sarebbe abbastanza corposa (e già lo è così!) ma questo per farvi capire che il filone è, direi, consistente ed ha un discreto successo a giudicare dall’allargarsi delle fila di romanzi e romanzetti dai titoli (più o meno tutti uguali, per altro) che fanno riferimento a ricette, ingredienti e leccornie che stuzzichino le “papille gustative mentali” del lettore. Non mi sono addentrata molto nella conoscenza di questo caso letterario composito, tuttavia direi che il valore letterario e stilistico medio di queste opere è piuttosto bassino. 
Vianne con la figlia Anouk

Facendo qualche passo indietro nel tempo e tornando al 1999 troviamo invece nel panorama della narrativa straniera un libro di tutto rispetto, che non usa la golosità e lo stimolo del gusto per rientrare in una corrente di libri che “vanno” (e quindi come specchietto per le allodole o pretesto per scrivere di tutt’altro) ma si propone di farne realmente il proprio fulcro, trattando questo tema ad un livello e con uno stile più elevato rispetto a questi “ritardatari”.

Stiamo parlando del romanzo “Chocolat” pubblicato dalla scrittrice inglese Johanne Harris ed arrivato in Italia nel 1999. 
Quest’opera ha avuto il pregio dell’originalità e di conseguenza il premio di un successo maggiore rispetto a questi romanzi di serie B (testimoniato anche dalla produzione di un film l’anno successivo), ma non solo. “Chocolat” distrugge con un pizzico di ironia i pesanti macigni del bigottismo, della chiusura mentale e dell’invidia che schiacciano ogni società (ma che all’alba degli anni ’60 vedeva un’apice) e fanno condannare ed emarginare coloro che si permettono di godere nella propria vita di ciò che è il piacere – lecito naturalmente – e la gioia di divertirsi, prendendone come emblema o simbolo il cioccolato. 
Vedete bene quindi che non si tratta di usare una cucina ed un libro di ricette, spiattellando al lettore qualche sapore particolare o qualche profumo qua e là per le pagine giusto per rispettare il fil rouge forzato che abbiamo scelto, per poi raccontare di colpi di fulmine, scappatelle e pene d’amore. 
Ho trovato “Chocolat” un romanzo serio, che dietro l’aroma intenso del cioccolato in lavorazione racconta temi importanti, presenta personaggi e stereotipi di persone che tutti noi incontriamo nella vita di ogni giorno, alcuni da evitare altri da accogliere nella nostra vita ed altri ancora da combattere.
P.s. Nella mia edizione però, in fondo, ci sono le ricette delle prelibatezze citate nel romanzo!

«Avvincente quasi come il banchetto di Trimalcione e istruttivo come l’Artusi» (Marina Gersony, «il Giornale»). 

«Piacerà alle lettrici anche per questo: perché le pagine più belle sono quelle che inneggiano alla golosità e l’autorizzano» (Carmen Covito, «Corriere della Sera»). 

«Un elogio della felicità che può dare il cibo» (Maria Luisa Agnese, «Specchio della Stampa»). 

«Un libro che odora di dolci e di zucchero, dove il piacere del cibo irrompe con forza» (Daniela Fabbri, «la Repubblica delle Donne»).


Trama 
Siamo a Lansquenet-sous-Tannes, un villaggio al centro della Francia, dove la vita scorre placida. Un po’ troppo placida: sono rimasti soprattutto gli anziani – contadini e artigiani – mentre i giovani sono partiti verso la città. È una comunità chiusa, dominata con rude benevolenza dal giovane curato Francis Reynaud. È martedì grasso – una tradizione pagana avversata dalla Chiesa – quando nel villaggio arrivano Vianne Rocher e la sua giovane figlia Anouk. Vianne rileva una vecchia pasticceria, e la trasforma in una cioccolateria ribattezzandola “La Celeste Praline”. Ben presto il locale diviene un elemento di disordine agli occhi del curato, che non sopporta di vedere il suo tranquillo villaggio diventato “ribelle” e soprattutto felice. Lo scontro tra Benpensanti e Golosi, tra le delizie terrestri offerte da Vianne e quelle celesti – almeno a detta sua – promesse da padre Reynaud, tra Carnevale e Quaresima, diventa inevitabile.


Personaggi principali e stereotipi 

VianneE’ una donna simpatica e originale, che si diverte a godere della vita ed a viverla appieno. La sua curiosità è un motore che la anima e tuttavia talvolta sconfina nell’incostanza e mutevolezza. Prima insieme alla madre ed ora con sua figlia, ha sempre girato il mondo… vorticosamente non fermandosi più di una stagione, come in preda ad una continua ed angosciante ricerca di novità e stabilità ma senza mai accontentarsi di quelle trovate ed anelando a qualcosa di meglio… o solo di diverso. E’ una cosiddetta “donna di mondo” che ha passione per il suo lavoro tanto quanto per la vita stessa; indossa abiti alla moda e colori sgargianti ma è anche misteriosa, preda delle proprie superstizioni. Soprattutto, però, è una donna libera…e questo secondo la Harris è ciò che fa più paura al bigottismo. Vianne è anche una donna che ha paura ed è vittima delle sue stesse scelte, capace di grandi fragilità. E’ IL PIACERE DELLA VITA
Armande insieme al nipote

Reynaud: Prende sul serio il proprio compito ecclesiastico non per vera spiritualità ma per sete di potere, sotto una luce distorta di comando più che di guida, di controllo e non di conforto. E’ un giovane uomo orgoglioso, testardo e saccente, che si vanta della propria conoscenza e si ritiene superiore ai propri simili. Non è prete per vocazione pura e lo si capisce non solo dagli atti tremendi che compie in nome della salvaguardia morale della sua gente (ed in realtà del mantenimento del proprio potere) ma anche dalla strenua lotta che deve combattere contro se stesso ed i propri istinti e pensieri, infine cedendogli. Capace di meschinità e cattiveria ma intelligente e dunque in grado di comprendere quando alzare bandiera bianca e mettersi da parte, anche se forse senza cambiare opinione. E’ IL BIGOTTISMO E L’OTTUSITA’

Armande: è un’anziana donna eccentrica e dall’animo libero molto simile a quello di Vianne, sebbene un po’ più rassegnato a causa degli anni. E’ una ribelle anticonformista, l’unica in paese a non andare in Chiesa – non perché non sia religiosa ma perché odia l’ipocrisia ed il bigottismo di Padre Reynaud – e la prima a sedersi al bancone della Céleste Praline ed ordinare una cioccolata, nonostante il diabete. L’ho sempre vista come una Vianne invecchiata di qualche decennio. VEDERE LA VECCHIAIA COME ULTIMO PERIODO IN CUI GODERE APPIENO DELLA VITA
Vianne e Roux

Josephine: una moglie sfruttata e picchiata ma succube del marito perché convinta della propria fragilità ed impotenza. Grazie a Vianne riscopre la forza interiore di cui è capace ed il coraggio che sa tirar fuori all’occorrenza. Diventerà amica di Vianne, aiutandola nella cioccolateria. CHI INIZIA A VIVERE SOLO AD UN CERTO PUNTO

Roux: il classico animo dello zingaro, che non appartiene a nessuno e ad alcun luogo ma sceglie di vivere alla ventura, senza vincoli affettivi o barriere mentali. Senza pregiudizi. E’ un uomo dal carattere difficile ed i capelli rossi, capace di sensibilità ma anche di durezza. La sua libertà non è anelata e ricercata affannosamente come quella di Vianne, è insita nella propria natura e non condizionata dalla sua vita o dalle circostanze. Non sopporta legami che limitino la propria autonomia. E’ LA LIBERTA’ E LA TOTALE ESTRANEITA’ DALLA MASSA
Il film 
L’ho sempre trovato un grande film. Nominato a 5 Oscar e 4 Golden Globe…non so se mi spiego! 
Forse però il mio giudizio nasce dal fatto che uno degli attori principali è anche il mio preferito, Johnny Depp? Può anche darsi che ciò influisca nell’obiettività del mio giudizio, ma non è certo l’unica variabile. Il regista, Lasse Hallstrom, mi piace molto e l’ho apprezzato in altre direzioni. Anche il cast è di prim’ordine, e quest’ambientazione di Provenza mi attrae particolarmente.
Cast principale
Vianne Rocher: Juliette Binoche
Anouk Rocher:
Comte de Reynaud: Alfred Molina
Père Henri: Hugh O’Conor
Armande: Judi Dench
Joséphine: Lena Olin
Roux: Johnny Depp!!!
Due sono le principali differenze con il libro.
1. La figura di Padre Reynaud del romanzo viene sostituita nel film dal Conte di Reynaud, sindaco ed abitante più importante del paese che plagia il giovane e debole parroco, Père Henri, alla propria volontà. 
Non potevo non concludere con LUI!

2. Mentre nel romanzo Roux inizia a fare la corte a Josephine e vive con Vianne solo una notte di intimità nel quale dormono insieme distesi sul prato, nel film Roux e Vianne si innamorano. Sebbene vi siano solo occasionali accenni a questo sentimento durante il film, che passano come soffi leggeri, alla fine della pellicola Roux torna, sembra definitivamente, al fianco di Vianne.

Devo dire che se il mio spirito romantico di affezionata all’happy ending mi ha fatto gioire del secondo cambiamento fra film e libro, la prima modifica la trovo un po’ azzardata. E’ vero che è molto incisiva la figura del Conte di Reynaud, ma non credo che l’autrice avesse affidato il ruolo dell’antagonista al parroco casualmente e questo accorgimento cinematografico fa un po’ crollare il significato sociale che stava dietro a questo personaggio.
Tuttavia il fatto che l’aspetto superstizioso ed esoterico, che appesantisce il romanzo e me lo rende sgradito, sia stato molto attenuato nel film pareggia la bilancia.

Qualcuno ha scritto che si tratta di un “Footlose al cioccolato” e forse è vero. Certo è che Hallstràm, dopo Le regole della casa del sidro, torna ad indagare sulle dinamiche dello scandalo. Questa volta lo fa con i toni della commedia, avvalendosi di un cast di grande livello” (Scheda MyMovies)

 “GUSTO: il coinvolgente aroma del cioccolato si impossessa dello spettatore, che continua a salivare fino alla fine del film quando, in crisi di astinenza, corre a divorare una sacher intera. OLFATTO: il penetrante aroma del cacao amaro avvolge le vostre narici, invade la vostra mente e vi inebria del suo solo ricordo, con un’intensità che lo rende presente e reale. UDITO: le note del Minor Swing eseguite alla chitarra da Johnny Depp, la melodia che soffia con il vento del nord, il suono del sensualissimo ballo in riva al fiume si fondono all’acciottolio delle stoviglie, ai rumori delle mascelle misti ai languidi sospiri di piacere che seguono la degustazione; il tutto confezionato dalle risate e dalle lacrime delle donne che ci accolgono nella cioccolateria. VISTA: i nostri occhi si tuffano nello sguardo dello zingaro che viene da lontano e scoprono lontani paesi e grandi avventure. Poi ci incantiamo sui dettagli delle rosse scarpe di Vianne, dentro i suoi riccioli scomposti, nell’adorabile piega delle sue labbra. Beviamo i loro sguardi, e i loro baci come acqua nel deserto e ci rinfreschiamo con la bellezza semplice e istintiva della loro storia d’amore” (Pattie su MyMovies)

So di avervi abituati a dare dei voti sotto forma di numero, ma in questo caso non mi sento di darli. Mi perdonerete? Credo che come i gusti siano soggettivi ed ognuno di noi preferisca una diversa qualità di cioccolato, sia giusto lasciare alla decisione individuale come gustare questa dolce e speziata storia.
Buona lettura e buona visione, per chi di voi ancora non avesse letto il libro o visto il film – probabilmente pochi! Questo però mi sento dirlo: consigliatissimi entrambi.


Con affetto,
Irene

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6 pensieri riguardo “Narrativa golosa! Immergiamoci nei deliziosi aromi di "Chocolat" – recensione multipla”

  1. Quanto mi è piaciuto questo film…..
    tanto da averlo visto tante e tante volte.
    Ed ogni volta me lo gusto come se fosse la prima
    Alfred Molina nella parte del sindaco è
    stato grandioso
    Ma della colonna sonora cosa mi dici?
    Non è magnifica?? E'di Rachel Portman, un genio!!
    Love Susy x

  2. Ciao, ho letto anni fa Chocolat e devo dire che mi è piaciuto così come mi è piaciuto il film. Sul filone che ne è seguito…non so che dire. L'ultimo che ho letto è stato “Amore zucchero e cannella” e per quanto mi riguarda non posso che definirlo un bruttissimo libro. Copertina ben fatta, titolo allettante…e basta, il vuoto assoluto, anzi addirittura diseducativo con una protagonista che per risolvere i suoi problemi non trova di meglio che essere sempre attaccata a una bottiglia, in un'ambientazione squallidissima. Sempre di questo filone mi è invece piaciuto molto “Estasi culinarie” di Muriel Barbery, anzi magari ne scrivo un post. Scusate se mi sono dilungata tanto, ciao a presto, Antonella.

  3. Ho letto il libro e visto anche il film…e stranamente entrambi mi hanno colpito moltissimo,entrambi hanno suscitato in me le stesse identiche sensazioni,di ricordi che vanno e vengono al passare del profumo dei dolci.Ho avuto come la sensazione di sentire davvero gli odori e i sapori non solamente dei dolci in se stessi, ma anche delle situazioni e delle atmosfere!! Consigliatissimi anche da parte mia!!!Ciaoooooo!!!

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