"Anonimo Veneziano": l’amore e la morte sullo sfondo di una decadente Venezia

“L’amore, l’odio, la gelosia che avevano – Spariti – E non c’è più non ci sarà mai più – Qualcosa di loro “

Una struggente, straziante concentrato di amore e di morte che si intrecciano indissolubilmente e, come due forze che lavorano insieme trascinano i due protagonisti verso il passato che hanno condiviso. 
La breve storia racconta l’ultimo disperato incontro di un musicista fallito con la moglie che non è più sua ormai da anni ma che lui ama ancora, al quale l’ha unito un amore travolgente e talvolta morboso in gioventù. Lui è malato e gli restano ancora poche settimane di vita, forse pochi giorni. Dapprima litigano, si parlano con disprezzo, si sputano addosso reciprocamente il proprio dolore ed il proprio odio per le sofferenze subite a causa dell’altro, del loro amore prezioso andato alle ortiche. Poi, muovendosi pian piano fra le calli di una decaduta, lugubre, malsana Venezia che lentamente sprofonda nel fango, riaffiorano i ricordi di quell’amore che proprio in quelle stesse calli ha visto la sua nascita. Le parole amare, il tentativo che entrambi fanno di ferire l’altro rivela però che quell’amore non è morto, che sono ancora indissolubilmente legati l’uno all’altra…ed è proprio in virtù di questo legame che egli vuole condividere con lei questo triste momento della sua vita. Ella sola può dargli il coraggio di morire, e può donare al suo cuore la serenità e la pace per farlo senza troppa sofferenza interiore. 
Il declino del protagonista, che come ultima impresa della vita ha scelto di incidere, con un gruppo di musicisti come lui, l’Anonimo Veneziano – qualcosa da lasciare in ricordo al figlio che ha avuto con lei ed a lei stessa, qualcosa di buono che ha fatto nella sua vita di musicista, padre ed uomo fallito – è descritto parallelamente al declino della città stessa, che muore e proprio per questo è ancora più bella e vivida di splendore. 
E’ difficile per me valutare questo libro da un punto di vista letterario, perché non ho mai letto nient’altro di questo autore. Tuttavia posso dirvi che ho pianto…di lacrime spontanee e sincere in vari punti del racconto, che sebbene breve sa essere profondo, completo, intenso. 
Questa volta l’edizione BUR ha fatto un po’ acqua: qualche pagina ha l’inchiostro sbavato, la stampa troppo carica e ci sono errori di battitura. Tuttavia la copertina non è affatto male: semplice ma attraente e…rosa!
La prima edizione è del 1976, ma per quanto mi riguarda ho scoperto questo libro – e di conseguenza questo autore – solo adesso. Come si suol dire “meglio tardi che mai”, e posso dire sinceramente che sono contenta di averlo scovato e di averlo letto perché mi è piaciuto tantissimo. 
Berto ha una scrittura scorrevole ma non “oleosa” come dico io, cioè una di quelle scritture che ti fanno finire il libro in mezz’ora e che però non ti lasciano niente dentro, non ti soddisfano, non ti arricchiscono. Sono così scivolose che arrivi alla fine di corsa, senza aver avuto il tempo di pensare. “Anonimo Veneziano” invece riesce a trovare il tempo di farti riflettere, commuovere e divertire in nemmeno cento pagine, nelle quali è anche molto ben descritta Venezia, con i suoi scenari tipici, i suoi vicoli maleodoranti, e la meravigliosa visuale che si gode dai battelli che solcano il Canal Grande. 
Questo piccolo libriccino si aggiudica così voto 8 – e non è cosa da poco, parca come sono di voti –
Ve lo consiglio, leggetelo: prendetevi un’oretta di tempo e sfogliate queste poche ma ricche pagine e fatemi poi sapere cosa ne pensate.
A presto.
P.S. “Anonimo Veneziano” è maggiormente noto per il film cult anni Settanta interpretato da Florinda Bolkan e Tony Musante. Io direi che sarebbe l’ora di rifarlo…piccolo consiglio personale per tutti i registi in lettura :)
Con affetto, 
Irene
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Un pensiero su “"Anonimo Veneziano": l’amore e la morte sullo sfondo di una decadente Venezia

  1. Splendida la definizione «oleosa» per una scrittura scorrevole, ma che ti scivola addosso senza lasciarti molto.

    Non conoscevo questa storia e ti ringrazio per avermi illuminata,
    Ludo.

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