"La felicità familiare" di Lev Tolstoj: lento decadere della passione in rassegnato affetto

“Ma egli folle invoca le tempeste, quasi che nelle tempeste fosse pace”

Leggendo questo breve romanzo di un centinaio di pagine ci troviamo di fronte ad un racconto atipico dell’amore, che snocciola e dipana di fronte agli occhi del lettore, con la straordinaria abilità di Tolstoj, quel mutamento dell’amore che tutte le coppie vivono, persino le più salde: il salto da innamoramento passionale, giovanile e dunque impetuoso, travolgente ragione di una vita…all’amore pacato e ragionato dell’età matura, quando si è già sperimentato il mondo e l’amore.

TRAMA
Serghièi è un uomo ormai maturo quando si innamora e si lega alla giovane, inesperta ed ingenua Màscia, che conosce fin da quando era bambina perché amico intimo del padre ora scomparso. Màscia è una ragazzina che non si è mai allontanata dalla sua casetta di campagna e le uniche sue conoscenze sono la famiglia, Serghièi ed i contadini che lavorano per lei. E’ una giovane sensibile, bella e capace di amare…tuttavia non conosce affatto il mondo che si affaccia oltre la sua campagna. E quando il marito la accontenta portandola a San Pietroburgo e poi all’estero, egli, da uomo maturo ed avvezzo al mondo tanto da vederne ormai solo le magagne, sa che la sua giovane sposa tanto amata, regina del suo cuore, verrà allontanata da lui dagli agi ed i lussi dell’alta società. Quand’ella, da sola, se ne rende conto è ormai passato del tempo, ed il loro rapporto di un tempo che riempiva di amore e tenerezza la vita di entrambi, dandole significato e linfa vitale, si è spento. Triste, voi direte. Sì, lo è…e molto. Tolstoj tuttavia vuole insegnarci che l’amore fra i due non è morto…è maturato verso l’età adulta passo passo seguendo la maturazione personale della regina di questo amore, Màscia. E’ mutato, non abbisognando più di eventi straordinari ed impetuosi che lo scuotano per sentirsi forte ed appagato. I due sposi, sebbene in momenti ed in modi diversi, si rendono conto ed accettano il fatto che la travolgente passione abbia lasciato il posto al tranquillo scorrere della vita in campagna di una coppia sposata con due figli, che vive in funzione della famiglia e del ricordo delle ridenti passioni di un tempo di un affetto misurato, rassegnato ma sincero.

“Ho vissuto molto e mi sembra di aver trovato quel che occorre per la felicità. Una vita quieta, appartata, nel nostro angolo in campagna, (…), il lavoro, il riposo, la natura, i libri, la musica e l’amore per il prossimo. (…). E al culmine di tutto ciò un’amica come voi, forse una famiglia”.

Tolstoj insieme alla moglie, ormai anziani

LA SCRITTURA
Parlavo prima dell’abilità di Tolstoj; ebbene egli non solo riesce a raccontare le vicende esterne ed interiori dei personaggi con grande realismo e concretezza pur facendolo attraverso gli occhi di una giovane donna, la protagonista Màscia. Particolare furberia dimostra nello sfiorare appena il tema della maternità, risolvendo di non dover esprimere l’amore che una madre prova per i propri figli creando in Màscia un’innaturale indifferenza per la maternità stessa che si protrae fino all’ultima frase del libro, dove in poche parole ella ritrova il suo amore materno. D’altro canto, per quanto eccellente scrittore dell’animo umano egli sia, Tolstoj era uomo e difficilmente avrebbe reso in modo veritiero questo straordinario ed unico rapporto, che solo chi è madre a sua volta può comprendere.
Toltoj è capace, questa eccezione a parte, di cogliere quei momenti universali che toccano in qualche modo ogni lettore si accosti alle sue pagine, e per questo esse non sono mai fonte di noia bensì emanano un senso di accoglienza, di familiarità…nelle sue storie ci si immedesima, perché simili emozioni e situazioni le si vivono giorno dopo giorno sulla propria pelle.
Un cameo di ciò lo si comprende, ad esempio, nella descrizione del difficile rapporto fra Màscia e la suocera, che ella chiama mammina per uso del luogo più che per autentico affetto verso una matrona vecchia nell’animo e nelle usanze oltre che nel fisico, che toglie ossigeno all’amore puro ed all’autentica felicità dei due sposi.
Forse che questo romanzo sia da intendere come una critica alla frivolezza ed inconsistenza della vita mondana, che riesce a prosciugare anche gli amori più belli e puri…?
Non saprei dirvi con assoluta certezza, non esprimo mai giudizi tanto categorici e presuntuosi, non essendo un critico letterario. Posso tuttavia dire di averlo trovato un grande libro, sebbene opera minore del grande scrittore russo. Mi sento certo di consigliarlo per un primo approccio verso questo autore, da fare assolutamente, a mio avviso, prima di impegnarsi in una lettura come quella del maestoso Guerra e Pace o di Anna Karenina.
Se lo avete già letto, oppure lo leggerete, fatemi sapere le vostre impressioni al riguardo. Tengo molto ai vostri commenti…sono per me importantissimi.

Con affetto,
Irene

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3 pensieri riguardo “"La felicità familiare" di Lev Tolstoj: lento decadere della passione in rassegnato affetto”

  1. Bel post, ben fatto ed interessante: penso che metterò il libro nella borsa del mio prossimo viaggio … ospedaliero.
    Lode a Irene soprattutto perchè essendo così giovane è riuscita a cogliere aspetti profondi e molto reali del progredire nella maturità dell'affetto coniugale.
    Quanto alla critica sulla frivolezza … farò sapere dopo averlo letto.

  2. Tolstoj odiò questo romanzo breve e pensò di restituire i soldi all'editore purché questi ne bloccasse la pubblicazione. A mio parere, “La felicità” è una bella “operina” in cui il Maestro, viepiù, mette in risalto il suo lato femminile.

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