Chéri: una storia d’amore nella Parigi della Belle Epoque


La bellissima Michelle Pfeiffer è Léa

“Iconografia del primo novecento, ambienti liberty e sofisticati, fruscii
di vestiti eleganti, cappelli generosi , ingombranti e retrò in una
società che pian piano stava scomparendo, Lea che passeggia tra un viale
fiorito che sembra il giardino di Argenteuil assieme alla sua amica
Charlotte,e proprio in quel giardino Charlotte affida il figlio Cheri
nelle mani dell’amica “

(Gabriella, MyMovies.it – 2 Dicembre 2009)

Rimanendo, tra l’altro, in tema di cortigiane ( sto portando avanti una serie di post incentrati sulla figura della cortigiana e sulle principali rappresentanti del loro genere vissute nel XIX secolo ) oggi desidero parlarvi – e dunque recensire – l’opera della scrittrice francese Colette, una delle più importanti éscrivains del primo Novecento.
Chéri racconta la sbagliata e passionale storia d’amore fra Léa de Lonval appellata “Nounoune”, elegante ed ancora affascinante cortigiana benché oltre il fiore degli anni, e Fred Peloux “Chéri”  figlio ventenne di una ex collega di Léa..
Tuttavia non si limita a questo, fortunatamente giacché altrimenti sarebbe solo un romanzetto rosa senza alcuna importanza ed anzi, dal mio punto di vista deprecabile. E’ anche una vivida ed efficace testimonianza di un mondo, di un periodo storico e di uno spicchio della sua società.

TRAMA

Il giovane, debosciato dandy Chéri si trova, all’età di diciannove anni, a vivere dividendo le sue giornate fra il letto di una qualche donna leggera, una fumeria d’oppio ed un dissoluto Hotel di lusso. La madre, anch’ella cortigiana ormai “in pensione”, lo affida alle cure della collega ed “amica” Léa, ritiratasi a vita privata dopo la partenza dell’ultimo cliente, che dovrà avviarlo alle arti dell’amore femminile ed alla vita. Partono insieme per un viaggio in Normandia, nelle proprietà di lei, e nonostante al loro ritorno la relazione sarebbe dovuta finire, perdura per i successivi sei anni.
L’immaturo e viziato Chéri vede soddisfatto ogni suo desiderio, fisico e non, dalla matura amante, che dal canto suo ha la gioia di prendersi cura di un ragazzo molto più giovane di lei, bello e inesperto.

Una scena del film di Stephen Frears, “Chéri”

Fra i due nasce l’amore, il pericolo più scabroso della professione di cortigiana è ormai impossibile da scongiurare, e Léa è costretta a vedersi sottrarre dalle braccia il giovane innamorato. La madre infatti, Madame Peloux, ha segretamente organizzato il matrimonio del figlio con una ricca ragazzina di diciotto anni, figlia di un’altra cortigiana ancora “attiva” (Marie Louise), la piccola Edmée.
Lea, con grande classe, non ostacola il matrimonio e cerca di mostrarsi
felice e disinvolta, anche se in realtà soffre molto. Durante il
viaggio di nozze tra Chéri e Edmée, Lea, decide di partire con la sua
cameriera per il sud della Francia. Lea scrive a Charlotte della sua
partenza con tono leggero, allo scopo di non mostrarsi colpita e
addolorata dal matrimonio del giovane amante. Chéri, venuto a conoscenza
della partenza di Lea è così colpito e turbato da abbandonare la casa
della madre dove vive con la giovane moglie e trovare rifugio soggiornando in albergo, e tornando ai suoi antichi vizi.
Ricevuta una cartolina da un’amica di Parigi, che la informa
dell’abbandono della moglie da parte di Chéri, Lea fa ritorno a casa, giacché i suoi tentativi di avere conforto e dimenticare sono stati vani.
Chéri sa del suo ritorno e va a casa di Lea, pazzo di gelosia e disperato poiché convinto che
la donna abbia un amante. Commossa dalle sue lacrime Lea gli confessa il suo amore mai sopito. Chéri rimane con Lea ma presto ella capisce che le cose tra loro sono cambiate
irrimediabilmente, e con grande dolore lo manda via.
Troppo tardi si renderanno conto di quanto un sentimento possa essere forte, se non combattuto per i giusti motivi, e possa scavalcare differenza di età e delle convenzioni.

Rupert Friend in Chéri

Personaggi

Léa de Lonval: raffinata, elegante cortigiana d’alto bordo. Bellissima e seducente nonostante la mezz’età, riuscirà a conquistare il cuore del suo giovane amante, e lei stessa ne sarà completamente rapita per l’armonia che la sua anima trova con quella di lui.
Fred Peloux: appellato affettuosamente Chéri, è un ragazzo debosciato, vizioso e viziato dalla madre, prima, e da Léa poi. Non sa prendersi le proprie responsabilità, è un dandy totalmente votato alla sua personale soddisfazione. Vede la matura cortigiana come un’essere quasi ultraterreno, soprattutto per la commistione di natura materna e d’amante che lei rappresenta. 
Madame Charlotte Peloux: la madre di Chéri, è caratterizzata in tutta la sua intrinseca gelosia,
volgare meschinità e falsa amorevolezza. Le frecciatine che lancia alla
povera Léa, chiamandola tuttavia “tesoro”, sono molto bassamente
femminili e purtroppo molto realistiche.
Edmée, poi Madame Peloux: la giovane moglie di Chéri. Sopporta pazientemente la natura malata e degenerata del marito, del quale è profondamente ma ingenuamente innamorata perché inconsapevole, almeno all’inizio, della sua reale essenza.

Fra le pagine dell’opera

Una relazione quasi morbosa quella che viene sviscerata in questo romanzo aspro, se scendiamo più nella profondità degli animi e delle emozioni.
I fantasmi della vecchiaia, della solitudine, delle regole sociali, dei doveri familiari disturbano, a più riprese, la follia dei due protagonisti, vissuta come in una bolla di sapone, estraniandosi dalla realtà.
La scrittura è piacevole, scorre facilmente ma non troppo veloce da perdere una parola; e sebbene ci si concentri sulle emozioni, sulle sofferenze e sulle contraddizioni dei due protagonisti, anche gli altri personaggi sono ben delineati.

Il risveglio di Léa e Chéri nel film del 2009

Assistiamo, pagina dopo pagina, alla profonda analisi psicologica ed emozionale dei due protagonisti; Colette riesce ad entrare fra le pieghe della passione e dell’arte seduttoria, facendone emergere gli aspetti più crudeli, più aspri e dolorosi.
Troviamo in quest’opera anche la profonda contraddizione che la passione provoca nell’animo umano delle persone intelligente e complesse, quando lo sconvolge. Entrambi i protagonisti sono ferro e calamita, si attraggono istintivamente ma si respingono anche, consapevoli che devono farlo e che è la cosa giusta da fare. La sola presenza dell’altro li lega indissolubilmente, li fa vivere non per loro stessi ma in virtù della loro relazione. E questo li mantiene statici, impedisce loro di migliorare e progredire nel proprio cammino.

E’ dunque un testo semplice, ma non una lettura facile nei temi e nei profondi significati.

L’importanza dell’opera – andando oltre l’intreccio

“Chéri” rappresenta anche, come dicevo all’inizio, uno straordinario
documento, il disegno della nicchia sociale elitaria ed isolata
che ospitava Léa e le sue compagne. La stessa Léa mantiene un’ amicizia di apparenza con Charlotte Peloux e
le altre vecchie colleghe non perché si senta loro affine, come
personalità ed intelligenza, e tanto meno perché condivida la loro
volgarità di fondo. La ragione è semplicemente che non ha altra scelta. Una
cortigiana lo rimaneva a vita, e dunque poteva stare solo con le sue
simili. Le altre donne non facevano “conoscenza” con donne di questa lega: che cosa scandalosa e compromettente!!!
Altre esemplificazioni di questa verità che ci vengono date dal romanzo sono:
– il fatto che Chéri sposi la figlia di un’altra cortigiana, Marie Laure. Sebbene sia una giovane ragazza ricca, Edmée è pur sempre la figlia di sua madre, e certamente un giovane di buona famiglia alto borghese non avrebbe potuto sposarla. Figuriamoci!
– Léa stessa spiega a Chéri che vive la loro relazione in modo diverso dalle altre, perché si sente libera di essere se stessa, senza vergognarsi della sua natura e della sua professione. Chéri non è un cliente, proviene dal suo stesso mondo e dunque la
comprende anziché disprezzarla come facevano gli altri – in fondo dai loro torto però!

Il film

Il salotto-serra di Madame Peloux (Kathy Bates)

Nella rappresentazione di Stephen Frears, che vede protagonisti una raffinatissima Michelle Pfeiffer ed un wildiano Rupert Friend, ritroviamo tutte le caratteristiche e gli aspetti del romanzo che abbiamo prima citato mescolate sapientemente a costumi meravigliosi, un’ambientazione nella superstite, affascinante Parigi della Belle Epoque, musica coinvolgente sullo stile di “The Importance of Being Earnest”, un’atmosfera celestiale addobbata di rosa pastello, cipria, grigio perla e celeste chiaro.
Gli attori sono tutti ben aderenti al personaggio che interpretano, e l’aurea patinata che li avvolge, a dispetto dell’ambiente fondamentalmente dissoluto che fa loro da sfondo, è sapientemente arricchita di battute ad effetto snob e raffinate, che creano una sceneggiatura quasi più efficace dell’originale opera letteraria di Colette.

La scena finale, l’addio, è nostalgico, doloroso e sofferto…ma meno straziante di quello del libro. La pellicola si conclude con un primo piano prolungato di Léa: una trovata intelligente, che carica di profondità e dolore la fine, del film come della cortigiana e della donna che furono.

Link Wikipedia: QUI
Link Imdb: QUI
Link Movieplayer: QUI

Con affetto,

Irene

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