Sherlock 2010: adattamento tv moderno del grande investigatore di Baker Street

E’ andata in onda giusto giovedì scorso l’ultimo episodio di 90 minuti della prima stagione di “Sherlock”, la nuova serie televisiva BBC liberamente ispirata alla figura del grande Sherlock Holmes.
Incontriamo tuttavia un Investigatore ( si nota la “i” maiuscola ) un po’ diverso da come siamo stati abituati fin ora, ed un ambiente differente da quello nel quale usualmente lo vediamo muoversi. Holmes infatti, indaga sempre al fianco del caro Watson ma nella Londra del XX secolo.
Ho seguito tutti e tre gli episodi con molto piacere, ed immaginerete dunque il mio disappunto nel vedere che questa nuova serie tv è stata per lo più snobbata dal pubblico come dalle emittenti televisive italiane, che lo hanno trasmesso sì, ma con i piedi. C’erano addirittura errori grammaticali nella traduzione dei titoli di coda!!!
Eppure nel 2011 ha ricevuto un BAFTA come “Miglior serie drammatica”. 
Devono esserci delle discrepanze di giudizio, evidentemente.


Cast, Regia ed Ambientazione

Parlando del cast non troviamo nomi arcinoti del mondo cinematografico o televisivo, eppure non ci sono cadute di stile o di abilità nella recitazione come ci si sarebbe potuti aspettare. Sebbene non sia mai stato il protagonista di un’altra serie tv in costume, Benedict Cumberbatch non è nuovo a noi appassionati/e della tv ad ambientazione storica: Espiazione, Amazing Grace e L’altra donna del Re vi dicono niente? Non un mostro della recitazione, dunque, ma neppure il primo arrivato. Devo dire che mi è parso molto bravo nell’intrepretazione del personaggio di Sherlock, ma di questo parleremo più avanti. 
Interpretarlo [il personaggio di Sherlock] ti dà un grande carica, grazie al volume di parole nella
tua testa e alla velocità dei suoi pensieri – devi davvero ragionare
velocemente. È sempre un passo avanti allo spettatore e a chiunque abbia
un normale intelletto. Nessun riesce a stargli dietro.
E’ un supereroe dinamico del mondo
moderno, un arrogante, un geniale segugio trasportato dal desiderio di
dare la prova di essere più intelligente del criminale di turno e della
polizia – di essere più intelligente di tutti, in effetti
Braccio destro dell’eccezionale Holmes è il povero, caro Dr Watson che nella serie prende a prestito il volto di Martin Freeman, apprezzato attore britannico che potremo vedere accanto al mio amato Richard Armitage nel film “Lo Hobbit – un viaggio inaspettato”.  Anche lui, sebbene inizialmente mi fosse parso un po’ troppo sciapo ed insignificante, riesce a prendersi il suo spazio di co-protagonista della serie ed a far emergere il proprio personaggio, sebbene al fianco del mostro sacro di Sherlock Holmes ( forse meglio di quanto non sia riuscito a fare Jude Law per il suo John Watson). Le personalità dei due personaggi principali, sebbene non ci si soffermi troppo sull’introspezione ( come è giusto che sia, dando risalto al rapporto fra loro ed alla storia gialla ) sono delineati con sufficiente accuratezza e traspaiono bene dalle espressioni, dai gesti e dalla condotta dei due amici.
L’ispettore Lestrade è interpretato invece da Rupert Graves, attore di cinema, tv e teatro, che abbiamo già visto in pellicole come “Camera con Vista”, “La pazzia di Re Giorgio”, “V per Vendetta”, “Funeral Party” e “Mrs Dalloway”. Anche lui, sebbene appaia poco, regge bene il suo personaggio. Nella serie in questione viene disegnato come un uomo frustrato dalla propria inferiorità risultante dal confronto con Holmes, ma che ammira molto il grande investigatore e che Holmes considera il migliore di Scotland Yard.
Il bulletto pazzo, ovvero Moriarty
Abbiamo poi il fratello di Sherlock, Mycroft Holmes che devo dire non mi è piaciuto tantissimo…salvo che per l’effettiva superiore somiglianza con l’attore che interpreta il fratello, ho apprezzato molto di più Stephen Fry nello stesso ruolo, perché lo hanno dipinto come un rigido e quasi opportunista uomo di politica che non ha niente in comune con Sherlock se non grandi capacità deduttive. E mi sembra riduttivo. Il Mycroft di questa serie è interpretato da Mark Gatiss, uno dei due registi della stessa.

Il cattivissimo Jim Moryarty ha invece l’aspetto di Andrew Scott, attore irlandese per lo più “conosciuto” per aver dato il suo volto a Paul McCartney nel telefilm BBC “Lennon Naked”. Devo dire che sembra più un pischello, un bullo di quartiere piuttosto che un grande genio del male che possa competere con Sherlock Holmes. Anche solo per la scarsa esperienza accumulata non potrebbe mai tenergli testa, pur essendo un bambino-prodigio del crimine.


La produzione, come abbiamo detto, è di Mark Gatiss e Steven Moffatt (e la regia è di Paul McGuigan ) che hanno optato per la scelta dell’ambientazione moderna trovando gli ultimi adattamenti “troppo reverenziali e troppo lenti”. Si sono detti intenzionati, nella produzione della serie e nello sviluppo dei personaggi, ad ispirarsi non solo ai racconti di Sir Arthur Conan Doyle, ma anche agli adattamenti degli anni ’30 e ’40 che videro protagonista Basil Rathbone, uno degli Sherlock Holmes che sono passati alla storia. Ebbene posso dirvi che la rivisitazione moderna non fa perdere charme e pertinenza alle vicende ed ai personaggi come mi sarei aspettata. Anzi, le trasformazioni dei vari particolari, dei dettagli, per calarli nel mondo del XX secolo è quasi divertente e simpatico. Alcuni esempi?
– “Scienza della deduzione” diventa il sito di Holmes invece che il suo libro  
– Watson è appena tornato dalla guerra in Afghanistan, anziché dalla guerra anglo-afghana di fine 1800
– Sherlock usa la tecnologia moderna a disposizione per risolvere i suoi casi, e d’altronde questo rimane fedele all’attitudine del personaggio di Conan Doyle, che sebbene non possa scrivere SMS o localizzare le carrozze con il GPS, utilizzava ogni mezzo in suo possesso ( ultime tecnologie e scoperte comprese ) per arrivare alla conclusione dell’enigma
– Lestrade si chiama “Detective Ispettore”
L’episodio sotto citato. Notate l’espressione di John!
Rimangono comunque invariati gli elementi fondamentali che caratterizzano le vicende di Sherlock Holmes, come l’essenza british che emana dal protagonista ( resa grazie al gusto un po’ retrò del linguaggio, dell’abbigliamento e dello stile, dell’eleganza di condotta del personaggio ), l’appartamento condiviso preso in affitto al 221B di Baker Street, il conflitto con Moriarty e la complice amicizia che instaurano i due “consulenti investigativi” caratterizzato da stima, rispetto e fiducia reciproca. Traspare molto bene, ad esempio, la condiscendente rassegnazione di Watson alle bizzarrie e alla brutalità sconcertante di Holmes, scusategli per l’affetto nascente ma anche per la grande ammirazione che il primo prova per l’abilità e l’intelligenza dell’altro. 
Al loro primo incontro, nel laboratorio di medicina legale dove Holmes si “imbuca” per fare i suoi esperimenti grazie all’ascendente che esercita su una dottoressina, Holmes da una prova pratica delle sue capacità deduttive all’ancora semi-sconosciuto Watson. Divertentissima la battuta che ne segue:
-E’ stato straordinario – (WATSON)
– Non me lo dice mai nessuno… – (HOLMES)
– E cosa le dicono? – (WATSON)
– Fuori dai piedi!-  (HOLMES)

Vediamo ora come è stato reso nello specifico il personaggio di Sherlock.


Sherlock Holmes nella nuova serie                                               

Benedict ha proprio la faccia ad inglese, e certamente questo aiuta molto nell’interpretazione e soprattutto nella buona riuscita della stessa. Certamente non ha il fascino intrinseco di Robert Downey Jr, tuttavia rimane molto vicino ed attinente con il personaggio, ed almeno a come io l’ho sempre immaginato. L’unica cosa che forse manca del tutto in questa prima serie è la natura “donnaiola” di Sherlock, e quanto meno la sua irrazionale ( rispetto al resto della sua personalità ) propensione per il sesso debole, che non è presente
nei lavori di Conan Doyle ma alla quale siamo ormai abituati grazie alle
varie trasposizioni che ne sono state fatte.
Pare, comunque, che con l’arrivo di Irene Adler sotto mentite spoglie di prostituta, nella seconda stagione questa carenza sarà in parte colmata. 

Il dialogo veloce di Sherlock ( non solo nell’espressione delle parole quanto nella formulazione e nella successione rapida delle idee concatenate che vanno a formare i suoi ragionamenti ) e il dar per scontata,  la propria intelligenza, quasi meravigliandosi della diversa natura che riscontra negli altri, è tipico dell’Holmes che conosciamo. Inoltre non è un figaccio ( come abbiamo già detto ) e questo è più conforme al romanzo. Sherlock è affascinante, non bello.

Come siete tutti
distratti, dev’essere bello non essere me. Dev’essere rilassante.
Anderson non parlare… nel farlo abbassi il Q.I. di tutto il quartiere!

E’ davvero ben resa l’eccitazione di Sherlock che consegue l’arrivo di un’idea risolutiva…è in fibrillazione, come se un cagnolino che impazzisce davanti ad un enorme osso e vi si avventa sopra. Infatti, in genere, non appena ha l’illuminazione si precipita correndo nel luogo che lui sa, non informando naturalmente gli altri ( compreso il povero Watson ) e sparisce dalla scena con gli occhi spipati ed un sorriso beffardo e soddisfatto sul volto. Purtroppo non ho trovato un’immagine che possa rendervi più chiare le mie parole… :(
Anche lo Sherlock di Benedict, come i suoi predecessori, non si fida di nessuno ( tranne che di Watson ) e sebbene chieda spesso il parere dell’amico, preferisce svolgere i suoi esperimenti personalmente. Quando non può farlo nel laboratorio di medicina legale, lo fa nella cucina di casa…sfruttando, come da regola, il povero Watson per ogni sorta di favori ( una volta gli chiede di prendergli il cellulare dalla tasca perché è impegnato a pensare! ) che l’altro gli fa obbediente, anche se ostentando un’espressione scocciata. 

In fondo…cos’altro può avere da fare Watson??? :) Povero John…
E’ carino anche il fatto che i pensieri e le deduzioni di Sherlock siano trascritte e quindi rese note al telespettatore sotto forma di sottotitoli. Ingegnoso sistema per evitare lunghe spiegazioni da parte dell’investigatore a Lestrade piuttosto che a Watson.
Ah…e naturalmente continua a suonare il violino! Come faremmo con un Holmes senza violino??



Per rendere appieno la natura di questo Sherlock Holmes, vi cito una battuta che proprio lui dice nella prima puntata:

Non sono uno psicopatico, sono un sociopatico iperattivo…informati!

Conclusioni                                                                                              
Bene…ora possiamo tirare le file di questa nuova serie tv, che come vi ho detto, è stata molto sottovalutata dal pubblico italiano come dalle emittenti italiane -con mio grande disappunto. Certamente non ha le pretese del film di Guy Ritchie, eppure non ha niente che non vada nel cast, nell’ambientazione moderna che funziona a dovere e non stravolge affatto il tutto, nell’interpretazione del personaggio creato da Conan Doyle. Mantiene un basso profilo, eppure lo fa con classe e professionalità. Almeno a mio parere. La consiglio quindi a tutti, mentre attendiamo con ansia la seconda stagione che sta ora andando in onda in Inghilterra. Anche perché, forse unica pecca della serie, il finale non crea suspense…lascia a bocca asciutta!
Ancora una volta abbiamo la dimostrazione che l’affascinante genio nato dall’abile penna di Sir Arthur continua ad ispirare i moderni artisti come solo un GRANDE PERSONAGGIO può fare.

Vi lascio con il sito dedicatogli dalla BBC

Con affetto, 

Irene

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4 pensieri su “Sherlock 2010: adattamento tv moderno del grande investigatore di Baker Street

  1. Questa serie fa mangiare la polvere ai film di Guy Ritchie, ed è molto più fedele allo Sherlock di Doyle (anche se ambientato in epoca moderna). Sherlock Holmes non ha affatto una natura donnaiola (se hai letto i libri di A. Conan Doyle), esattamente per il motivo che spiega Benedict nella serie, e cioè che le donne e le emozioni lo distrarrebbero dal suo lavoro. Per Irene Adler inoltre ha provato una semplice ammirazione, perché è stata l'unica persona che sia riuscita a ingannarlo. Non creiamo inciuci tanto cari al cinema dove non ci sono. Personalmente trovo molto più affascinante Benedict C. che non Robert D. Jr, e molto più ben fatta, fedele all'originale ed interessante la serie inglese rispetto ai film, ma questa è un'opinione personale.

  2. Sicuramente Silvia le troverai altrettanto piacevoli tranne, come ho detto, il finale che forse ti lascerà a bocca asciutta come è successo a me. O forse no…poi fammi sapere le tue impressioni!

    Mary, sono d'accordo sul fatto che rispecchia molto di più lo Sherlock che aveva in mente Conan Doyle quando gli ha dato la vita, e tuttavia non me la sento di relegare quello di Ritchie troppo in basso: adoro la versione Downey Jr!
    Hai perfettamente ragione sugli “inciuci tanto cari al cinema” perché in effetti, sebbene secondo me Benedict non sia proprio più affascinante di Robert, sicuramente la serie tv è originale ed interessante, nonché come dicevo più fedele.
    Grazie dei vostri commenti care, ripassate presto.

  3. Adoro questa serie e non vedo l'ora di vedere la seconda stagione :) Apprezzo entrambi gli attori e ogni puntata è stata coinvolgente,divertente e appassionante.

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