Jane Digby, la "madre del latte": romantica vita della nobildonna che divenne beduina

La figura di questa donna, una volta che ci si è un po’ documentati riguardo alla sua eccezionale esistenza piena di tante esperienze diverse….e di tanti matrimoni, si insinua inevitabilmente nella nostra mente come immagine simbolo di romanticismo puro; per romanticismo non intendiamo il significato che si da oggi a questo termine, ovvero di qualcosa legato al mondo dei sentimenti profondi e dolci degli innamorati, bensì di un’affermazione dell’individualità del singolo, della necessità di conoscere e di scoprire emotività e sensibilità differenti dalle nostre. Jane infatti è mossa dalla ragione nel prendere le proprie decisioni solo in alcuni casi, rari per altro, mentre nella maggioranza delle occasioni è il sentimento, l’interiorità e la profondità della sua sete di conoscenza e di arricchimento della sua persona che la spingono a muoversi in una direzione piuttosto che nell’altra.
Jane Digby nasce il 3 Aprile del 1807 da una nobile famiglia del Dorset, in Inghilterra. Sia da parte di madre che di padre, aveva alle spalle una discreta schiera di Sir e Lord ben affermati nell’ambiente militare e in quello politico. Bellissima, e perfetta per i canoni di bellezza femminile del suo tempo, a circa diciassette anni viene data in sposa a Edward Law, II Barone di Ellenborough ( che poi diventerà il primo Conte ). Poco dopo l’inizio del matrimonio infelice con Ellenborough, egli si stancò presto della giovane moglie e tornò sereno a fare la sua vita di gentleman molto ricco, passando da un salotto all’altro e da un’amante all’altra.
Jane, corteggiatissima per il suo meraviglioso aspetto fisico ma anche per l’eccezionale vivacità della sua mente, dette inizio così alla lunga serie di scandali che la videro protagonista e che le valsero non poche critiche e giudizi, dei quali lei si guardò bene di occuparsi.
Compiuti i vent’anni, scappa a Parigi con il diplomatico,generale e principe austriaco Felix Schwarzenberg, dal quale ebbe due figli. La sconvenientissima relazione ebbe termine per mano di lui, che la lasciò improvvisamente nel 1831 quando si rese conto dello scandalo che ne sarebbe derivato. Compromessa socialmente, e per niente innamorata del marito, Jane divorziò da Ellenborough disinteressandosi degli effetti che ciò avrebbe comportato sulla sua reputazione agli occhi della perbenista società aristocratica inglese del suo tempo. Venne esclusa ed allontanata totalmente dagli ambienti aristocratici inglesi, e persino dalla famiglia: nella casa paterna il suo ritratto viene tolto dalle pareti della galleria dei ritratti di famiglia.
A Parigi frequenta i circoli letterari più colti, ed aiutata dall’educazione liberale imparzitale dal padre ( molto amata dai genitori, il nonno la introdusse ad argomenti come civiltà antiche e politica internazionale, temi considerati inadatti per una signorina. Al suo debutto in società sapeva cavalcare e conversare abilmente, ma conosceva anche quattro lingue straniere ), si inserisce perfettamente negli ambienti artistici francesi, nei quali conoscerà Balzac, con il quale avrà un breve flirt.
Tanti, nel corso della sua lunga e intensa vita, furono i mariti e gli amanti. Personaggi più interessanti i secondi, devo dire, rispetto ai primi. Fra le sue relazioni sono da ricordare Luigi I di Baviera, Ottone Re di Grecia ed il futuro Napoleone III. Non a caso, giacché era considerata una delle più belle donne di tutta l’Europa.
Dopo la morte dell’ultimo figlio, il più caro al suo cuore di madre, Jane è spezzata dal dolore, e decide di dar seguito a tutte le passioni e gli interessi che l’hanno sempre affascinata, fin da bambina, disinteressandosi completamente della vità di società alla quale fino a quel momento era stata abituata. Inizia così a studiare archeologia e storia, e conosce un generale greco, famoso per il suo valore in combattimento. Divorzia dall’attuale marito, il barone Von Venningen che si occuperà dei loro due figli rimanendole amico, e Jane va a vivere sulle montagne con il generale Xristodolous Hadji-Petros ( che ho trovato anche sotto il nome di Spyridon Theotokis ) comandante, pare, di mercenari albanesi: un uomo molto più vecchio di lei, uno sguardo feroce e una presenza da principe della guerra. Jane prova quindi anche l’esperienza di essere la donna del “capo-branco” e vive una vita brigantesca ma avventurosa, che quale romantica la intriga e la diverte molto.
All’età di quarantasei anni lascia nuovamente tutto ciò che aveva costruito alla morte del marito greco, e con la sua rendita di tremila sterline l’anno abbandona l’Occidente, per non farvi più ritorno. Si dirige verso la Siria, ed anche qui incontrerà la volubilità e la doppiezza degli uomini, iniziando e vedendo morire varie storie d’amore o notti appassionate.
Si rimette in marcia, un viaggio unico per una donna del suo tempo e delle sue origini: seguendo le orme della Regina Zenobia si dirige verso Palmira, affascinata dalla storia di quelle rovine e volendo essere la prima donna ad esplorarle in completa solitudine. Il deserto silenzioso, che accoglie in sé le tracce dei giardini e dei prati che un tempo dominavano quella regione nei pressi dell’oasi di Tadmor, è lo scenario della sua vera storia d’amore, quella che riuscirà a tenerla per trent’anni vicina allo stesso uomo.
Il fortunato è lo sceicco Abdul Medjuel el-Mezrab, capo tribù di qualche anno più giovane di lei, ricco e nobile, istruito, affascinante conversatore ed uomo d’azione. Jane se ne innamora, abbiamo detto, perdutamente e lo seguirà fino alla sua morte, fra gelosia, romanticismo, inseguimenti e riconciliazioni.
Lo sceicco Abdul Medjuel el-Mezrab
Non era mai successo che un beduino sposasse una donna cristiana e Medjuel, innamoratosi di lei a prima vista e deciso ad averla, divorziò dalla moglie e la chiese in sposa. Si sposarono appena fu loro possibile, e vissero per metà dell’anno come nomadi nel deserto e per metà in una villa bellissima fatta costruire da Lady Jane a Damasco, totalmente presi l’uno dall’altra e circondati da parenti amici e servitori di lui, tutti egualmente innamorati di questa bellezza nordica ” la signora bianca” e la “mamma del latte” dalla pelle lattea – appunto –  i boccoli biondi e gli occhi color del cielo, che parla il loro dialetto, si intende di cavalli e di armi e non si perde d’animo ma partecipa agli agguati, agli assalti e ai brigantaggi che caratterizzano la vita nomade nel deserto ( abituatavisi sulle montagne albanesi ).
Consumavano i loro giorni felici fra le dune di sabbia ed il sontuoso e fioritissimo giardino della villa a Damasco, accettandosi l’un l’altro senza pretendere niente di diverso. Entrambi rimasero loro stessi, conformandosi però a quelle abitudini e quelle usanze del consorte che non violavano la propria individualità e la propria libertà di attenersi alle tradizioni originali.
Lo sceicco si adattò a mangiare con forchetta e coltello alla maniera occidentale, e si attenne al patto stretto con la moglie alle nozze, che avrebbe potuto avere altre mogli solo a condizione che Jane non ne sapesse niente. Jane non divenne mai musulmana, ma interpretò con entusiasmo il proprio ruolo di donna beduina fumando narghilè, portando l’abito blu ed il velo, truccando gli occhi di nero ed andando a piedi nudi.

” mungeva i cammelli, serviva il marito, gli preparava da mangiare, gli porgeva l’acqua per lavarsi le mani ed il viso, si sedeva per terra, gli lavava i piedi, gli offriva il caffè ed il narghilè e, mentre lui mangiava, ella stava ad aspettare e si gloriava di fare tutto ciò”

Jane in abiti beduini, presso le rovine di Palmira
scrisse Isabel Burton, moglie dell’orientalista Richard Burton, dopo averla conosciuta. Non tornò mai a Londra, se non nel 1857 per fare testamento a favore di Medjuel, con immenso imbarazzo della famiglia che ancora non l’aveva perdonata. Tornò appena poté dal marito, senza mai voltarsi nuovamente indietro.

” Con il cuore che batteva, arrivai a Damasco … Medjuel mi venne incontro, il caro, l’adorato Medjuel, e in quel momento di felicità dimenticai ogni altra cosa”

Morì nel 1881 di colera a settantaquattro anni, invidiata dalle donne
per il suo aspetto giovane, ed ammirata da tutti gli uomini che venivano in
contatto con lei, affascinati dalla sua personalità come dal suo aspetto. Aveva vissuto pienamente la sua vita, provando ogni esperienza che il suo animo curioso, la sua intelligenza e cultura e la sua sensibilità le suggerivano potessero essere interessanti. Rimane, anche se purtroppo poco conosciuta, una donna sicura di se stessa e dei diritti e dei doveri che la sua condizione femminile presupponevano, ed altrettanto consapevole di quelli che invece le volevano essere solo imposti dalla società ipocrita ed impostata dalla quale scappò.
Fu una donna incredibilmente coraggiosa, anche se promiscua ed immorale soprattutto agli occhi dei suoi contemporanei ( oggi purtroppo è molto più comune…), inconsapevole pioniera del femminismo.
Con affetto, 
Irene
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4 pensieri su “Jane Digby, la "madre del latte": romantica vita della nobildonna che divenne beduina

  1. Un personaggio indubbiamente affascinante e, a modo suo, inquieto nella sua costante ricerca di accettazione, una condizione che nonostante i molti tentativi, non è riuscita a trovare nella società vittoriana occidentale.
    È bello scoprire che nonostante la sua grande stravaganza per l'epoca anche lei è riuscita a trovare il suo posto nel mondo, credo sia un esempio da seguire.
    Il suo splendido ritratto, nella Galleria di Nymphenburg a Monaco è uno dei più raffinati, l'ho sempre trovata di bellezza squisita e in effetti rispecchia proprio i canoni del suo tempo =)
    Un bacio grande

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