La storia della cravatta: accessorio maschile di classe da secoli

Diciamoci la verità, care amiche lettrici del nostro blog, un uomo in cravatta fa sempre la sua figura, esprimendo eleganza e raffinatezza ( quanto meno fin tanto che non li senti parlare! ).
Ebbene, non è novità dell’ultimo secolo usare questo accessorio dell’abbigliamento maschile come ornamento. Simbolo di ceto sociale elevato, fino alla prima metà del secolo scorso, e di dignità e rispettabilità, nonché di classe, anche ai nostri tempi, la cravatta nacque più o meno nella forma che conosciamo noi in Francia, e poco dopo in Inghilterra, inotrno al XVI secolo.
La moda maschile di fine Cinquecento era definita barocca, e come evidente in tutte le altre arti del movimento, anche nell’abbigliamento questa corrente artistica portò a dedicarsi all’ornamento e alla decorazione a totale scapito della comodità. Gli alti colletti e i busti rigidi impediscono di assumere
posture naturali e gli uomini indossano
una camicia bianca allacciata fino al mento, col colletto rigidissimo o
l’ingombrante gorgiera ( colletto spesso vari centimetri a forma di corolla, di tela bianca inamidata), allo scopo di mantenere un portamento eretto. Si intravede dunque un ornamento maschile nella zona collo, che tuttavia ha ancora poco a che fare con la cravatta come noi la intendiamo.

L’inizio del Seicento reintrodusse almeno un minimo la comodità che si era fino a quel momento persa, tiranneggiati dalla esuberante e rigida moda barocca. Il nuovo ceto emergente, la borghesia, ha bisogno di agilità e praticità, nel sistema economico egualmente che nel vestiario. L’abbigliamento classico di un gentiluomo diviene dunque costituito da una giubba o casacca morbida, pantaloni larghi a sbuffo e comodi stivaloni “alla moschettiera”. Dal collo dei signori spariscono le ingombranti gorgiere lasciando il posto agli ampi colletti bianchi, coprenti fino alle spalle, che ancora oggi ritroviamo nel tipico abbigliamento clericale protestante; allora infatti era indossato quasi a mo’ di divisa dai puritani. Era chiamato anche colletto “alla Van Dyck”. I giovani spesso lo portavano alzato ed inamidato, anziché morbido ricadente sulle spalle.
Questo è il colletto che ritroviamo anche nei ritratti conosciuti di William Shakespeare.

William Shakespeare
Giacomo I d’Inghilterra

Nella seconda metà del Seicento insieme al gilet sotto-giacca approdò nell’abbigliamento maschile una sorta di sciarpa, una striscia più o meno lunga di stoffa che veniva avvolta con più giri intorno al collo, i cui lembi pendevano ricadendo sulla camicia. Una sorta di cravatta, anche se non ancora annodata. I tessuti più frequenti erano mussola e merletto, anche se le ultime naturalmente riservate ad una clientela più ricca. Il primo ad indossarla, quale accanito modaiolo e “dandy”, fu il re inglese Carlo I.
Cravatte famose sono quelle di Giacomo II e Carlo II d’Inghilterra: il primo spese ben 36 scellini per quella destinata al suo “outfit” da incoronazione, mentre in un ritratto esposto nell’Abbazia di Westminster Carlo II porta una cravatta lunga 86 cm e larga 15.

La fine del Seicento e l’inizio del Settecento portarono con loro lo sfarzo, i fiocchi, i pizzi e le trine della corte di Luigi XIV, riunita sapientemente a Versailles, come tutti noi sappiamo da profondi studi scolastici, per motivi politici e di accentramento del potere assolutistico del monarca. Al collo dei grandi nobili che abitano la reggia compaiono i primi jabot formati da lunghissime strisce di pizzo
annodate con ampi fiocchi e fermate al centro con ricche spille, oppure
portati rivoltati con falde a pieghe, il rabat. Questo almeno quando non fanno posto al collo nudo richiesto da Madame la Guillotine!
Sia in Inghilterra che in Francia, la cravatta intesa come lunga striscia di stoffa annodata sul davanti del collo, continua ad essere elemento imprescindibile dell’abbigliamento da gentiluomo. 

Cravatta ampio fiocco Lord Brummell

C’erano diversi modi di annodare le cravatte, e durante l’Ottocento, quando la moda francese fu costretta a fare veramente i conti con l’avanzare e lo svilupparsi dell’autonomia e dell’influenza inglesi in materia, si faceva letteralmente a gara di eleganza fra i vari gentiluomini in fatto di abbigliamento, ed uno dei discriminanti principali era proprio il nodo alla cravatta. Enorme rilevanza assunsero agli occhi della società i valletti ( giacché nel dietro le quinte ne avevano ormai da secoli: chi mai poteva vestirsi senza valletti??? ); i più estrosi e bravi nell’arte dell’annodare la cravatta erano ammirati al padrone e spesso circuiti per tentare di portarli al proprio servizio. Esistevano più di 100 modi diversi per sistemare questo accessorio fondamentale, e naturalmente più complicato e ben fatto era il nodo maggior rispetto ed ammirazione si otteneva da parte dei propri amici e nemici in alta società; spesso i più interessati all’ essere abbigliati alla moda si facevano creare appositamente nuovi nodi dai propri valletti che fossero adatti per l’occasione alla quale dovevano partecipare. Lord Brummell, dandy che come sappiamo influenzò notevolmente la moda e la definizione di “gentiluomo inglese” del suo tempo, pare impiegò una volta un’intera mattinata solamente per farsi fare per bene il nodo alla cravatta appena ideato.

Cravatta rigida inamidata molto alta – ritratto di Beau Brummell

E’ intorno al 1860 che la cravatta cominciò ad assomigliare a quella moderna.Con la rivoluzione del settore
tessile introdotta dall’era industriale, fece la sua apparizione una
cravatta più funzionale, più lunga e più stretta. Battezzata cravatta alla marinara, questo accessorio entra nella storia e resta ancor oggi la base delle cravatte moderne.

Oscar Wilde

Nacque il nodo four-in-hand ( tutt’ora il più comune ), prendendo il nome dal nodo utilizzato dai cocchieri delle quadriglie, i tiri a quattro appunto. Nel frattempo erano saliti in auge le camicie con il colletto rigido, attorno al quale veniva annodata la cravatta. Verso il 1890 acquistò popolarità anche la cravatta a farfalla, il papillon. Nel 1926, Jesse Langsdorf, inventore newyorchese, ha l’idea di tagliare il tessuto della cravatta in diagonale, confezionandola in tre parti. Più elastica, la cravatta moderna vede la luce.

Appello a tutti gli uomini che ci stanno leggendo: forse d’estate può dar noia, avete ragione ( ma anche noi abbiamo le nostre scomodità estive, tranquilli! ), ma mettete la cravatta! E’ un accessorio che da secoli esprime eleganza, raffinatezza, rispettabilità e signorilità. Perché far morire questa meravigliosa tradizione?

CHISSA’ CHE NON DIVENTIATE TUTTI COSì! :P

Con affetto, 

Irene

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2 pensieri riguardo “La storia della cravatta: accessorio maschile di classe da secoli”

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