La lettera: mezzo di comunicazione e svago dei secoli scorsi

Devo ammetere, prima di trattare brevemente con voi questo argomento, che avete davanti le parole di una vera e propria patita della corrispondenza. Mi rendo conto di essere una ragazza diversa dalla maggioranza delle sue coetanee, tuttavia sono fiera di preferire una bella lettera scritta a mano da un’amica, profumata e custodita in una busta elegante, rispetto ad un freddo e impersonale testo digitale, che sia sullo schermo del pc o su quello del cellulare. Non significa naturalmente che io non usi la posta elettronica o gli sms per comunicare, ci mancherebbe altro…siamo nel XXI secolo! Non appena vedo un “coffret de correspondence” nuovo, tuttavia, che mi guarda dallo scaffale di una qualche cartolibreria…allora non resisto e lo compro subito! Ne ho almeno quattro diversi al momento. E’ una causa persa pensare di invertire la tendenza comune della società a digitalizzarsi, e non sarebbe neppure giusto…ma mi piacerebbe che i giovani come me non dimenticassero il fascino e la bellezza delle cose “vecchie”; sono meno tecnologiche, e meno pratiche in questo mondo ipermodernizzato ( ma non ipermoderno nella mente ) è vero, tuttavia mantengono il loro gusto unico di antico, di dolce…che mi spiace i miei compagni debbano perdersi.

Non siamo qui per parlare di me comunque, ne di attualità, dunque passiamo oltre.
Come tutte/i noi sappiamo, la lettera è stata il mezzo di comunicazione principale per secoli, in realtà fino all’avvento del telefono alla fine dell’Ottocento. Già prima era usato il telegrafo, ma solo per messaggi brevi ed urgenti, non per lunghe conversazioni. Da prima del Medioevo fino a buona parte del 1800, tramite la lettera si esprimevano i più dolci e i più aspri sentimenti,si raccontavano i più felici ed i più tristi eventi, ci si informava della salute della famiglia come degli sviluppi di una guerra imminente. Insomma…tutto veniva chiesto e detto a distanza attraverso carta ed inchiostro. Noi tratteremo principalmente lo “scriver lettere” come attività Sette-Ottocentesca, ma spero che questa prima introduzione sia servita a ricordarci che è un limite che poniamo noi, perché è questo il periodo di cui prevalentemente ci occupiamo su C&M, non perché lo “scriver lettere” del Cinquecento fosse poi così diametralmente diverso.
Naturalmente questa attività era praticamente esclusivo appannaggio delle classi medio-alte, perché i poveri erano per lo più tutti analfabeti, almeno fino all’avvento tardivo delle scuole di campagna per i bimbi meno fortunati, che comunque imparavano appena i rudimenti iniziali dello scrivere e del leggere, e perché comunque una lettera comportava costi non indifferenti: inchiostro, carta, pennini, ceralacca e quant’altro costavano molto, anche perché erano beni destinati ad un mercato ristretto e ricco.

Composizione delle lettere

A quei tempi non esistevano le buste, come invece abbiamo noi, e dunque il nome del destinatario era scritta sul lato della lettera che, appositamente ripiegata, veniva lasciata bianca a questo proposito. Le commissioni postali erano pagate da chi riceveva la lettera, non esisteva infatti possibilità di affrancare precedentemente la lettera come facciamo noi oggi con i francobolli, dunque si scriveva il più possibile, così da non spedire numerosi fogli, facendo crescere così la commissione. Spesso troviamo infatti, anche nelle lettere di zia Jane, lo stesso foglio scritto con linee verticali strette strette sulle quali poi si riscriveva in senso opposto, ovvero orizzontalmente. In questo modo si concentravano due fogli in uno solo.

Questa pratica finì nel Diciannovesimo secolo perché le spese postali divennero meno onerose.
I pennini d’acciaio furono inventati intorno al 1830, e fino ad allora si usavano le vere penne d’oca, che dovevano essere continuamente intinte nell’inchiostro e appuntate con lame; era necessario acquisire una certa dimestichezza con questo metodo di scrittura, perché altrimenti è abbastanza difficile non lasciare chiose d’inchiostro sul foglio ( lo dico per esperienza personale…ho provato varie volte ma raramente sono riuscita a scrivere un’intera pagina senza fare un pastrocchio…figuriamoci scrivere una riga incrociata all’altra, che già non facilita la lettura).

Arte della scrittura e della corrispondenza
Dal Settecento l’arte dello scrivere
diviene uno dei mezzi
con i quali si afferma l’individualità della persona, assume tale importanza, o meglio la sua importanza viene estesa oltre i confini della scrittura come professione, al punto che L’Encyclopédie
dedica una sezione all’arte dello scrivere con consigli ed
indicazioni per esercitarsi
alla bella calligrafia.

Le signorine venivano introdotte all’arte della corrispondenza fin da piccole, la loro calligrafia era ben curata e una giovane veniva spesso giudicata in prima battuta in base all’eleganza, all’uso dei vocaboli e alla proprietà nell’uso del pennino che manifestava con le proprie lettere. Ricorderete in “Emma” come sia lodata la lettera di Jane Fairfax perché era della giusta lunghezza, scritta con delicatezza e con un tono modesto e sobrio. Una parte importante era la scelta del set si scrittura. Le giovani, e anche le meno giovani in realtà, di buona famiglia avevano naturalmente carta da lettere personalizzata, con fiori e decori su carte più o meno colorate. La carta monogrammata era in voga all’inizio dell’Ottocento, e rimase tale fino a metà secolo; verso la fine infatti era già passato di moda.
A questo riguardo, ovvero per imparare a scrivere lettere comme-il-faut, venivano venduti manuali appositi, come “The Lovers Letters Writer” e “The Lover’s Casket”.
Una delle nipoti di Jane Austen, Caroline, ricorda di lei che “la sua scrittura rimane a testimonianza dell’eccellenza che la distingueva, e ogni nota e lettera terminava in modo molto bello – Ci voleva arte anche per piegare e sigillare le lettere – nessuna busta autoadesiva facilitava le cose – le lettere di tante persone apparivano sempre slegate e disordinate – ma era sicuro che i suoi fogli avessero la piega giusta, e la sua cera cadeva proprio nel posto preciso -“

– 14 COSE DA FARE E NON FARE NELLO SCRIVERE UNA LETTERA
– COME RIFERIRSI PER LETTERA AI VARI MEMBRI DELLA SOCIETA’

Scrivere lettere come svago
Esatto, scrivere lettere era una delle principali attività dei vari Mr, Sir o Lord X e delle varie Miss, Mrs, Lady Y, non era solo una necessità ma uno svago e un dovere sociale scrivere regolarmente ad amici e parenti, raccontando indifferentemente i pettegolezzi, le novità e i nuovi arrivi in città/paese, le caratteristiche del proprio innamorato o la tendenza del cielo ad essere sereno o nuvoloso. 
C’erano poi le lettere clandestine, quelle fra innamorati segreti, che in genere venivano recapitate a mano senza mittente per mano di un servitore alla porta di servizio di casa dell’altra, dove al segnale convenuto veniva ad aprire la cameriera personale della Signorina cui consegnava personalmente la missiva, e faceva la strada inversa con la risposta in seno. I servitori, in pratica, facevano le veci degli abbandonati piccioni viaggiatori :)
Dicevamo comunque che lo scrivere lettere era parte integrante e consistente della vita quotidiana di una rispettabile appartenente ai ceti medio e alto. Nei ceti molto alti spesso, soprattutto il padrone di casa ( che fosse il Duca K o la Duchessa vedova J ) aveva un segretario che scriveva per suo conto sotto dettatura, escludendo le missive molto personali che naturalmente continuavano ad essere trascritte personalmente. 
Nel “time table” della giornata di un’ipotetica Miss Jonson, figlia di Sir William Jonson c’era un’ora prestabilita destinata alla corrispondenza, in genere la mattina dopo colazione, durante la quale la giovane si sedeva allo scrittoio, in camera sua o in salotto, e scriveva alle amiche, alla cugina petulante ma più ricca e alla zia che si trovava a Bath per i reumatismi.  
“Woman writing a letter” Gerard Borch
C’erano poi i biglietti e gli inviti che venivano recapitati insieme alla posta ( in genere portata su un vassoio in soggiorno dal maggiordomo nei ceti più alti e infilata nella buca delle lettere sulla porta dal postino in quelli medi e medio-bassi ) e attestavano la richiesta partecipazione ad un ballo o ad un pranzo, piuttosto che i complimenti di un corteggiatore. Spesso nei romanzi si trova la scena che racconta di Mrs H, borghese arricchita, che si reca alla porta di Lady W, aristocratica un po’ decaduta, e nel porre l’invito al proprio ballo sul vassoio che gli porge il maggiordomo, con noncuranza cerca di metterlo sopra gli altri perché sia più visibile. Oppure il commento ” guardando il vassoio notò subito a colpo d’occhio un biglietto con un articolato ed eccessivo disegno riportato sopra, e comprese che la temibile Mrs G aveva avuto la brillante idea di dare un ricevimento, e la ancora più folle idea di invitarli “. ( inventato da me sul momento ). Alle regole dello scrivere le “calling cards” comunque dedicheremo appena possibile un post a parte.
James Hayllar
Questo ci fa comprendere che quello della scrittura delle lettere, e dei biglietti, era un vero e proprio rito che si immetteva in un circuito di doveri e obblighi sociali ai quali, per continuare ad essere considerati, occorreva sottostare di buon grado. Per illustrare questo peso sociale della corrispondenza, rammenteremo che chi andava a Londra per la Season o vi viveva, aveva l’obbligo non detto di raccontare tutti i gossip recenti e le novità agli amici e ai parenti che vivevano in provincia, ad esempio sulle tendenze della moda dettate dalla City. 
“Penning a letter” George Kilburne
Anche gli uomini scrivevano molte lettere, e ricordiamo a questo proposito la scena di Orgoglio e Pregiudizio in cui Darcy si trova in salotto con Elizabeth, Bingley e Caroline e si siede allo scrittoio per rispondere alla sorellina Georgiana.  



Tipi di lettere
Esistevano varie tipologie di lettere: di scuse, di presentazione, di fecilitazioni, d’amore, d’amicizia, d’affari, d’invito. 
Le lettere di presentazione, che venivano mandate prima di un incontro formale ad esempio ad una famiglia che si è appena trasferita in città, dovevano essere brevi e includere, oltre alle generalità del mittente, anche una frase di cortesia con cui si esprimeva il piacere di poter fare la reciproca conoscenza. Se il destinatario era interessato, contattava la persona entro 24 ore.
Le lettere o biglietti di congratulazioni o condoglianze erano brevissime, si limitavano allo scopo primario per cui venivano mandate ed erano ricevute solo da parenti e amici intimi. Preferibilmente dovevano espimere reali sentimenti, e difficilmente erano formali, come invece potevano benissimo essere le altre.
Lettere e biglietti d’invito li considereremo a parte…
Le lettere d’amicizia erano informali, contenevano naturalmente argomenti d’interesse comune e generalmente si riceveva risposta entro brevissimo tempo, così che le relazioni sociali rimanessero ben salde. Ricordiamoci che non potevano comunicare in altro modo a distanza. Potevano essere firmate con il nome proprio.
Le lettere d’amore erano naturalmente le più informali, potevano essere profumate quelle femminili, non dovevano contenere cause d’imbarazzo per mittente o destinatario e in genere erano firmate con il nome proprio, o addirittura le proprie iniziali se clandestine. Esprimevano i sentimenti più sinceri e profondi, come i falsi complimenti degli arrampicatori sociali.
Le lettere d’affari erano brevi, andavano dritte al punto, e mantenevano tono e scrittura più chiara e semplice possibile così da non causare fraintesi.Questo tipo di lettere includono richieste di denaro, di impiego e di particolari favori. Non dovevano cominciare con scuse o giustificazioni.

Spero che abbiate trovato l’approfondimento interessante.

Con affetto, 
Irene 

Annunci

9 pensieri su “La lettera: mezzo di comunicazione e svago dei secoli scorsi

  1. wow…..un post letto tutto d'un fiato! E' vero, son d'accordo scrivere e ricevere le lettere è un vero piacere! Io per fortuna continuo almeno a spedire i biglietti di auguri ma lunghe lettere non più! Conservo quelle che scrivevo tempo fa e a rileggerle, a volte, neanche mi ci riconosco più! Credo cmq che nell'epoca a cui ti sei riferita effettivamente il saper scrivere in maniera sobria lettere della giusta lunghezza fosse davvero una cosa tenuta in grande considerazione. Tempo fa ho letto la biografia di Maria Antonietta e si sottolineava proprio il fatto che la regina non sapesse in primo luogo scrivere le lettere senza macchiare il foglio con l'inchiostro. Cmq credo che non fosse poi così semplice! :)

  2. Complimenti per questo interessante post e più in generale per il vostro blog: lo trovo davvero molto molto raffinato e pieno di curiosità.
    A presto, Alice

  3. Bellissimo questo viaggio nel piacere di scrivere e leggere lettere, ai “vecchi tempi”!
    Penso sempre a quando nei libri e nei film vediamo le donne intente a scrivere, quietamente sedute allo scrittoio, con tutti gli oggetti necessari a compiere questa attività, mentre ponderano attentamente ogni parola, e intanto si lasciano ispirare dall'ambiente circostante… e poi, una volta scritta la lettera, vanno personalmente a consegnarla alla posta oppure la affidano alle mani sicure di un loro domestico (io sarei una Lizzy impenitente: me le porterei tutte personalmente in posta, per avere il piacere di fare una passeggiata e salutare la mia lettera un'ultima volta prima del viaggio)…

    Grazie per questo momento così piacevole, cara Irene!

  4. Grazie mille a tutte per i complimenti, sono contenta che il post vi sia piaciuto. Ludo, ti assicuro che è un caso, non conoscevo affatto questo blog, e anzi grazie di avercelo segnalato. Un bacio a tutte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...