Una donna degna della sua casata: Clarice de’ Medici

Mi sono imbattuta in questa grande donna grazie al nuovo lavoretto che ho intrapreso da ormai una settimana. Un numero variabile di volte alla settimana vado da mio zio materno, Francesco Ragghianti, ad archiviare per lui le migliaia di libri che ha in casa e che nel corso degli anni sono stati messi sì in ordine, ma in un ordine approssimativo e molto intellettuale, ovvero comprensibile a lui che lo ha creato ma poco al resto del mondo che ci viene in contatto.
Ebbene, durante una pausa dal lavoro mi sono messa a cercare su Internet qualche bella biografia storica, perché è un genere che mi piace molto leggere. Mentre ne guardavo una su Caterina de’ Medici, mio zio prontamente si è ricordato di avere questi due volumetti dedicati ai singoli membri della famiglia Medici. Insieme a Lorenzo il Magnifico, o la straordinaria Caterina, c’erano anche tre o quattro paginette riservate a questa grande Donna, dimenticata dai più come gli altri ultimi personaggi di cui vi ho parlato: Robert Hooke o Marie Corelli ad esempio.

CLARICE DE’ MEDICI
Firenze, ( 14 Settembre 1489 – 3 Maggio 1528 )

Clarice nasce nel periodo di massimo splendore della Signoria Medici, quando ancora la famiglia poteva approfittare della scia di benevolenza e fama lasciata da Lorenzo il Magnifico. Ma tale condizione non durò ancora tanto. Clarice infatti fu costretta, dall’età di un anno, a vivere lontano dalla sua bella città ( che detto fra noi è anche la mia! ), esiliata insieme al padre Pietro, detto lo Sfortunato, alla madre Alfonsina Orsini e al fratello Lorenzo, futuro Duca di Urbino. A Firenze era stata instaurata la Repubblica, ed era dunque cominciato per i Medici un periodo di continuo mutamento, su e giù dal trono alternativamente.
La fanciullezza di Clarice non fu quindi delle più facili e allegre, forzata suo malgrado e senza alcuna colpa a condurre una vita nomade, fuori da quella città che non aveva praticamente conosciuta ma che le apparteneva di sangue. Il padre morì quando lei aveva appena dieci anni, e le venne così riservato un accordo matrimoniale con la famiglia Strozzi, così che lei si trovò sposa di Filippo Strozzi all’età di quindici anni, nel 1508.
Dopo aver pagato un’ammenda, e aver fatto un anno di esilio, la coppia poté rientrare a Firenze e grazie all’autorità e al prestigio del marito, ci si dimenticò che Clarice era una Medici e dunque sarebbe dovuta rimanere in esilio. Si chiuse un occhio, insomma, fino a cinque anni dopo quando i Medici tornarono a regnare a Firenze e salì al governo suo fratello Lorenzo, che sarà padre poi della piccola Caterina.
Nel 1523 venne eletto papa Giulio de’ Medici, venuto a Firenze per amministrare gli affari di famiglia dopo la morte di Lorenzo, fratello di Clarice.
Dal momento dell’investitura, Clarice ebbe modo di accorgersi che quell’uomo, già da lei in precedenza detestato e che faceva parte della famiglia solo da un ramo marginale, stava facendo sì che il popolo, quel popolo che tanto aveva amato i suoi signori ai tempi di Lorenzo il Magnifico e che ora aveva permesso loro di salire nuovamente al potere, cambiasse nuovamente idea. Giulio, in pratica, stava facendo scadere la famiglia Medici agli occhi dei fiorentini. E tra l’altro non era un bravo papa neppure agli occhi del resto del mondo, e causò non pochi problemi, fra i quali la rottura dell’Inghilterra con la Chiesa di Roma.

Clarice prese con sé Ippolito ed Alessandro, entrambi discendenti illegittimi della famiglia in quanto il primo figlio illegittim di Giuliano de’ Medici Duca di Nemours, e l’altro probabilmente figlio illegittimo dello stesso Giulio, ora Papa Clemente VII. Li crebbe in casa sua insieme ai suoi dieci figli e a Caterina fin quando Clemente preferì mandarli a Firenze sotto la custodia del cardinale Passerini, privilegiando loro due, appartenenti alla famiglia solo per vie traverse, a Caterina, figlia legittima invece del fratello di Clarice.
Lo sdegno per Clemente aumentò quando egli rinunziò la carica di cardinale al figlio di lei Piero, che poi diventerà Maresciallo di Francia, e divenne insopportabile quando Clemente sacrificò il marito di lei, Filippo ( uomo degno ma con poco spirito di iniziativa e scarso acume alla quale rimase fedele anima e corpo per tutta la vita ) al suo posto. Il libro da cui ho tratto queste informazioni dice:

Nel settembre del 1526, quando i Colonna forzarono Clemente a dare degli ostaggi in pegno della sua buona fede, questi dette nelle loro mani il suo buon amico Filippo Strozzi, che era allora a Roma; e quando Clemente mancò alla parola data, commettendo la sua feroce aggressione contro i Colonna, la vita dello Strozzi corse il più grave pericolo. Clarice, che le sue poco buone condizioni di salute era rimasta a Firenze, appena ebbe questa notizia, salì in lettiga e corse a Roma, dove dichiarò che Filippo era stato mandato al macello con grande malvagità e perfidia, come un agnellino innocente, riuscendo a ottenere, con la sua instancabile energia, che fosse rimesso in libertà.

A ciò seguirono le terribili vicende del Sacco di Roma, durante le quali il vigliacco Papa si rifugiò a Castel Sant’Angelo. Firenze si ribellò nuovamente al giogo Mediceo che aveva deciso di porre di nuovo sul suo collo, e i Medici furono esiliati.
Clarice, con la sua grande forza d’animo e di carattere e alla sua intelligenza, indignata dal comportamento di Clemente e in fondo non gran ché dispiaciuta della sua caduta di potere, aiutò il marito a prendere la decisione di parteggiare per la Repubblica, e il 19 maggio del 1527 si recò nel palazzo de’ Medici.

Questa donna, così fiera e così legata alle proprie origini e alla propria famiglia, affrontò da sola un Cardinale ed un Papa. Thomas Adolphus Trollope, nipote del più famoso Anthony e scrittore di libri storici e resoconti di viaggio, descrive:

Dopo che nel palazzo era giunta notizia del terribile sacco di Roma e della fuga di papa Clemente, allora assediato in Castel Sant’Angelo (…) il cardinale Passerini e i suoi giovani pupilli attendevano ansiosamente che si decidesse la loro sorte. Intanto per tutta la lunghezza di via Larga, dalle finestre del palazzo non si vedeva che un mare di teste minacciose e furenti, fin che davanti a coloro che attendevano tremanti e perplessi, si presentò l’altera Clarice, decisa a far prendere loro una rapida decisione. (…) Entrando nella stanza con passo maestoso e con gli occhi fiammeggianti, piena di indignazione, alzando la voce tanto da essere udita dalla folla assiepata nella strada, rimproverò acerbamente al cardinale, che l’ascoltava tremante, di aver condotto a quel passo i suoi affari e quelli del suo padrone, affermando che i suoi antenati, veri Medici, si erano condotti in modo molto diverso, e con la loro cortesia e la loro benevolenza avevano conquistato l’amore dei Fiorentini. Ma voi – voltandosi verso Ippolito e Alessandro – che avete convinto il mondo intero che non siete del sangue dei Medici, e non soltanto voi ma anche Clemente, papa indegno, perché vi stupite se oggi sono tutti contro di voi? Partite dalla casa nella quale non avete diritto di rimanere, e da una città che non ha nessuna affezione per voi. Perché in quest’ora triste incombe su di ME di sostenere l’onore della famiglia

( The Girlhood of Catherine De’ Medici )

E in effetti lo fece, orgogliosa di appartenere alla sua casata e fiera del rispetto e dell’amore che i suoi predecessori si erano guadagnati; amore e rispetto che l’abietto Clemente aveva distrutto. Al tempo si disse che “Madonna Clarice aveva la lingua lunga”, e potremmo dire menomale che almeno lei era rimasta a mantenere alto il nome della sua famiglia, con la schiettezza e forza caratteristiche dei Medici.
Soffriva di vedere Firenze allontanarsi dalla sua Casa a causa di quell’uomo meschino ed indegno, e l’onore dei Medici macchiato da un discendente illegittimo che meditava di far continuare la discendenza ad un altro figlio illegittimo, e non lo sopportò. Come disse in seguito Leone X, se fosse stata al posto del fratello, Clemente avrebbe trovato una formidabile antagonista.
Con la sua condotta, non dimostrò solo che una vera Medici non aveva nulla a che spartire con le losche trame di Clemente, ma forzò la Signoria esitante a dichiarare guerra a Clemente.

Questa donna dal carattere nobile, forte e orgogliosa, degna dell’onore di portare un nome così importante, prese dunque parte attiva, sebbene nell’ombra, alle vicende che scossero il suo Paese a quel tempo.
Purtroppo la vita non fu cara con lei, e dopo aver dato alla luce 10 figli, e aver lottato strenuamente contro la salute cagionevole e contro il mondo esterno per sé, per Caterina ( della quale si prese cura finché poté) per suo marito e per la sua Famiglia, morì nella sua bella villa “Le Selve”.
Filippo, suo marito, lasciò scritto fra le sue ultime volontà che si erigesse un monumento a Clarice ” poiché mia moglie merita per la sua virtù di essere onorata da me”, ed a ragione perché lo sostenne ed aiutò per tutta la sua vita, tenendo contemporaneamente alto il nome dei Medici e dando nuovo lustro a quello degli Strozzi.

P.s. Perdonatemi per la lunga assenza, ma sono stata quattro giorni a Venezia in albergo, e non avevo possibilità di connettermi ad Internet. Spero tuttavia che dal mio viaggio nascano tanti bei post…

Con affetto,
Irene

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3 pensieri riguardo “Una donna degna della sua casata: Clarice de’ Medici”

  1. Ciao, ti ho trovata per caso navigando su internet e ho deciso subito di accluderti tra i miei amici blogger; anche io amo molto Jane Austen e sono anche interessata a tutto ciò che riguarda il XVIII-XIX sec. Diversamente da te non ho però molte conoscenze in merito, per questo mi farà piacere seguire le tue pubblicazioni oltretutto molto ben scritte :) Ciao, buona serata

  2. Hai fatto proprio bene a raccontare la vita di questa donna così poco conosciuta perché oscurata da ben altre componenti della sua famiglia.Io stessa la conoscevo solo per il fatto di essersi presa cura della piccola Caterina dè Medici…

    Sono una orgogliosa romana ma amo da impazzire Firenze,è una città bella oltre ogni misura.

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