Ultimamente Leggiamo … Piccole Donne: i valori della famiglia March – il matrimonio


Eccoci con l’ultimo appuntamento della rubrica con Piccole Donne. Come accennato nel post precedente, vorremmo analizzare un altro punto di vista in cui la famiglia March mostra di avere una mentalità diversa da quella a cui comunemente siamo abituate per i romanzi dell’800.
È il punto di vista sul matrimonio, argomento che ci sta sempre a cuore, un po’ perché è spesso il lieto fine di molti romanzi, un po’ perché, è inutile fingere, siamo delle inguaribili romantiche!


Il matrimonio come fonte di felicità e non di ricchezza o posizione sociale.
Benché la famiglia March sia composta da quattro figlie femmine, il matrimonio di queste non costituisce una preoccupazione importante per i genitori. Le ragazze non sono abituate a pensare al matrimonio come soluzione dei propri problemi né vengono preparate unicamente a quel momento o ad accaparrarsi un buon partito. 
L’argomento “matrimonio” viene toccato nella famiglia March, per la prima volta dopo il ritorno di Meg dai quindici giorni a casa dei Moffat: Meg ha udito insinuare dalla sig.ra Moffat che la madre potrebbe avere dei “piani” nel far sposare Laurie a una delle figlie e, rimasta scandalizzata e ferita dall’insinuazione e, una volta tornata a casa, chiede chiarimenti alla madre. È da evidenziare il fatto che l’argomento viene toccato appena le due figlie più piccole sono fuori dalla stanza, quasi si desiderasse mantenerle pure e innocenti sull’argomento.
Riporto il brano in cui la madre spiega qual è il suo desiderio di matrimonio per le figlie:

“- Mamma, tu hai dei ‘piani’, come ha detto la signora Moffat? – chiese infine Meg, timidamente.
– Sì, mia cara, ne ho moltissimi. Ne hanno tutte le madri, ma temo che i miei siano piuttosto diversi da quelli della signora Moffat. (…) Voglio che le mie figlie siano belle, ben educate e buone; che siano ammirate, amate e rispettate; che abbiano una giovinezza felice; che si sposino con giudizio e il loro matrimonio riesca bene, che abbiano una vita piacevole e utile (…) Essere amate e scelte da un uomo buono, è la cosa più bella e più dolce che possa capitare ad una donna; e io spero con tutto il mio cuore che tocchi anche a voi questa bellissima esperienza. (…) Mie care figliuole, per voi io sono molto ambiziosa, mai vorrei vedervi far strada nel mondo sposando un uomo soltanto perché è ricco e ha una casa stupenda, che non sarà mai una vera casa se vi manca l’amore. Il denaro è necessario, è prezioso, è anche nobile se è speso bene, ma non vorrei che lo consideraste il primo e l’unico premio per cui lottare. Meglio essere la moglie d’un uomo povero, ma felice, amata e contenta, piuttosto che regina su un trono, senza amore, né pace, né rispetto.” – Capitolo 9



Un altro momento in cui viene toccato l’argomento matrimonio è quando Jo e la madre parlano dell’amore che John Brooke ha dimostrato per Meg. Jo è molto contrariata dalla cosa e pone diverse obbiezioni, che danno così modo alla madre di esporre vari punti di vista interessanti:

“- è giusto e naturale che ognuna di voi, col tempo, abbia una casa propria (…) Meg ha solo diciassette anni e ci vorrà del tempo prima che John possa darle una casa. Tuo padre e io siamo d’accordo, non le permetteremo di legarsi in nessun modo, né di sposarsi prima dei vent’anni. Se Meg e John si vogliono bene possono aspettare e così avranno la prova del loro amore. (…)
– Non preferiresti che sposasse un ricco? – chiese Jo (…)
– Il denaro è una cosa buona e molto utile, Jo, Spero che le mie ragazze non abbiano mai l’amarezza di sentirne la mancanza, né che siano tentate del desiderio di averne troppo. (…) Non desidero un grande matrimonio per le mie ragazze, né una vistosa posizione o un gran nome. Se il rango e il denaro venissero insieme all’amore e alla virtù, sarei grata alla sorte e felice della vostra buona fortuna; ma per esperienza so quanta felicità può esserci in una casa modesta, dove il pane vien guadagnato giorno per giorno e qualche privazione rende più dolci i pochi piaceri. Mi accontento di vedere Meg partire da una posizione umile perché, se non mi sbaglio nel giudicare John, la sua ricchezza sarà di possedere il cuore di un uomo buono, e questo è molto meglio di un patrimonio.” – Capitolo 20

Jo, nel suo modo buffo e dolce, esprime poi alla madre il suo desiderio di vedere Meg sposata con Laurie, affinché potesse avere ricchezza e amicizia. Ancora interessante la risposta della madre:

“- Non far progetti, Jo, lascia che siano il tempo e il cuore ad accoppiare i tuoi amici. Non dobbiamo intrometterci in cose del genere o andare in cerca di ‘scemenze romantiche’, come le chiami tu, col rischio di sciupare un’amicizia” – Capitolo 20

Quando leggo le affermazioni della signora March ammetto che non posso fare a meno di pensare ad un’altra madre di altre figlie femmine e di un altro continente: la signora Bennet. Che punti di vista completamente opposti!



Un primo aspetto che notiamo è l’età: per la signora March l’età di Meg, che ha 17 anni, è un limite al suo matrimonio. Come espone chiaramente, non le sarà permesso di sposarsi prima che abbia compiuto 20 anni. Le ragazze Bennet invece sono incoraggiate a trovar marito ancor prima di avere quindici anni.


Il secondo aspetto è quanto avevamo già visto anche nel discorso precedente fatto con Meg e Jo: la felicità nel matrimonio non viene legata al benessere economico. Il punto di vista risulta ragionevole anche al nostro orecchio moderno: se la ricchezza e la posizione sono legati ad amore e rispetto sono i benvenuti, ma è molto meglio rinunciare ai primi piuttosto che ai secondi!Mrs Bennet invece è totalmente votata a scovare il marito più adatto…o meglio conveniente per le sue figlie, e la prima cosa della quale cerca di informarsi, anche in modo poco discreto spesso, è la rendita dei giovanotti che si inseriscono nella loro comunità.

Il terzo punto è veramente interessante: la signora March esorta Jo a non far progetti e non fantasticare sul futuro degli altri, ma a lasciare che siano loro a decidere liberamente. L’amicizia e il rapporto tra sorelle viene letto in modo separato dal matrimonio, è qualcosa che durerà oltre e non deve assolutamente essere sciupato da inutili fantasie. Basta pensare al comportamento che tiene Lydia quando torna a casa da sposata ( e con che partito poi! ) … trattando con superiorità e snobismo le sorelle solo perché è la piccola e ha un anello al dito prima di loro. Vero affetto tra sorelle!


E con questo concludiamo il nostro breve viaggio nel mondo di questo romanzo. Abbiamo apprezzato la vostra partecipazione attraverso i commenti e speriamo che nel proseguire questa rubrica possa darvi ancora modo di condividere con noi tanti punti di vista e spunti interessanti!


A presto.
Alessia & Irene
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4 pensieri su “Ultimamente Leggiamo … Piccole Donne: i valori della famiglia March – il matrimonio

  1. Ricordo di aver letto “Piccole donne” durante non so quale malattia esantematica, fatta da bambina…
    …quanto mi era piaciuto leggere quel libro, non lo dimenticherò più!
    Loredana

  2. Il matrimonio e l'amore sono i dei temi più curiosi della Alcott,perché seppur affrontati con delicatezza e dolcezza non sono certamente degli ideali,Jo March (che altri non è che la scrittrice stessa)diventa la paladina dell'indipendenza femminile,della donna che può anche starsene “sola”,infatti le storie d'amore della Alcott non sono poi così appassionate.
    Piccola nota:da sempre critici e lettori hanno voluto vedere una certa similitudine tra Jo March e Lizzy Bennet,similitudine,per fortuna,dopo anni smontata,per riconoscere l'estrema modernità della prima rispetto alla seconda.

  3. …Bellissimo confronto MrsBennet-MrsMarch!

    @Toinette: da asuteniana sfegatata e ammiratrice di Lizzy, l'unica somiglianza che vedo tra Lizzy e Jo è la perfetta consapevolezza di se stesse e del proprio valore unita alla ferma volontà di affermarlo. La loro modernità, in questo senso, è identica.
    Dalle tue parole, però, ho l'impressione che tu abbia un ricordo spiacevole di Lizzy… Mi spiace ma è pur vero che ognuno ha i propri gusti letterari.
    Tuttavia, se mai ti capiterà di rileggere O&P (sì, dai, riprovaci…), ti prego di non dimenticare il feroce contesto sociale in cui si svolge la vicenda, e che è molto presente nel testo.
    Essere donne nei primi anni dell'800 o 50 anni dopo fa molta differenza.

    Ciao a tutte!

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