La nutrice, una figura spesso dimenticata ma fondamentale!

Tutte le mattine, durante il rito del Levée du Roi ( cioè il risveglio del Re) la nutrice del Re Luigi XIV era la prima a entrare nella sua stanza e “andava a dargli un bacio mentre era ancora a letto”. La nutrice si chiamava Pierrette Du Four e onorò costantemente l’impegno fino al 1685, quando il sovrano aveva 50 anni.

Vale certamente la pena di trattare in questo nostro blog la figura della nutrice, quella santa donna che si occupava dell’allattamento e poi della crescita dei bambini delle famiglie borghesi e nobili fintanto che non raggiungevano l’età dell’istruzione, e talvolta anche successivamente rimaneva alle dipendenze della famiglia svolgendo altre mansioni.
Ora, probabilmente per molte di voi (dal momento che io non ho uno spiccato senso materno) sembrerà strano, anzi quasi innaturale, che una madre possa decidere volontariamente di non allattare il proprio bambino, poiché so da esperienza di altre persone che è un momento particolare durante il quale si instaura fra madre e figlio un legame intimo particolare.
Ma, come mi ha sempre detto il mio caro zio, occorre storicizzare.
Una donna alto-borghese o nobile viveva necessariamente un’intensa vita sociale, e doveva mantenere un aspetto quanto più possibile fresco e giovanile. Atteggiamento per altro non tanto diverso dalle donne che oggi si fanno fare i vari lifting,botulini e robe varie.
La balia nasce, o per lo meno si afferma in maniera prepotente, nel Cinquecento e per uno scopo che potremmo definire non bellissimo da un punto di vista etico, ma comprensibile.
Dunque, all’epoca la distinzione in classi della società era fortemente sentita, e c’erano compiti per la gente “bassa” ( servi, domestici, contadini, operai ecc..) che i ceti superiori si rifiutavano di fare, e privilegi o ruoli rivestiti dalla classe “alta” ai quali i poveri non potevano neppure lontanamente aspirare.

Ora, chi era nella società che aveva il compito di nutrire? Contadini, macellai, pescatori che procuravano il cibo e cuochi, domestici, camerieri che lo servivano ai propri padroni. Era quindi un lavoro da gente “bassa”.
Nella mente della nobiltà, anche nutrire i propri figli neonati era paragonabile a pescare il pesce o servire il piatto di portata a tavola. Era sempre cibare qualcuno al di fuori di se stessi. Dunque era impensabile che una donna di alto rango usasse il proprio corpo per dare da mangiare ad un bambino, anche se il suo.
Lo scopo dell’esistenza del ceto popolare, nella società dell’Ancient Regime francese come poi per secoli in quella inglese, era la produzione: i contadini producevano cibo, gli artigiani producevano manufatti.
Nacquero così le nutrici, donne di bassa estrazione sociale che prestavano servizio nelle famiglie più ricche occupandosi dei figli dei padroni e svolgendo quindi tutte le mansioni che sarebbero state della madre. In questo contesto, la nutrice diventò un vero e proprio mestiere che produceva latte per il sostentamento delle nuove generazioni di sovrani, aristocratici e borghesi.

Sulla destra si vede la nutrice di Giulietta

Spesso non si considerava però il punto di vista del bambino/a che si trovava diviso in due: da una parte la madre, che gli aveva dato la vita e gli insegnava la morale, ma che spesso aveva con lui un rapporto distaccato; l’altra, una donna non nobile né colta, che però gli stava accanto per anni, gli trasmetteva spesso del vero affetto materno e a volte manteneva stretti rapporti con lui fino a tarda età, come abbiamo visto all’inizio dall’esempio del Re Luigi XIV.
Non sempre, ma a volte questo comportava anche che il cuore del bambino fosse rivolto a due famiglie: quella a cui apparteneva per sangue, che gli donava il rango e che lo incanalava verso la società in cui avrebbe vissuto, la carriera che avrebbe fatto e il matrimonio di comodo che avrebbe contratto; l’altra quella dove trovava l’atmosfera familiare e materna che mancava nell’altra. Non di rado il valletto o la dama di compagnia erano fratelli di latte del padrone/padrona, cioè figli naturali della nutrice, con i quali avevano giocato nella nursery per tutta l’infanzia.

Riferimenti letterari e cinematrografici

  • Tragedia “Romeo e Giulietta di Shakespeare del 1559. Appare la figura della nutrice di Giulietta, che aiuta gli innamorati nei loro incontri segreti.
  • Di conseguenza nel film “Shakespeare in Love” la protagonista Viola è aiutata a mantenere segreta la sua relazione con William dalla sua balia, che pur essendo Viola ormai una donna adulta continua a prendersi cura di lei.

 Riservandomi in futuro di rimpinzare un po’ questa lista, spero che il post sia stato di vostro gradimento.

Con affetto,

Irene

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