L’Imperatrice Sissi…non il mito ma la realtà – Parte 4

La Prussia è ormai potente e pericolosa, forse per tutta l’Europa e certo i sovrani d’Asburgo sono preoccupati, ma Elisabetta non vuol approfondire più di tanto gli sviluppi politici, è troppo impegnata nei suoi numerosi viaggi, che la tengono quasi costantemente lontano da Vienna, da quella corte che lei detesta. Il marito, dal canto suo, si è rassegnato a questa realtà e si accontenta di ritrovare la moglie ogni tanto nelle sue varie tappe, gli basta sapere che Sissi è felice, in compagnia della figlia e della dama di corte ungherese Ida Ferenczy, sua devota accompagnatrice, ormai da tanto tempo.

Conte Andrassy
Nei suoi frequenti spostamenti l’imperatrice conosce la contessa Maria Festectis, le due donne simpatizzano quasi subito, alcune cose le accomunano come l’amicizia per Andrassy, l’amore per l’Ungheria e la loro intelligenza. Quando Elisabetta chiede a Maria di diventare una delle sue dame di compagnia, lei esita, è troppo fiera per entrare in un ruolo, che, per quanto prestigioso, sarà sempre abbinato all’obbedienza. Si arrenderà presto, per divenire anch’essa una compagna devota e ammirata, pur riconoscendo, nell’estrema sensibilità e nell’obiettività che la caratterizzano, i difetti della sua regina. In una pagina del suo diario, scrive così:
” Non è una persona banale. In tutto ciò che dice si percepisce una vita contemplativa. Peccato che perda tutto il suo tempo a rimuginare e non abbia assolutamente nulla da fare. E’ portata all’attività spirituale, il suo istinto di libertà è tale che qualsiasi restrizione le sembra terribile.”
Una delle sedi preferite dall’imperatrice è il Tirolo e precisamente nel castello di Merano; è lì che riceve la notizia delle gravi condizioni fisiche della suocera. Di fronte allo spettro della morte tutto si pianifica, anche l’astio, ed Elisabetta è sconvolta e addolorata. L’arciduchessa ha soltanto sessantasette anni, ma si sente vecchia ed ha perso la voglia di vivere, dopo la morte del figlio prediletto, in più non si riconosce in quel mondo così trasformato dagli eventi storici . Colpita da una polmonite, che va ad accanirsi su un corpo ed uno spirito già deboli, si spegne nel maggio del 1872.
Elisabetta si riprende dal dolore e riparte nella sua sete di viaggio.

Strasburgo…l’isola di Wight….Londra…Parigi…Corfù…Elisabetta non si ferma mai. Coltiva, oltre alla passione per i viaggi, quella di sempre, l’equitazione. A Godollo ha fatto costruire un maneggio dove si addestra come un campionessa. Ma nella sua frenetica vita non dimentica che il tempo sta passando, la paura della vecchiaia e dello sfiorire della sua bellezza sono comunque vivi in lei, che ha sempre fatto del suo aspetto fisico un’autentica ossessione.
Rodolfo
Nel 1878 ritorna a Londra, questa volta accompagnata da Rodolfo, che ha diciannove anni ed è un giovane molto attraente, elegante e sensibile come la madre, ma il suo animo è cupo e triste, addolorato per la partenza in sposa dell’adorata sorella Gisella a soli sedici anni.

Nel 1879 Vienna festeggia le nozze d’argento dei sovrani ed un anno dopo Rodolfo si fidanza con la principessa Stefania del Belgio. Le nozze verranno celebrate il 10 maggio del 1881. Elisabetta sa che quello non è un matrimonio d’amore, inoltre non vede nella nuora una donna capace di rendere suo figlio felice. Il tempo passa inesorabile e con lui trascina la vita, i ricordi, le gioie e i dolori; Sissi sente sfuggirgli la giovinezza e anche l’ultima figlia, l’essere che più ama al mondo. Maria Valeria ha scelto, come compagno, l’arciduca Francesco Salvatore, un Asburgo appartenente al ramo toscano, di contro il matrimonio di Rodolfo precipita nella crisi e la nascita di una bimba non contribuisce a salvarlo. Luigi II di Baviera è ormai un recluso vivo, la pazzia lo ha devastato ed è soltanto un vecchio di poco più di quarant’anni malato e abbrutito, specialmente dopo la morte del suo adorato Wagner. Gli psichiatri stendono un rapporto sulle sue condizioni: “Poiché la malattia ha completamente distrutto, in Sua Maestà, l’esercizio del libero arbitrio, si deve prendere in considerazione il fatto che è incapace di conservare il potere e non solo per un anno, ma per il resto dei suoi giorni”.Posto sotto la stretta sorveglianza di medici e infermieri, muore in circostanze misteriose, nelle acque del lago di Starnberg, insieme col medico Gradden, nel 1886. Alla notizia Elisabetta reagisce male e si dispera, presa dal rimorso di non aver potuto far niente per lui. Una serie di sventure familiari si abbatte nella vita di Elisabetta, dal 1888 in poi, non dandole respiro e mettendo a dura prova la sua tempra. In questo periodo si trova a Corfù, isola che le è cara, perché è qui che ha curato, trent’anni prima, la sua ipocondria. E’ andata ad abitare in una casa, presso il villaggio di Gastouri, che chiamerà l’Achilleon, in onore dell’eroe greco, anch’egli vittima del fato crudele
Sissi si dedica allo studio del greco antico e di quello moderno, sotto la guida del maestro Costantin Christomanos, che diverrà anche lui un fedele accompagnatore dell’imperatrice. All’improvviso, il 12 novembre, un telegramma le annuncia che il padre è grave ma la corsa contro il tempo, in alcuni casi, è inutile e lei non riesce a vederlo: mentre si appresta a partire per la Baviera, un altro telegramma le dice che il duca Max è morto per apoplessia. Torna in Austria ed anche qui la aspettano momenti difficili, i rapporti tra Francesco Giuseppe e Rodolfo sono diventati sempre più conflittuali, per la diversità di carattere e di vedute. Il giovane è liberale e non approva la linea politica del padre, troppo conservatrice, inoltre conduce una vita dissipata e libertina, collezionando un numero considerevole di amanti.
Baronessa Maria Vetséra
La più recente conquista è una ragazza di 17 anni, si chiama Maria Vetséra ed entrerà nella storia come ultima accompagnatrice del principe ereditario, in un luogo di non ritorno, precisamente a Mayerling. Rodolfo e l’amante, il 30 gennaio 1889, vengono trovati, ormai esanimi, da un valletto, Loschek, e da un amico, il conte Hoyos. Il capo dei due amanti è trapassato, da una tempia all’altra, da un colpo di pistola, la posizione dei corpi e lo specchio, posto vicino al cadavere dell’uomo, per meglio prendere la mira, fa avanzare l’ipotesi del suicidio, anche se tuttora le versioni sul tragico episodio sono state tantissime e all’epoca i bollettini di corte annunciarono una morte per crisi cardiaca, omettendo la presenza della fanciulla, per evitare lo scandalo.
Tre lettere sono l’ultimo messaggio che lui lascia alla moglie, alla sorella M. Valeria e alla madre.

Per il padre, Rodolfo non ha lasciato un rigo, perché, come egli stesso dichiara nella lettera ad Elisabetta, non si sente degno di lui. Francesco Giuseppe è assalito dai rimorsi, per non aver capito l’angoscia della sua creatura, mentre Sissi, per non sovraccaricare ulteriormente il peso del marito, cerca di farsi forza e di non dare a vedere il suo strazio, piange in silenzio e di nascosto, al massimo si sfoga con Maria Valeria. Rinuncia ai suoi viaggi per un po’, per poter essere vicina al suo sposo, così duramente provato negli affetti, poi, dopo il matrimonio dell’ultima figlia, si sente inutile e riprende a spostarsi.

In fin dei conti l’imperatore vive una relazione con un’attrice di nome Katharina Schratt, della quale Elisabetta non ha la forza di essere gelosa. 

Un anno dopo, il 18 febbraio 1890, muore Andrassy, per un cancro alla vescica e alcune settimane più tardi, a Ratisbona, Nené, la sorella prediletta, morirà anche lei, dopo una straziante agonia. Nel giro di un anno e mezzo, Elisabetta ha perduto il padre, il figlio, il suo migliore amico e la sorella più cara; Elisabetta non si riprenderà mai più.

Va a Corfù e nemmeno lì si sente in pace con se stessa, neanche il tempio che ha fatto edificare, in onore del poeta H. Heine, può trattenerla e quindi continua vagare in tutta Europa, vestita di nero, come se volesse portare a spasso il suo dolore.

Quando ritorna a Vienna, Sissi si chiude nel grandissimo parco della Villa Hermès, nei pressi della città, ormai conduce una vita lontana dagli sguardi curiosi della gente. La nascita di un’altra nipotina, figlia di M. Valeria non le dà la gioia che dovrebbe procurarle l’evento, i suoi pensieri non sono rivolti alla vita ma sono pensieri di morte, che spesso si trova ad invocare. L’ultima apparizione in pubblico dell’imperatrice risale al 1896, anno in cui l’Ungheria festeggia il suo millennio di conquista del territorio, e lei non ha il coraggio di dire no proprio agli Ungheresi.

Dopo alcune incertezze, decide di recarsi dalla baronessa Rothschild, che in più riprese l’ha invitata nella sua magnifica residenza di Ginevra; nello spostarsi da Montreux, rifiuta lo yacht, messole a disposizione e si imbarca sul battello del lago Lemano, come una comune mortale, accompagnata dalla contessa Sztaray. Al ritorno da Ginevra Elisabetta e la contessa, prima di rientrare nell’albergo dove alloggiano, il Beau Rivage, si siedono su una panchina e parlano del più e del meno, ad un tratto un corvo sorvola le loro teste, l’imperatrice si incupisce, pensa ad un presagio di sventura.L’indomani mattina le due donne escono dall’albergo per fare degli acquisti, poi rientrano per il pranzo. Alle tredici e trenta la contessa ungherese sollecita Elisabetta a sbrigarsi altrimenti perderanno il battello, poi si avviano verso l’imbarcazione.

Un uomo le si avvicina rapidamente, si avventa addosso a Sissi, scaraventandola per terra. La soccorrono, sembra solo una spinta di un malintenzionato. Viene rincuorata, sembra che non sia accaduto nulla. Salgono ugualmente sul battello che parte, ma fa poche centinaia di metri, Elisabetta si sente male e ha la mano contratta sul petto. Il battello decide di tornare indietro, ma Elisabetta si accascia, il suo volto è livido e quando le viene aperto il corsetto per rianimarla, si scorge una piccola macchiolina di sangue all’altezza del cuore. Il medico accorso non può che constatarne la morte. L’attentatore – che verrà poi arrestato- stringendo in mano un affilatissima lima a punteruolo, nello scontro le aveva vibrato un colpo, da Sissi quasi inavvertito ma fatale; la sottilissima punta insinuandosi nel costato aveva raggiunto il cuore, penetrato nel ventricolo sinistro per otto centimetri: pochi minuti e l’ emorragia interna fu mortale.
Monumento dedicato ad Elisabetta a Trieste
E’ il 10 settembre del 1898, l’imperatrice avrebbe compiuto sessantun anni di lì a poco. L’attentatore si chiama Luigi Lucheni, è un italiano che trascorrerà i suoi giorni in carcere, fino a quando non deciderà di mettervi fine. Le brutte notizie arrivano presto e questa non tarderà ad arrivare all’imperatore. Non è difficile immaginare la sua reazione di fronte al bene perduto: si siede affranto su una sedia, pronunciando queste parole: “Nulla mi è stato risparmiato su questa terra. Nessuno sa quanto ci amavamo..”

E’ la fine di una storia d’amore, iniziata sotto favorevoli auspici e che si è conclusa dolorosamente.
Le tombe di Sissi e Franz
Prima i funerali a Ginevra, poi a Vienna, dove i funerali terminano ai Cappuccini. Francesco Giuseppe sopravviverà diciannove anni alla moglie, giusto il tempo per assistere al sopraggiungere della prima guerra mondiale, non ne vedrà l’esito, è troppo vecchio, troppo triste e soprattutto non vedrà fortunatamente la fine dell’impero asburgico, muore nella notte tra il 21 e il 22 novembre del 1916, per essere messo accanto alla sua compagna nella cripta dei Cappuccini

 
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Non esistono parole più tangibili di
quelle che Maria Festetics scrisse, parlando dell’imperatrice
d’Austria: 

“Mi
ricorda la bimba delle
favole. Le fate buone sono venute e ciascuna di esse ha deposto nella
culla un magnifico dono: bellezza, grazia, dignità, intelligenza,
spirito. Ma la fata cattiva è venuta a sua volta e ha detto:”
Vedo che ti è stato dato tutto, ma farò in modo che questi doni ti
si rivoltino contro e non ti garantiscano alcuna felicità…Persino
la tua bellezza ti porterà solo dolore, e non conoscerai mai la
pace””
Sissi bambina
Nel 1998 è stato
pubblicato il diario
poetico dell’Imperatrice, dal quale è emerso che Elisabetta non
amasse affatto la sua condizione aristocratica né condividesse la
politica degli Asburgo, tanto da augurarsi di morire
“improvvisamente, rapidamente e se possibile all’estero”;
in un certo senso dunque si può dire che il suo intimo desiderio di
abbandonare la vita sia stato esaudito. D’altro canto, dai suoi
scritti emerge chiaramente la non condivisione delle condizioni
sociali in cui versava la popolazione austriaca e ungherese, tanto da
considerare i giovani a lei contemporanei come “oppressi
dall’ordine stabilito”; a disagio e rattristata per la
disparità socio-economica fra lei e la gente comune, detestando le
ricchezze e i viaggi di piacere per l’Europa, Elisabetta arriva anche
a maledire, nelle sue poesie, la dinastia asburgica

Secondo le cronache, Elisabetta era
alta 1 metro e 72 e pesava 50 kg (in un’epoca in cui il canone della
bellezza era assai diverso dall’attuale), aveva capelli castani folti
e lunghissimi, che sciolti le arrivavano alle caviglie. Quasi tre ore
occorrevano quotidianamente per vestirsi, poiché gli abiti le
venivano quasi sempre cuciti addosso per far risaltare al massimo la
snellezza del corpo; la sola allacciatura del busto – per ottenere il
suo famoso vitino da vespa – richiedeva spesso un’ora di sforzi.
Altre tre ore erano dedicate ai capelli, che venivano intrecciati in
elaborate acconciature dalla parrucchiera di corte. Il lavaggio dei
capelli era eseguito ogni tre settimane con una mistura di cognac ed
uova e richiedeva un’intera giornata, durante la quale l’Imperatrice
non tollerava di essere disturbata. Elisabetta era impegnata per il
resto della giornata con la scherma, l’equitazione e la ginnastica (a
tal scopo, aveva fatto allestire in tutti i palazzi in cui
soggiornava delle palestre attrezzate con pesi, sbarra e anelli).
Costringeva inoltre la propria dama di corte a seguirla durante
interminabili e forsennate passeggiate quotidiane. Per preservare la
giovinezza della pelle Elisabetta faceva uso di maschere notturne (a
base di carne di vitello cruda o di fragole) e ricorreva a bagni
caldi nell’olio d’oliva; per conservare la snellezza, oltre a
rispettare il rigoroso regime alimentare, dormiva con i fianchi
avvolti in panni bagnati e beveva misture di albume d’uovo e sale.
Mascherava la propria anoressia con l’ossessione per un’alimentazione
sana.

Non era certo una donna
felice, per quanto la sua condizione potrebbe farci pensare il
contrario, e ormai tutti ne sono a conoscenza. Pensare alle sofferenze
che il mondo le riservò e a quelle che lei stessa si procurò mi riempie
di tristezza. Ho voluto dedicarle un post perché nonostante tutto è
riuscita a farsi ricordare anche come una donna che ha tentato di
cambiare le sorti di un paese, e non molte sovrane possono dire
altrettanto! 
Con
affetto,
Irene
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2 pensieri riguardo “L’Imperatrice Sissi…non il mito ma la realtà – Parte 4”

  1. Grazie del bellissimo post … certo questa non è la Sissi che vagheggiavo nella mia infanzia, quella dei film, e anche il Franz non risulta quell'imperatore illuminato dei racconti della mia mamma; molto più dolorosa e triste di quanto pensassi la loro storia, ma molto illuminante e ben scritta, come sempre!

  2. le tombe non sono quelle di Sissi e Franz ; ma bensì nel castello di Artstetten dove sono sepolti francesco ferdinando e sophie.
    Le tombe di Franz e Sissi si trovano nella Kaisergruft di Vienna assieme a quella del figlio Rodolfo

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