Un uomo…una leggenda: George Bryan "Beau" Brummell!

S’avvista in Inghilterra, alla fine del Settecento, la fissazione per l’eleganza che anima certi giovani viaggiatori, con uno spiccato amore per l’Italia, tanto da venir appellati come ‘macaroni’. Ed è sempre in Inghilterra, nella capitale, che, all’inizio dell’Ottocento, si notano dei passanti vestiti di tutto punto, spesso in modo studiatamente bizzarro, ma con una certa qual ricercatezza; un’eleganza ‘spuria’, che non vuol dare nell’occhio, quanto ‘far pensare’. Ed ecco comparire, nell’alta società londinese, un frac blu, una cravatta immacolata, inamidata, degli attillati pantaloni color crema, e degli alti sivali con risvolto; il tutto indossato dall’ “arbiter elegantiarum” per eccellenza: lord George Bryan Brummell, detto il Beau (il ‘bello’). Battute sagaci, squisitezza nei modi, dotato di intelligienza e cultura, pareva a prima vista esser messo lì nei salotti londinesi solo per far figura, ma all’occorenza, era in grado di mettere in stato d’inferiorità i presenti con qualche osservazione studiata o un altrettanto studiato silenzio. E’ l’eleganza di chi interpreta se stesso, di chi “vive e dorme davanti ad uno specchio” (Baudelaire); gli invidiosi dicono che Brummell è solo eleganza e posa, senza capire che c’è qualcosa di più. Presto Brummell diventa consigliere e amico del sovrano reggente, Giorgio IV, principe di Galles ( e modestamente divenne amico del Principe con una certa classe: infatti da Eton passò a Oxford per entrare a far parte degli Ussari e conoscere così Giorgio IV. Una volta raggiunto il suo scopo, lasciò beatamente l’esercito, nient’affatto interessato, ne prima ne dopo, alla carriera militare) Ma il Beau, l’impertinenza elegante fatta persona, non riconosce la sovranità di nessuno, tantomeno del sovrano – aspirante dandy – che Brummell tratta malissimo, arrivando a volte a metterlo in imbarazzo in pubblico con qualche sottile battuta. Chinarsi davanti al re? Non sia mai, potrebbe sgualcirsi la giubba.
Brummell, primo dandy e miglior rappresentante di questo movimento culturale che prese campo dalla fine del Settecento, era eccentrico e a volte scandaloso. 
In un’epoca infatti in cui dominavano ancora i colori più sgargianti e le stoffe seriche, in cui si usavano le polpe e le parrucche e l’igiene era cosa considerata poco virile, con abbondante uso di profumi per coprire odori o piuttosto olezzi vari, Brummell adottò invece il colore blu per gli abiti, lanciando definitivamente l’uso dei pantaloni lunghi a tubo e delle giacche da frac, relegando per sempre brache al ginocchio, calze, tricorni e giustacuore in soffitta ( Vi consiglio di dare un’occhiata al post sull’abbigliamento maschile dell’epoca ). 
Monumento a Brummell in Jermyn Street
Prese poi a curare con particolare attenzione l’igiene intima, con generoso impiego di acqua e sapone, eliminando la parrucca incipriata (ma spesso semplicemente infarinata) che era in pratica un ricettacolo di sporco e pidocchi, arrivando fino al culmine della “bizzarria” di cambiare camicia ogni giorno. Tutto questo senza la leziosità dei cicisbei.( Piccola degressione. I Cicisbei, o cavalier serventi, erano gentiluomini che accompagnavano, nel Settecento, le nobildonne sposate nelle occasioni mondane, feste, ricevimenti, teatri e le assistevano nelle incombenze personali: toletta, corrispondenza, compere, visite. Era in pratica un accessorio indispensabile per una Signora. Infatti il cavalier servente ricopriva un ruolo più che ufficiale: era noto il suo rapporto di “servizio” con la dama, era in buoni rapporti col marito e con la famiglia, era insomma un appoggio che serviva a garantire rispettabilità alla signora oltre che contribuire allo sviluppo della rete di conoscenze e relazioni che la nobiltà utilizzava per affermare e sviluppare il suo potere. L’uso fu infatti ristretto alla sola classe nobiliare e, in rari casi, a quella altoborghese. La società maschile settecentesca era dunque divisa tra i mariti occupati nelle cacce, nei viaggi, negli impegni politici e negli affari, e altri uomini che invece preferivano la compagnia delle signore, i loro divertimenti, il corteggiamento, la galanteria, una società ingentilita che appunto aveva la propria peculiarità nella ‘conversazione’. Sarebbe però un errore considerare questa seconda categoria di uomini come effeminati, sebbene certamente rispetto al ruolo virile del marito, il cicisbeo era considerato un po’ lezioso e sdolcinato) 

Torniamo a noi.

La facciata del Bon Saveur, l’ospizio dove morì Brummell
La passione del gioco rovinò il Beau: con l’aumentare dei debiti, diminuivano le sue speranze di continuare a far parte del Ton. Dovette ricorrere agli strozzini, e, infine, all’esilio volontario. Oltretutto la sua impertinenza alla corte gli era costata cara: Giorgio IV e il dandy bisticciarono, e l’ultimo andava per Londra minando la rispettabilità del sovrano con frasi del tipo: “Io l’ho creato: posso anche distruggerlo!”. L’esilio volontario di Brummell fu un’occasione da parte dello sceriffo per organizzare un’asta con tutti i mobili e suppellettili del Beau (fuggito a Parigi) asta alla quale partecipò tutta la crema della città: d’Aurevilly racconta come un marchese e un barone si arrabattassero l’un l’altro per avere un affatto prezioso ammenicolo, o una marchesa e una contessa si bisticciassero un portasapone appartenuto a colui che regnava nei salotti londinesi più del principe stesso. Brummell morì pazzo, in un albergo, al termine di uno dei frequenti ricevimenti immaginari al quale aveva invitato tutta la nobiltà inglese. Una tale fine per un tale uomo spezza il cuore: tanto splendidamente aveva vissuto quanto miseramente morì. 

Film sul Beau
  • Beau Brummell (1913) di James Young
  • Beau Brummell (1924) di Harry Beaumont
  • Lord Brummell (Beau Brummell, 1954) di Curtis Bernhardt


Con affetto,

Irene

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1 commento su “Un uomo…una leggenda: George Bryan "Beau" Brummell!”

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