La Compagnia Inglese delle Indie Orientali ( British East India Company)

Quanto tempo che non postiamo qualcosa di Storia. Avevo questa bozza pronta nel computer da settimane, e non mi ero ancora decisa a postarla. Ecco quindi la storia di questa importante Compagnia che ha fatto la storia di qualche secolo d’Inghilterra.
Nata alla fine del Cinquecento come società di mercanti londinesi, venne riconosciuta ufficialmente come Compagnia Inglese delle Indie Orientali nel 31 Dicembre 1600, quando la Regina Elisabetta I le accordò una patente reale che le conferiva il monopolio del commercio nellOceano Indiano per 21 anni. Gli ingenti profitti guadagnati in quegli dalla compagnia spinsero il Re Giacomo I ad accordare licenze commerciali anche ad altre compagnie inglesi. Nel 1609 finalmente la patente della Compagnia venne rinnovata: esse si vide concedere il monopolio del commercio con le Indie Orientali per un periodo indefinito, ma che includeva una clausola che prevedeva che esso sarebbe cessato se gli affari della Compagnia fossero divenuti non profittevoli per tre anni di seguito, così da dare la possibilità di tentare anche ad altre compagnie. Il capitale iniziale assommava a 72.000 sterline, diviso tra 125 azionisti, e dal 1612 venne consentita la libera circolazione delle singole quote azionarie che ne favorì la dispersione. L’assemblea degli azionisti eleggeva un governatore, un vicegovernatore e un consiglio di amministrazione (Court of Directors) di ventiquattro membri. Nel 1657 Cromwell procedette a una riorganizzazione statutaria, fissando il capitale sociale a 740.000 sterline. La Compagnia Inglese si affiancò alla Compagnia Olandese delle Indie Orientali e a quella Francese. In seguito ai crescenti contrasti con la Compagnia Olandese delle indie orientali, culminati nel 1623 con il massacro dei mercanti inglesi ad Amboina (Molucche), i due paesi raggiunsero una sorta di tacito accordo che dava all’Olanda una posizione dominante sull’isola di Giava e sulle altre isole dell’arcipelago indonesiano e agli inglesi il controllo dei commerci con l’India, mentre entrambe le compagnie restarono libere nei propri movimenti in estremo Oriente. Dopo aver stabilito un primo centro commerciale a Surat, in India (1612), la Compagnia ottenne nel 1616 dal Gran Mogol (impero moghul) l’autorizzazione a creare delle basi commerciali e ad applicare nei confronti dei traffici inglesi la legislazione della madrepatria. Sorsero così alcuni empori fortificati: Fort Saint George (1639) vicino Madras, la base di Bombay (1668), antico possedimento portoghese portato in dote da Caterina di Braganza a Carlo II, e Fort William (1696) a Calcutta nel Bengala. In Cina, lo stabilimento commerciale di gran lunga più importante fu quello di Canton, vertice dei traffici del country trade e dell” oppio. Nel 1670 il re Carlo II accordò per decreto alla Compagnia il diritto di acquisire nuovi territori, di battere moneta, di comandare truppe armate e di esercitare la giustizia sui propri territori. Essa si avviava quindi a divenire una formidabile macchina di potere, in India ma anche in Inghilterra. Stanco del lobbismo politico e al fine di ridurre questa influenza, il Parlamento decise di rompere il monopolio della Compagnia e di permettere nel 1698 la creazione di una compagnia rivale, la “Compagnia Inglese per il Commercio verso le Indie Orientali” (English Company Trading to the East Indies). Ciò nonostante quest’ultima non sarebbe mai riuscita a competere con la “vecchia” Compagnia e alla fine le due si fusero insieme nel 1702. Con Carlo II la Compagnia subì una duplice modificazione, da un lato ottenendo crescenti funzioni destinate a trasformarla da società commerciale in organismo dotato di piena giurisdizione civile e militare in India, dall’altro subendo un processo di progressiva sottoposizione al governo inglese. Il successo inglese nella guerra dei Sette anni pose fine a ogni possibile concorrenza francese. Nel 1773 il Parlamento votò la “Legge di Regolamentazione” (Regulating Act) che impose alla Compagnia una serie di riforme economiche e amministrative. Venne inoltre nominato Warren Hastings alla carica di Governatore Generale delle Indie britanniche, creata per l’occasione. La Compagnia fu autorizzata a conservare il monopolio del commercio a certe condizioni, soprattutto finanziarie, ciò che avrebbe determinato a poco a poco il suo declino. Nel 1784 il governo, presieduto da William Pitt il Giovane, fece votare una nuova legge (Indian Act) al fine di separare d’ora in poi chiaramente il governo dei territori delle Indie Orientali (che spettava alla Corona) e l’attività commerciale (che spettava alla Compagnia). Quest’ultima dovette dunque d’ora in poi rendere conto alla Corona, ciò che non le impedì di continuare a svilupparsi. Il processo di allontanametno del potere dalle mani della compagnia proseguì con l’apertura dei possedimenti indiani al libero commercio e ai capitali dei sudditi britannici. Privata del suo monopolio commerciale nel 1813 e del commercio del tè della Cina vent’anni più tardi, la Compagnia perse infine le sue funzioni amministrative nel 1858 in seguito ai Moti indiani del 1857 (chiamati anche “Rivolta dei Sepoy” o “Guerra d’indipendenza indiana” ). Al principio dell’anno 1860 tutti i possedimenti della Compagnia passarono sotto il controllo della Corona. Il 1º gennaio 1874 la Compagnia delle Indie Orientali fu infine sciolta, dopo decenni di incontrastato dominio commerciale e politico. 
Ambientata in quel periodo è la trilogia di film ” Pirati dei Caraibi” con J. Depp e K. Knightley. Ed alla Compagnia delle Indie dobbiamo anche la possibilità di consumare il nostro amato thè inglese.

Con affetto,

Irene

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